The Alienist 1×01 – The Boy On The BridgeTEMPO DI LETTURA 4 min

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La serie, su cui la rete TNT ha puntato moltissimo, ha una trama certo non nuova né originale: una caccia al serial killer. Un tocco di novità è dato dall’ambientazione: New York 1896. Questo permette un’estetica particolare, molto curata, ma non solo. Del trio di personaggi protagonisti, uno è John, il disegnatore del New York Times, interpretato da Luke Evans della saga Fast And Furious. Il fatto che debba disegnare, perché all’epoca non esistevano le fotografie (o meglio esistevano, ma richiedevano un procedimento complicato, con lunghi tempi di posa) crea un effetto “fumettoso”, capace di stemperare parzialmente la crudezza e la grande violenza con cui, ad esempio, è stato massacrato il ragazzino vestito da donna, intento a prostituirsi. Altri momenti, invece, vengono serviti allo spettatore con tutta la loro carica splatter, soprattutto quello in cui il colpevole (di cui ancora non si conosce l’identità) prepara il pranzo, tira gli avanzi ai suoi gatti e si capisce che, molto probabilmente, sta cucinando parti delle sue vittime.
La collocazione della storia nel XIX secolo è molto importante anche per la protagonista femminile, Sara, interpretata da Dakota Fanning. Viene presentata come donna emancipata e moderna, almeno rispetto ai canoni dell’epoca, molto fiera di aver ottenuto un posto come segretaria al Dipartimento di Polizia, caso più unico che raro. Questo incide sui suoi rapporti imbarazzatissimi con il disegnatore (i due hanno avuto una relazione) e fornisce alcuni dei momenti di sollievo comico dell’episodio.
Completa il terzetto il dottor Laszlo Kreizler, l’alienista, cioè psicologo – psichiatra, del titolo. Il ruolo è affidato a Daniel Brühl, chiamato ad una prova di attore ben diversa da quella ricca di umanità fornita nel film Goodbye Lenin o anche in Rush, dove interpretava Niki Lauda. Il dottor Kreizler è molto interessato a catturare il serial killer, anche perché gli ricorda un caso irrisolto con cui ha avuto a che fare in passato.
Quest’ultimo punto è quasi un cliché delle storie giallo – noir, ma qui si sceglie di svolgerlo in modo completamente opposto a quanto avviene, ad esempio, in Hannibal. Là Will Graham indaga guidato dalla sua grande empatia e dalla sua capacità, perfino eccessiva, di entrare nella mente dell’altro. Qui l’alienista ha come sua cifra il distacco: manda John, per esempio, sulla scena del delitto ad osservare e riferire. Si crea, così, una scena ai limiti del disturbante quando poi gli chiede di descriverla nei minimi particolari, perché “un dipinto del Rinascimento”, cioè il disegno fatto sul posto dal suo amico, non gli è “di alcuna utilità”.
A creare distacco, a raggelare le atmosfere, contribuisce anche il ritmo lento della narrazione, oltre i limiti comprensibili per un episodio pilota, dove bisogna introdurre personaggi e dare spiegazioni, per poi prendere velocità in seguito, almeno si spera. Certo, l’assenza di empatia è del tutto coerente con un’epoca in cui le persone considerate pazze venivano isolate e internate, o addirittura usate come una sorta di attrazione esotica per quelle considerate normali. Alla clinica Salpetrière di Parigi, ad esempio, proprio nel periodo in cui è ambientata questa serie, il grande neurologo Charcot, maestro di Sigmund Freud, organizzava “spettacoli” aperti al pubblico in cui mostrava come, con certi stimoli, si potessero causare attacchi di isteria alle donne considerate, appunto, “isteriche”.
Occorre però stabilire un legame fra la serie e gli spettatori. Se infatti non si creerà il giusto feeling con il pubblico, non basteranno l’introduzione di casi in cui, come hanno dichiarato gli stessi protagonisti, ci si può ritrovare, perché sembrano tratti dalle notizie d’attualità o la presenza di personaggi storici realmente esistiti come Theodore “Teddy” Roosevelt, allora direttore della Polizia di New York, destinato a diventare un amatissimo presidente degli Stati Uniti e ben interpretato da Brian Geraghty, giunto fresco fresco da Chicago P.D..

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Estetica curatissima
  • Ricostruzione d’epoca dettagliata
  • Momenti splatter
  • Ritmo lento
  • Si rischia l’anti-sesso

 

La comunicazione è erotica, chiedere a Mick Jagger. Almeno, così hanno detto i giudici di X-Factor commentando il successone di Damiano dei Maneskin. Parlando di una serie con al centro uno psicologo-psichiatra, ci si può prendere la libertà di intendere l’eros in senso freudiano, come tutto ciò che non è thanatos, pulsione di morte. Questa serie, con la sua recitazione raggelata, rischia di produrre un effetto anti-sesso che le può risultare fatale. Il giudizio è per ora interlocutorio, in attesa di vedere quali conseguenze porterà la decisione dei dottor Kreizler di mettersi in gioco completamente per la buona riuscita delle sue indagini.

 

The Boy On The Bridge 1×01 2.09 milioni – 0.5 rating

 

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