Dark 1×08 – Was Man Sät, Das Wird Man Ernten – As You Sow, So You Shall ReapTEMPO DI LETTURA 5 min

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“We’re searching for Ariadne’s thread, the one meant to guide us along the right path. A beacon in the darkness. We’d love to know our fate. Where we’re headed. But the truth is that there is but one path through all times. Predetermined by the beginning and by the end. Which is also the beginning.” [1×04 – Doppelleben]

A pochi episodi dalla conclusione, Dark fa segno allo spettatore di sedersi al tavolo e di mettersi comodo dal momento che, quella che andrà a visionare, sarà una sorta di puntata esplicativa attorno ai vari interrogativi relativi allo squarcio temporale scoperto nelle caverne di Winden. La serie detta i propri tempi e si prende circa cinquanta minuti per mettere un attimo di ordine prima di ri-introdurre il caos all’interno della sua equazione narrativa.

A passage…between a black hole, the entry and a white hole, the exit, which connects time and space. To pass through it is to travel through time. Our thinking is shaped by dualism. Entrance, exit. Black, white. Good, evil. Everything appears as opposite pairs. But that’s wrong.

Accantonato il dualismo tra 1986 e 2019, la serie introduce un ulteriore arco temporale, cercando da subito di rendere la narrazione più semplice rispetto all’apparente complicanza di trama. Ulrich giunge dal 2019 nel 1953 e prima spaventa e poi sfigura il giovane Helge, ponendo una risposta a cosa effettivamente abbia danneggiato l’orecchio del giovane/vecchio; unitamente a ciò, si trova risposta anche al perché Ulrich abbia così tanto agitato e spaventato Helge mentre si trovava nel letto dell’ospedale.
Dello Straniero non è ancora stata svelata l’identità, tuttavia la sua missione e meta definitiva della storia è stata presentata come cliffhanger sul finire della puntata: tramite il famoso marchingegno (che qui riappare in scena) lo Straniero vuole far richiudere il wormhole (o ponte di Einstein-Rosen) sprigionando una forza simile allo stesso. Viene finalmente presentato a dovere il personaggio di H.G. Tannhaus, l’orologiaio già apparso in precedenza e che qui ci viene mostrato in duplice veste: da una parte accoglie Ulrich e dall’altra aiuta lo Straniero a compiere il proprio destino. E’ singolare notare come la dimenticanza di Ulrich relativamente al suo cellulare possa aver influenzato e fatto progredire la conoscenza tecnologica di Tannhaus a tal punto da metterlo in condizione, in futuro, di aiutare lo Straniero a riparare un macchinario che già da lui era stato costruito. L’interrogativo che aleggia è se tutto ciò che sta avvenendo sia parte di un intricato ed arzigogolato loop, oppure se ad un certo punto il cerchio si romperà, permettendo al tempo di fluire liberamente nella sua direzione consueta. Il paradosso del nonno evita, come appuntato in precedenza, che Ulrich uccida Helge: per quanto si cerchi di porre rimedio al tempo, provando a modificarlo ed a sistemarlo, il tutto risulterà sempre come un voler curare un’emorragia con un cerotto, dal momento che l’Universo trova sempre il modo di correggere la rotta.

“Imagine you’re standing in an infinitely large, dark room, shining a light to the left. The beam should continue in the same direction forever. There’s no reason to assume that it could come back at you from the right. But a wormhole changes the topology of space-time. Bends it. Nothing is where it belongs anymore.”

Nulla, per l’appunto, si ritrova dove dovrebbe essere: Ulrich si ritrova ad interferire con avvenimenti del 1953, seguendo il proprio destino; Mikkel diventerà Michael e diventerà il padre di Jonas; Helge da vittima diventerà carnefice; i bambini scomparsi nel 2019 riappaiono nel 1953; Jonas e lo Straniero viaggiano da un anno all’altro con diverse motivazioni che li sospingono in tali passaggi temporali. Il paradosso rappresentato nella puntata viene palesato durante un dialogo: “Would you have already changed things with this encounter? And is it even possible to change things?”. E’ possibile influenzare il passato e porre rimedio ad un avvenimento che, per forza di cose, fa parte del passato, della storia e che per sua natura stessa rappresenta parte del bagaglio interiore della persona stessa che sta cercando di modificarlo? Il risultato potrebbe essere quello di una realtà parallela, un po’ come quando in Fringe avveniva un grosso cambiamento a livello temporale e gli sceneggiatori, nella penultima puntata della stagione (solitamente) presentavano l’ennesimo universo parallelo. Ma Dark non tratta di sci-fi, ma cerca di introdurre l’argomento del wormhole rozzamente, spiegandolo a più riprese e con numerosi esempi esplicativi.

Tannhaus: “Why are you so fascinated with time?”
Stranger: “I want to understand if I can change it. If everything has a purpose, and if so…who decides about this purpose? Coincidence? God? Or is it us? Are we actually free in our actions? Or is it all created anew, in an eternally recurring cycle? And we can only obey the laws of nature and are nothing but slaves of space and time.”

La serie si sofferma su tematiche complesse e che non possono non suscitare interesse nello spettatore. E questo soffermarsi non viene mal gestito o brutalmente introdotto nella narrazione ma, essendo parte della stessa, il tempo speso per le spiegazioni risulta coerente e giustificato dall’importanza che l’ordine (o meglio, la ricerca dell’ordine) ha per questa serie.
Ma come detto ad inizio recensione, Dark rimette ordine solo parzialmente: in conclusione di puntata, infatti, il caos ridiventa parte del paradigma narrativo e reintrodotto in coabitazione forzata con la storia. Ora che del wormhole è stato detto (e quando una cosa viene detta espressamente, essa diventa vera), il punto successivo rappresenta la sua distruzione per mezzo di un’altra fuga di energia tale e quale a quella da cui si era generato.

“Time loops have a significant impact on the principle of causality. On the relationship of cause and effect. As long as a wormhole exists, there is a closed time loop. Inside it, everything is mutually dependent. The past doesn’t just influence the future. The future also influences the past. It’s like the question of the chicken and the egg. We can no longer say which of the two came first. Everything is interconnected.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Dialoghi tra Tannhaus e lo Straniero
  • Ulrich artefice del proprio futuro: “si raccoglie ciò che si semina
  • Terzo arco temporale: 1953-1986-2019
  • Gestione della puntata esplicativa e reintroduzione finale dell’elemento caos
  • Circolarità del tempo
  • Ricomparsa dei due bambini scomparsi
  • Qualche dettaglio in più sugli esperimenti non farebbe male

 

Dark si dimostra nuovamente un grandissimo fan dell’entropia. Difficile non gradire.

 

Kreuzwege 1×07 ND milioni – ND rating
Was Man Sät, Das Wird Man Ernten 1×08 ND milioni – ND rating

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

2 Comments

  1. Ripeto nuovamente, le citazioni in inglese dovreste tradurle anche in italiano. Non tutti masticano così bene le lingue straniere.

  2. Ciao Patrick, ripeto nuovamente anche io visto che la risposta non cambia.

    Inseriamo citazioni in inglese per questione di coesione generale rispetto al prodotto di cui stiamo parlando. A volte inseriamo anche la versione in italiano, ma si tratta di sporadici casi.
    Il fatto che si scelga solo una è per via di una mera questione di prolissità.
    D’altra parte le citazioni riportate sono tratte dalla puntata e facilmente individuabili da chi sta leggendo (che si presume abbia visto la puntata). Unitamente a ciò, non si tratta di citazioni complesse o arzigogolate, ma di un dialogo con botta e risposta tra due personaggi.

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