Star Trek: Discovery 1×04 – The Butcher’s Knife Cares Not For The Lamb’s CryTEMPO DI LETTURA 7 min

in Recensioni/Star Trek: Discovery by
Star Trek: Discovery è una serie che sta già dividendo, se non spaccando in due, i trekkies di tutto il mondo: c’è chi la osanna come una boccata di aria fresca in una saga che ha da poco spento le sue cinquanta candeline ed è ancora amata e seguita da milioni di fans e chi la accusa ferocemente di aver tradito lo spirito originario di Star Trek, piegandosi alle logiche dell’intrattenimento contemporaneo piuttosto che ricercare la profondità speculativa e filosofica delle vecchie serie. Non è un caso che molti stiano apprezzando maggiormente The Orville, animato da una tale reverenza e da un tale amore verso le vecchie serie (in particolare The Next Generation) da sembrarne una copia spudorata (o uno spassionato omaggio, a seconda dei punti di vista). Rispetto alla dramedy di Seth MacFarlane, che sembra uscita direttamente dagli anni ’90 per le sue atmosfere e la sua struttura narrativa, Discovery guarda al proprio tempo e a una serialità televisiva che nell’ultimo venticinquennio, da Twin Peaks in poi attraverso The Sopranos e culminando con Breaking Bad e Mad Men, si è fatta più matura e cupa, meno “buonista” e naif: l’utopico pacifismo della Federazione Unita dei Pianeti deve scontrarsi con l’aggressività guerrafondaia dei Klingon e col realismo cinico dei suoi stessi ufficiali, la protagonista Michael è tormentata come Don Draper o Walter White e il capitano Lorca più che erede di Kirk e Picard è figlio di Al Swearengen e Tony Soprano. Gli stessi showrunners Gretchen J. Berg e Aaron Harberts hanno dichiarato di essersi voluti rifare a Game of Thrones, ossia a quella serie che, piaccia o no, ha influenzato e influenzerà ancora profondamente la televisione: in particolare, della fortunata serie HBO si è ripresa la tendenza alle morti improvvise e inaspettate, al sacrificio di personaggi che sembravano invece destinati a rimanere sullo schermo molto di più.
Due episodi sono bastati per fare fuori il capitano Philippa Georgiou, colei che più di ogni altro personaggio incarnava la psicologia e lo spirito dei precedenti capitani; altri due bastano per sbarazzarsi del comandante Ellen Landry, vittima di una morte talmente stupida e forzata da rivaleggiare con quelle del film Prometheus. La verità è che il capo della sicurezza della USS Discovery voleva disperatamente vincere un Darwin Award e ha pensato che il modo migliore fosse farsi sbranare e sbudellare da un mostro alieno, altrimenti non si spiegherebbe perché liberare una creatura che ha visto coi propri occhi annientare facilmente dei Klingon e affrontarla in una stanza che, per quanto larga, limita le sue possibilità di movimento e di fuga. Addio, Ellen Landry, insegna agli angeli come morire stupidamente insieme al padre di Dawson!
Per sua fortuna, e per la gioia di Lorca che voleva trovargli un’utilità bellica, il mostro sbudella-Klingon ribattezzato Ripper (ossia “squartatore”) si rivela una via di mezzo fra un gigantesco tardigrado e un Navigatore della Gilda di Dune che invece della Spezia usa le spore per viaggiare nello spazio: non sarà un’arma di distruzione di massa, ma almeno permette alla USS Discovery di muoversi istantaneamente da un capo all’altro della galassia, per accorrere in difesa di Corvan II sotto attacco dei Klingon. Per inciso, Corvan II è presentata come la fonte del 40% del dilitio, il minerale che alimenta le astronavi, e di conseguenza sarebbe una località strategica, da difendere senza badare a spese (per di più nel mezzo di una guerra); eppure le sue difese sono facilmente spazzate via dai Klingon e la nave federale più vicina oltre alla Discovery è ad oltre ottanta ore di distanza. Quisquilie, potrebbe dire qualcuno, piccoli dettagli a cui attaccarsi per il puro gusto di criticare la sceneggiatura, ma è proprio da questi particolari che si distingue una buona space opera, anzi una buona opera narrativa in generale, da una mediocre. Simili leggerezze e noncuranze sono degne delle ultime stagioni di Game of Thrones, e si spera che le dichiarazioni succitate degli showrunners non si riferissero a questo!
