Damnation 1×01 – Sam Riley’s BodyTEMPO DI LETTURA 5 min

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“I’d like to speak to you today about Jesus. Somehow in this modern era of ours, we have convinced each other that Jesus Christ was some kind of respectable man, a figure of solemn authority. But the cops and judges didn’t crucify Jesus for being respectable. No, they crucified him because he was an outlaw, a revolutionary. They crucifed Jesus because they were afraid he was gonna take power away from them and give it to the poor.”

Anni ’30, la Grande Depressione, miseria e squallore in ogni singola inquadratura o quasi, un (apparente) reverendo tra i protagonisti: si penserebbe subito a Carnivàle, capolavoro della HBO ingiustamente e troppo presto cancellato, e invece si parla della nuova serie di USA Network, il canale già noto per Suits, Mr. Robot e Colony che tenta di inserirsi nel genere period drama con Damnation.
La scelta dell’ambientazione è interessante sotto molteplici aspetti. Innanzitutto, gli anni ’30 non sono certo il periodo storico più battuto dalla serialità americana, nonostante le loro indubbie potenzialità: ci sono la già citata Carnivàle, l’ultima stagione di Boardwalk Empire e The Waltons, è vero, ma nulla di paragonabile alla mole di serie sugli anni ’60 o ’70; un nuovo prodotto televisivo sugli anni della Grande Depressione, dunque, è più che bene accetto. Geograficamente parlando, poi, l’Iowa non è tra gli stati americani più rappresentati in televisione né è legato a serie di spicco, e questo rappresenta un secondo elemento di originalità di Damnation. E’ un Iowa rurale in cui sembra vigere la legge del più forte e in cui c’è tutela per i più deboli, un mondo fatto di bigotte, puttane, rednecks ignoranti, cowboys, agricoltori disperati, forze dell’ordine dal pugno di ferro e non sempre dalla parte della legalità… insomma, in questi primi cinquanta minuti si respira ampiamente un’atmosfera da western, anche se si è ben lontani dagli anni di Cavallo Pazzo, Buffalo Bill e Al Swearengen, mentre la fotografia virante sul seppia fa venire in mente proprio un altro capolavoro della HBO troncato troppo presto, Deadwood.
Intrigante è anche la tematica trattata, ossia lo scontro tra lavoratori sfruttati e sottopagati da un lato e ricchi imprenditori e baroni dall’altra, calata sì nel contesto degli anni ’30 ma di fatto universale e applicabile ad ogni epoca, la nostra inclusa; anzi, questo periodo storico contemporaneo è il più adatto per riflettere su cosa sta andando storto nello sviluppo del capitalismo occidentale e per farlo può essere utile riesumare determinate pagine della storia passata e rileggerle con gli occhi del presente. Damnation non ha ovviamente l’ardire, per ora, di affrontare con un taglio serio e profondo la questione: l’impressione che dà il primo episodio è più quella di usare temi di una certa portata quali il lavoro, la lotta tra classi, la rivoluzione e, non ultima, la religione ai fini della narrazione e non viceversa. Ovviamente è solo un’impressione che potrebbe essere smentita platealmente, del resto anche Black Sails si presentava come una serie sui pirati tamarri e sappiamo quale gioiellino di profondità e filosofia è diventata nell’arco delle sue quattro stagioni. L’importante è evitare di cadere in una troppo facile e banale retorica anti-capitalistica che dipinga lo scontro inscenato come un manicheo conflitto tra una fazione di disperati buoni e puri e una fazione di oppressori cattivi e sadici.
Tornando ai due schieramenti contrapposti, al loro interno svettano i due protagonisti principali, due fratelli (per una volta non gemelli, visto che la moda seriale del momento sembra quella): con i poveri, gli oppressi, gli sfruttati c’è Seth Davenport, il finto reverendo cui si accennava all’inizio della recensione, che sale sul pulpito della chiesa per lanciare appelli accorati alla rivoluzione e alla lotta contro i privilegiati e gli abbienti; dalla parte di questi ultimi e del governo c’è invece Creeley Turner, agente della Pinkerton National Detective Agency che si occupa di tenere d’occhio eventuali infiltrazioni comuniste tra i lavoratori americani e di far fuori senza troppe cerimonie i soggetti più problematici. Solo nel finale del pilot si scopre la parentela tra i due, benché non sia chiaro se siano fratellastri o se i diversi cognomi sono dovuti al fatto che uno o entrambi hanno assunto una nuova identità; quello che si preannuncia è comunque uno scontro fratricida che non potrà che intrecciarsi a quello economico e sociale tra ceti poveri e ricca borghesia capitalista, nonché alla caccia che un terzo personaggio, un’agente della Burns Detective Agency di nome Connie Nunn, dà a Seth, colpevole a suo dire di averle assassinato il marito. Se Creeley si serve senza la minima remora della violenza e dell’intimidazione, agitando lo spauracchio del comunismo strisciante tra i lavoratori come giustificazione del suo operato, Seth non appare meno cinico nel suo ricorso alla religione e al messaggio evangelico come strumento non più di accettazione rassegnata dello stato terreno (sopportate senza lamentarvi in questa vita perché otterrete così il regno dei cieli) ma semmai di rivolta, di riscatto sociale (ribellatevi perché anche Cristo era un ribelle e voleva abbattere le plutocrazie della sua epoca).
Oltre ai due fratelli e all’agente segreta, il pilot presenta altri tre personaggi, tutti più o meno intriganti e dal buon potenziale narrativo. C’è Amalia Davenport, moglie del falso predicatore e tuttavia all’oscuro del suo misterioso passato, donna di cultura quando si tratta di citare alcuni versi del poeta Wallace Stevens e donna di polso quando si tratta di premere il grilletto. C’è Don Berryman, interpretato da Christopher Heyerdahl, visto di recente in Tin Star e prima ancora in Hell on Wheels nei panni dello Svedese: qui è uno sceriffo dai modi duri e violenti, incline a infrangere la stessa legge che dovrebbe far rispettare. A completare il quadretto c’è Besse Lovuin, prostituta di colore incredibilmente acculturata per l’epoca e il mestiere che fa, che stringe un rapporto con Creeley piuttosto complice fin da subito. Insomma, in questo sestetto di protagonisti spiccano già tre figure femminili forti e promettenti, che non sfigurano affatto rispetto ai loro colleghi maschi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Periodo storico e temi trattati
  • I due fratelli
  • Figure femminili forti e promettenti
  • Il rischio di cadere nella retorica anti-capitalistica fine a se stessa è dietro l’angolo

 

Damnation non sarà la serie migliore dell’anno né tanto meno della stagione autunnale, ma la particolarità dell’ambientazione le fa meritare quanto meno una visione. Resta da vedere come proseguirà, come tratterà le tematiche potenzialmente esplosive e se riuscirà ad evitare di cadere in una troppo facile retorica.

 

Sam Riley’s Body 0.91 milioni – 0.28 rating

 

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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