Mindhunter 1×01 – Episode 1TEMPO DI LETTURA 4 min

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La nuova serie Mindhunter, targata Netflix e diretta dal grande David Fincher, si basa sul libro “Mind Hunter: Inside FBI’s Elite Serial Crime Unit” scritto da Mike Olshaker e John E. Douglas. Il colosso americano ha già rinnovato il format per una seconda stagione ancor prima del suo debutto online, segno della grande fiducia riposta sul buon esito della messa in onda. Creatore della serie è Joe Penhall, già noto per aver scritto Gone Girl e The Road, dove recita anche la splendida Charlize Theron, produttrice della serie. Fincher è il regista dei primi e degli ultimi due episodi, mentre i restanti sono affidati al regista Andrew Douglas (Amytiville Horror) e al documentarista Asif Kapadia (L’incubo di Joanna Mills, Amy, The Warrior, Senna). I protagonisti sono gli agenti dell’FBI Holden Ford, interpretato da Jonathan Groff e Bill Tench, interpretato da Holt McCallany, che Fincher aveva conosciuto sul set di Fight Club, dove recitava un piccolo ruolo. La storia, ambientata negli Stati Uniti a fine anni ’70, racconta l’origine degli studi psicologici sui serial killer da parte dell’FBI, con l’agente speciale Ford che insegna Negoziazione Ostaggi all’Accademia di Quantico.

 

The word barely makes any sense, so it follows that crime doesn’t either.

 

Uno degli obiettivi della serie è sicuramente analizzare la realtà statunitense durante gli anni ’70 e i grandi cambiamenti che la società americana stava attraversando in quel periodo. In questo primo episodio risulta evidente come il male ormai non abbia più un volto razionale; la società a stelle e strisce, già fortemente provata dalla protesta sessantottina e dalla guerra in Vietnam, deve ora affrontare un nuovo mostro, stavolta senza volto, la violenza irrazionale. Personaggi come Charles Manson e David Berkowitz, spesso citati nella puntata, avevano contribuito poi a cambiare radicalmente lo scenario collettivo entro cui si muovevano i criminali. Tuttavia le forze dell’ordine non si erano ancora adeguate, continuando ad utilizzare invece i vecchi metodi coercitivi. Tra i meriti di Fincher sicuramente c’è l’abilità di non rendere stereotipato, ma al contrario in questo caso efficace, il vecchio topos della coppia di agenti complementari, simili ma non troppo, che si compensano a vicenda formando così un buon team di investigazione. In questi primi 60 minuti i due character principali convincono pienamente e i rispettivi attori sembrano essere perfettamente a loro agio nei due ruoli.

 

I’m going to level with you. I’m going to tell you something I really don’t want you to repeat.
As far as the Bureau is concerned, psychology is for backroom boys. You understand what I’m tryng to say?

 

L’agente Ford deve scontrarsi con l’impostazione old school dell’FBI, dove la teoria è mal vista e i nuovi approcci metodologici vengono osteggiati e scherniti. Nonostante questo Ford decide di approfondire le proprie conoscenze e va ad aggiornarsi all’Università della Virginia per comprendere al meglio le nuove teorie della psicologia criminale, con un preciso obiettivo: dare una nuova interpretazione, in chiave psicologica, dei crimini violenti che ormai dilagano negli Stati Uniti senza più seguire una logica precisa.
Il livello in questo episodio pilota è molto alto; i dialoghi sono ottimi e mai banali, con riferimenti a opere di Freud, Durkheim e altri importanti antropologi e psicologi, la narrazione rapida ed efficace, con continui cambi di location che non fanno mai annoiare lo spettatore. La regia di David Fincher c’è e si vede tutta, con un montaggio serrato e l’utilizzo di una fotografia piena di colori freddi e smorzati, con location spesso asettiche e provinciali che fanno pensare sicuramente a Fargo, mentre per le tematiche trattate è immediato l’accostamento ad Hannibal.
Il paragone con True Detective, specialmente con la prima stagione, potrebbe apparire per molti scontato, tuttavia è bene tenere i piedi per terra e aspettare lo sviluppo completo della trama. C’è da augurarsi che la serie non decada in stile The Following, dove a una prima stagione emozionante è seguita una seconda stagione disastrosa. Se la serie riuscirà negli episodi successivi a mantenere questo livello, Mindhunter potrebbe essere una delle rivelazioni dell’anno.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Regia di Fincher sempre magnifica
  • Dialoghi di alto spessore
  • Location e fotografia
  • Ford & Tench
  • Narrazione rapida ed efficace
  • Le teorie psicologiche di Ford
  • Niente da segnalare

 

Un primo episodio perfetto in tutte le sue componenti che merita il massimo dei voti.

 

Episode 1 1×01 ND milioni – ND rating

Fra la movida tipica dello studente fuorisede a Bologna e la mia dipendenza da serie tv, sono riuscito anche a laurearmi in storia. Patito di cinema e ardito seguace di anime&manga giapponesi, frequento abitualmente serate di musica elettronica e concerti dei gruppi più disparati. Tra le mie numerose patologie spicca il mondo dei tattoo ; amo farmi tatuaggi, molti tatuaggi. Lostiano intransigente, trascino la mia lunga barba da una serie tv all'altra, sperando di risvegliarmi tra Kattegat e Winterfell. Nel frattempo assecondo la mia passione per il gin lemon, perchè la notte è buia e piena di terrori.

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