Tornando al tardigrado troppo cresciuto, la sua parabola in questo episodio permette di far riemergere il vecchio spirito di Star Trek: la curiosità scientifica verso un’altra creatura, il dilemma morale di fronte a quella che di fatto è la tortura di un essere vivente, la scoperta che dietro l’apparente mostro si nasconde soltanto un’altra creatura né buona né malvagia, che agisce solo per istinto e spirito di sopravvivenza. Certo, Kirk e Spock sarebbero inorriditi all’idea di usare una creatura vivente come strumento, ma non bisogna dimenticare che questo non è lo Star Trek di Gene Roddenberry bensì quello di Fuller e di Kurtzman, in cui il fine giustifica i mezzi e c’è una guerra da vincere a ogni costo. Gabriel Lorca continua a essere l’emblema di questa nuova direzione: è un capitano della Federazione, il capitano della nave omonima della serie, e questo dovrebbe farne un “buono”; ma è un personaggio tremendamente ambiguo, che non esita a sporcarsi le mani e a farsi macellaio, arrivando persino a usare la registrazione dell’SOS giunto da Corvan II per spronare l’equipaggio a far partire la Discovery, facendo pressione psicologica ed emotiva su ogni suo singolo sottoposto in maniera a dir poco vile. Solo il tempo e i prossimi episodi potranno chiarire se è un antieroe o un villain, un “buono” con modi e atteggiamenti da “cattivo” o un vero e proprio antagonista. Anche il rapporto tra Saru e Michael è costruito all’insegna di questo cinico realismo: tra i due non c’è concordia né cameratismo, c’è rispetto per le capacità dell’altro ma anche tanta diffidenza da parte del Kelpiano nei confronti dell’umana.
A proposito di antagonisti, questo episodio dal titolo così lungo vede il ritorno al centro della scena dei Klingon e della loro cultura guerriera. Com’era prevedibile, T’Kuvma è stato trasformato dall’eroica morte in battaglia in un vero e proprio messia simbolo di unità (mentre il capitano Georgiou si è rivelata un ottimo pranzetto per gli altri Klingon), ma è un’unità più proclamata che realmente esistente, fragilmente fondata sulla guerra contro la Federazione e per questo destinata a non durare a lungo: lo dimostrano il fatto che il clan di T’Kuvma sia rimasto sei mesi sul luogo della battaglia a soffrire la fame, senza aiuti da parte degli altri clan, e la facilità con cui Kol della casa di Kor tradisce Voq, sottraendogli la nave e gli uomini. Attraverso il personaggio di Voq, il Klingon albino ed emarginato divenuto l'”erede” di T’Kuvma, sono riproposti ancora una volta i temi della purezza razziale e della bieca refrattarietà a qualsiasi forma di assimilazione e di integrazione culturale, riassumibili nello slogan “tlhIngan maH taHjaj” (ossia “Restiamo Klingon”), che rendono immediato il parallelismo con certe situazioni e correnti ideologiche dei nostri tempi: Voq non intende nemmeno mettere piede sul relitto della USS Shenzhou e prelevarne l’unità di processazione, perché teme che un tale contatto mini la purezza della sua gente e rappresenti addirittura una blasfemia. Accanto a lui c’è L’Rell, la Klingon femmina ex-braccio destro di T’Kuvma, legata all’albino da una fedeltà più profonda di quanto sembri: il suo apparente tradimento nei confronti di Voq è solo una finzione, ideata per concedergli una reale possibilità di mettersi in salvo presso il suo clan materno, la casa di Mo’Kai. Mentre nell’aria si spande già profumo di ship a tutto spiano tra questi due figuri alieni, non c’è dubbio che le prossime puntate ci riserveranno un viaggio nel lato meno noto della cultura Klingon, essendo la casa di Mo’kai quella meno avvezza alla guerra diretta e più legata all’inganno e all’intrigo, “the watchers clan, the deceivers, the weavers of lies” come la presenta L’Rell.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Quell’amabile carogna di Gabriel Lorca
  • Il mostro tardigrado
  • Si torna a parlare di Klingon
  • La morte del comandante Landry degna del Darwin Award
  • Le difese di Corvan II

 

A parte qualche ingenuità e forzatura, “The Butcher’s Knife Cares Not for the Lamb’s Cry” è un buon episodio che riprende in mano la trama Klingon e vede la USS Discovery pienamente operativa. E poi, non capita tutti i giorni di trovare due Klingon da shippare romanticamente.

 

Context Is For Kings 1×03 ND milioni – ND rating
The Butcher’s Knife Cares Not For The Lamb’s Cry 1×04 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from Recensioni

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
Go to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: