Star Trek: Discovery 1×06 – LetheTEMPO DI LETTURA 5 min

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Una delle opere più famose di Francisco Goya è un’acquaforte del 1797 intitolata “Il sonno della ragione genera mostri”: raffigura un uomo assopito su un tavolo, mentre alle sue spalle si ammassano mostruosi gufi, gatti e pipistrelli a simboleggiare gli orrori che la fantasia non disciplinata dalla ragione può creare. Anche una mente logica e razionale ben sveglia, però, può generare mostri, come dimostra la nascita di una fazione estremista e terrorista nella società vulcaniana, ossia quella razza che nell’universo trekkiano è sempre stata associata ai concetti di autocontrollo, non-violenza e pacifismo.
Sulle prime questa scelta narrativa potrebbe far storcere il naso, ma è tutt’altro che campata in aria: la ferrea logica vulcaniana, che disciplina e sopprime le emozioni e l’emotività umana, che è controllabile solo fino ad un certo punto dalla ragione, sono per molti versi agli antipodi ed è pienamente credibile che vi siano Vulcaniani spaventati all’idea di un’integrazione fra i due popoli; l’ostilità contro la Federazione, invece, non è nemmeno un elemento inedito nella saga, visto che già in The Next Generation compariva un Movimento Isolazionista Vulcaniano di cui questi estremisti sono una sorta di predecessori. E’ un po’ meno credibile che questi fanatici vulcaniani ricorrano ad un attacco kamikaze invece di un altro dei cinquantamila modi esistenti per sbarazzarsi dell’ambasciatore Sarek -simbolo di questa volontà di integrazione-, ma è evidente che bisognava mettere il personaggio in una situazione di pericolo solo potenzialmente mortale per permettere a Michael di salvarlo e l’attacco terroristico era l’ideale. I temi dell’opposizione vulcaniana all’integrazione e del rifiuto della Federazione Unita dei Pianeti, creano un interessante parallelismo con i Klingon; si potrebbe persino azzardare un collegamento alla realtà contemporanea e nello specifico alla Brexit, anche se lo spettatore sa già che questo movimento non porterà a nulla di concreto perché nelle altre serie trekkiane ambientate dopo Discovery i Vulcaniani sono saldi membri della Federazione.
La presenza di una parte del katra (l’essenza della mente vulcaniana) in Michael aveva già permesso alla donna di comunicare a distanza con Sarek in “Battle at the Binary Stars”; in “Lethe”, invece, rende possibile sia percepire che Sarek è in pericolo, sia entrare nella sua mente cosciente e darsele di santa ragione a suon di arti marziali vulcaniane fare luce su un segreto che il padre adottivo ha tenuto per sé per anni e che si riallaccia al tema dell’integrazione umana tra i Vulcaniani. Sarek, padre biologico di un mezzo umano (Spock) e adottivo di un’umana (Michael), ha dovuto decidere chi tra i suoi due figli avrebbe avuto accesso al Corpo di Spedizione Vulcaniano e non senza dolore ha scelto Spock, ma il suo silenzio sull’accaduto ha condannato Michael a credere per anni di aver deluso il padre adottivo. Per inciso, Spock alla fine deciderà di entrare nella Flotta Stellare, dando vita ad una frattura con Sarek che durerà diciotto anni.
Il rapporto padre-figlia che lega Sarek e Michael non è facile, minato dalle incomprensioni tra i due ma prima ancora dall’atteggiamento freddamente logico e scarsamente emotivo del Vulcaniano; ben diverso, per quello che si è potuto vedere in questo episodio, è il rapporto tra la ragazza e la madre adottiva, Amanda Grayson, umana come lei e quindi molto più emotiva del marito. Del resto, già in “Context Is for Kings” Michael aveva rievocato la memoria della donna e la sua passione per Alice in Wonderland, il libro simbolo di una realtà che sfugge agli schemi razionali e che non può essere ridotta alla sola logica. Nonostante ciò, Michael non ci pensa due volte a correre in soccorso del padre adottivo, gettandosi a capofitto in una nebulosa che sembra più una discoteca con tutti quei lampi di luce multicolore (ma chi ha lavorato a questo particolare dell’episodio sa cos’è una nebulosa interstellare?); ciò che trova, sia nella mente di Sarek sia nel dialogo che ha con lui dopo averlo tratto in salvo, non è affatto l’amorevole figura paterna che cercava, ma in compenso l’avventura l’ha avvicinata ulteriormente a Tilly e alla new entry Tyler.
Diametralmente opposto è il percorso che sta compiendo Lorca: invece di avvicinarsi alle altre persone e di fare pace col proprio passato, il tenebroso capitano continua ad essere perseguitato dagli spiacevoli ricordi di ciò che è successo alla USS Buran e finisce per allontanare da sé la sua unica trombamica amica, l’ammiraglio Katrina Cornwell. Da un lato, Lorca sembra soltanto un sopravvissuto traumatizzato a vita dalla guerra, vittima di un disturbo post-traumatico da stress ben nascosto ma pronto a tornare a galla quando condivide il proprio letto con una donna; dall’altro lato, è una carogna opportunista che infrange le regole quando gli fa comodo, salvo ricordarsi di rispettarle quando ad essere catturata è proprio la Cornwell, la persona che stava per privarlo del comando della USS Discovery. Con un po’ di fortuna, l’ammiraglia potrebbe rimanere vittima delle torture dei suoi carcerieri Klingon e Lorca manterrebbe la sua posizione senza sporcarsi direttamente le mani, semplicemente non agendo in suo soccorso e rispettando le regole della Flotta Stellare (per la gioia del primo ufficiale Saru).
Nota finale: come se il restyling dei Klingon, le tecnologie assenti nelle vecchie serie, gli ologrammi e i motori a spore non fossero sufficienti a scatenare infinite discussioni fra i trekkers, questa settimana Star Trek: Discovery mostra nei cieli di Vulcano un bel corpo celeste sferico simile alla nostra Luna, in barba a tutte le affermazioni delle opere passate sulla mancanza di un satellite naturale vulcaniano. Svista degli autori? Omaggio al film Star Trek: The Motion Picture, che nella versione cinematografica (poi corretta) mostrava il corpo celeste in questione? Orrenda retcon? Tentativo di rendere canonico il pianeta gemello T’Kuht inventato da Gordon Charleton nel 1975? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sarek e Michael
  • Vulcaniani estremisti
  • Gabriel Lorca in bilico tra PTSD e carognate
  • Astronomia un po’ alla cazzo di cane

 

Se si chiude un occhio su certe sviste astronomiche (nel senso che sono legate all’astronomia, non che sono enormi), “Lethe” si conferma l’ennesimo buon episodio di una buona serie di fantascienza, non priva di difetti ma troppo criticata da alcuni. La sottotrama dei Vulcaniani estremisti e isolazionisti potrebbe risultare un’aggiunta molto interessante se venisse sviluppata nelle prossime puntate.

 

Choose Your Pain 1×05 ND milioni – ND rating
Lethe 1×06 ND milioni – ND rating

 

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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