Britannia 1×02 – Episode 2TEMPO DI LETTURA 6 min

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Esistono due modi per approcciarsi a Britannia. Il primo è di guardarla come una serie storica, allo stesso modo di Vikings e di Rome, aspettandosi di trovare una narrazione, per quanto romanzata, di fatti realmente accaduti, con personaggi realmente esistiti e popoli che hanno realmente calcato questa terra. Il problema di tale approccio è che la nuova serie di Sky è parecchio deficitaria in fatto di fedeltà storica: Jez Butterworth prende i soliti stereotipi hollywoodiani sui Romani crudeli conquistatori appassionati di crocifissioni e sui Celti, poco civilizzati e in sintonia con la natura, li mescola con qualche leggerezza, qualche inesattezza e anche qualche anacronismo, shakera il tutto e lo serve con la sicurezza di chi sa che lo spettatore medio anglosassone ha, al meglio, una nebulosa e imprecisa conoscenza del periodo storico in questione. Del resto, basta guardare anche documentari recenti come Barbarians Rising di History e Roman Empire: Reign of Blood di Netflix per capire qual è la concezione che si ha in ambiente anglosassone della più grande civiltà di tutti i tempi. Delle inesattezze e delle invenzioni di Britannia si è già parlato nella scorsa recensione e, in teoria, non sarebbe necessario tornare sull’argomento, ma di fronte ad un secondo episodio in cui il futuro imperatore Vespasiano è crivellato di frecce, mentre ai Britanni è attribuita una concezione dei Romani come demoni oscuri tanto ridicola quanto estranea all’antico paganesimo celtico, diventa forte il bisogno di far notare che, forse, chi ha scritto la serie ha letto solo due pagine di storia romana, prima di chiudere annoiato il libro e farsi di funghi allucinogeni.
Il secondo approccio con la serie è considerare Britannia un vero e proprio fantasy: nell’anno 43 dopo Cristo della Quarta Era, il bellicoso impero romano di Malazan invade la Britannia Terra di Mezzo, incontrando la resistenza degli autoctoni Celti Elfi della Notte e del sacro ordine dei druidi Jedi. Muore Vespasiano? Chi se ne frega, era un personaggio secondario qualsiasi! Citano un fantomatico Lokka, di cui i Romani sarebbero i servitori? Sarà una divinità di allineamento caotico malvagio! Divis controlla la mente dei briganti semplicemente guardandoli negli occhi e dicendo loro cosa devono fare? Ma è ovviamente un trucchetto mentale appreso da Obi-Wan Kenobi! These are not the Druids you’re looking for!
Il vantaggio di questo secondo approccio è che permette di accettare senza farsi troppo il sangue amaro buona parte delle panzane che Butterworth tira fuori, tranne il trucchetto mentale da Jedi che è davvero troppo persino in un prodotto del genere. Bisogna fare il grosso sforzo di dimenticare che Britannia racconta della vera invasione romana dell’isola e fingere che sia una sorta di Game of Thrones della perfida Albione, operazione resa ancora più semplice dal fatto che la nuova serie Sky guarda proprio alla saga HBO come un modello da seguire e, forse, da affiancare. Non sarebbe nemmeno il primo caso in cui una serie inglese cerca di diventare il Game of Thrones britannico, ci ha provato qualche tempo fa (con risultati a dir poco pietosi) Beowulf: Return to the Shieldlands, ma rispetto a quest’ultima, Britannia ha una marcia in più: c’è il linguaggio scurrile e volgare che fa tanto serie da premium cable; ci sono le scene crude e truculente, le teste mozzate, le crocifissioni (per la verità meno sanguinolente di quanto ci si aspetterebbe); c’è anche un po’ di sesso, che non guasta mai. Ma soprattutto, c’è la volontà di non rappresentare nessuno dei due schieramenti come “buono”: per i Romani ciò non sorprende più di tanto, perché è risaputo che gli anglo-americani nel migliore dei casi li considerano depravati dediti a orge e spettacoli gladiatori, nel peggiore nazisti in lorica; sorprende invece per i Celti che, lontano da qualsiasi rilettura troppo smaccatamente patriottica, sono rappresentati come un popolo diviso da sciocche lotte intestine, superstizioso e brutale, e in questo senso andrebbe letto il racconto sulla triste fine della moglie di re Pellenor, scuoiata viva per la sola colpa di avere sangue romano nelle vene. Persino un personaggio apparentemente positivo come Kerra, che si prodiga per evitare inutili spargimenti di sangue tra Aulo Plauzio e i Cantiaci, si rivela essere la vera responsabile della guerra tra questi ultimi e i Regnensi. C’è anche la coppia Cait-Divis che ricalca le dinamiche tra ragazzina e adulto burbero in giro per il mondo già viste con Arya e il Mastino, portatrice di qualche momento comico che stempera la tensione e il dramma delle altre trame.
Se il primo episodio aveva sbattuto in faccia allo spettatore l’ambientazione britannica, spiegando poco e niente e lasciando parecchie domande – dalle cause dell’ostilità fra Regnensi e Cantiaci al motivo per cui Divis era stato cacciato via dai druidi – col secondo finalmente si inizia a fare chiarezza. Si mettono anche in moto gli ingranaggi della guerra e l’impressione è che si avrà, invece di un banale e manicheo scontro tra Romani cattivi e Celti buoni, un ben più complesso conflitto in cui gli autoctoni figureranno in entrambi gli schieramenti, dando la priorità alle piccole beghe personali piuttosto che alla difesa della propria terra (come è giusto che sia, i Celti non avevano certo un concetto di nazione o di patria per cui combattere). Aulo Plauzio si conferma per il momento il miglior personaggio sullo schermo, vuoi per deficienze delle altre figure presentate, incapaci di imporsi più di tanto con le loro caratterizzazioni stereotipate o nebulose o semplicemente superficiali, vuoi per meriti della scrittura e del suo interprete, David Morrissey: spietato, pieno di sé e sicuro, ma anche intimamente scosso (o forse solo perversamente incuriosito) dai druidi, al punto da cercare di raccogliere quante più informazioni su di loro e andare personalmente a trovarli. Peccato che al momento, tra i Celti, non ci sia nessuno che sembri capace di tenergli testa come personaggio: di certo non Kerra, solita icona pseudo-femminista, né Phelan, pieno tuttavia di potenzialità, e neppure i due vecchi sovrani dei Regnensi e dei Cantiaci, anche se Ian McDiarmid in un ruolo così sembra davvero uno spreco. Per fortuna ci sono ancora sette episodi per dare loro il giusto spazio e cercare di renderli più interessanti; in caso contrario, si può sempre tifare per i Romani, se non lo si fa già per campanilismo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Come fantasy funziona abbastanza bene
  • Informazioni aggiuntive sull’ambientazione e sul background
  • La coppia Cait-Divis
  • Aulo Plauzio
  • Come serie storica fa abbastanza schifo
  • Trucchetti mentali Jedi (?)
  • Personaggi per buona parte anonimi

 

Con Britannia si è dalle parti del fantasy più che della storia vera e questo potrebbe essere un male per chi cercava finalmente una serie sui Romani degna di questo nome, ma anche un bene per chi soffre all’idea che Game of Thrones tornerà solo nel 2019 ed è alla ricerca di un suo sostituto.

 

Episode 1 1×01 ND milioni – ND rating
Episode 2 1×02 ND milioni – ND rating

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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