American Crime Story: The Assassination Of Gianni Versace 2×04 – House By The LakeTEMPO DI LETTURA 5 min

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Stavolta il capolavoro di Murphy è stato far credere a tutti che, per questa stagione, il protagonista fosse il controverso stilista Gianni Versace, come indicato nel titolo d’altronde.
Beh, niente di più sbagliato. E lo stesso titolo lo chiarisce, ad un’analisi più attenta.
Questa è la storia di Andrew Cunanan e di tutto il percorso che lo ho portato a programmare e quindi a compiere l’omicidio indicato nel titolo, per poi porre fine (forse?) alla sua esistenza.
Come da prassi, Murphy ha usato le sue solite armi per distrarre il pubblico, drogandolo coi suoi soliti barocchismi scintillanti, facendolo perdere inizialmente nel glamour della mondo della moda o nella lussuosa villa di Miami Beach.
Con questo episodio, che fa il paio col precedente, invece abbandona quell’accecante lusso, legato indiscutibilmente a Versace, per narrare una storia cruda e triste che restituisce un ritratto di Cunanan e di quegli anni quanto mai più veritiero.
Andando ad analizzare l’aspetto crime della serie, l’assassino e l’arma del delitto sono già elementi noti. Quello che manca è il movente. Per scoprirlo quindi serve seguire l’assassino fin dal sua “nascita”.
Andrew è un ragazzo che ha un piano. Perfetto, bellissimo, entusiasmante. Peccato che ci sia sempre qualcuno che rompa le uova nel suo paniere per realizzarlo.
Stavolta la colpa, e il ruolo di guastafeste, ricade su David Madson, forse il  grande amore della sua vita.
E così, come successo col ricco e vecchio architetto Lee Miglin nello scorso episodio, si sceglie di narrare questo pezzo della storia usando il punto di vista di David, una tecnica che sfrutta il co-protagonista/antagonista dell’episodio per restituirci un frammento, riflesso, della complessa e sfuggente personalità di Andrew.
Così come per Cunanan non è possibile sapere quali fossero le reali intenzioni di David dietro la fuga insieme all’assassino successiva all’omicidio di Jeff. Allora Murphy usa questo “spazio” per darne una sua personale interpretazione, continuando quel percorso di analisi della realtà omosessuale nell’America metà anni ’90. Un’America che preferisce ignorare ancora quel mondo che però, di lì a pochi anni, acquisterà sempre più consapevolezza tanto da arrivare oggi ad essere considerata quasi una potente lobby.
Per meglio inquadrare Andrew e la sua sfuggente personalità, quindi, Murphy sceglie di indagare cosa abbiano in comune le sue vittime. Già in qualche frammento precedente era evidente come fosse determinante il rapporto di Cunanan col successo e il suo conseguimento, soprattutto in relazione ad un processo creativo (palazzi o vestiti, non conta il cosa).
Se con Miglin Cunanan si era trovato di fronte ad un uomo ormai pieno ed esausto del suo successo, rimarcando la netta differenza nei risultati conseguiti da entrambi nelle proprie vite, nel caso di David invece Cunanan vive quel “salto di qualità” praticamente in diretta, a seguito di una telefonata dove David viene informato dell’approvazione di un suo importante progetto. Il bravissimo Darren Criss qui quasi riesce a farlo vedere quello “scatto” nella testa dell’assassino. Cunanan ha di nuovo perso quel “treno” e qualcuno a lui molto caro (per cui sente un legame) è andato avanti per venire premiato. Deve allora pagare per avere “rotto” il suo piano.
Come? Usando la sua più grande abilità: manipolarlo per renderlo suo succube.
E qui viene fuori l’altro grande tema, insieme al successo, di questa stagione: la vergogna che ognuno prova nel doversi accettare per quello che si è di fronte al mondo circostante, preferendo nascondersi e conformarsi al sentire comune.
Allora sono funzionali alcuni passaggi della vita di David per aiutare a capire dove risieda il potere manipolativo di Andrew. David ha sempre faticato a farsi accettare per quello che è, soprattutto da suo padre. Questo nonostante il suo talento negli studi. Lungo la fuga con Andrew lentamente capisce di essersi sempre sentito schiavo di questa vergogna, colpevole di averlo reso succube di Andrew, semplicemente perché forse è l’unico che in qualche modo l’aveva accettato per quello che è. Non ha quindi senso scappare da lui.
Purtroppo questo processo di consapevolezza l’ho portato anche a realizzare la natura sbagliata di quell’amore, creato sulla base delle menzogne inscenata da Andrew. Un mondo di apparenza costruito sulle falsità di uno ragazzo che finge di essere quello che non è pur di sentirsi vivo. La realtà, purtroppo, è ancora quella che ti giudica solo per la sessualità che scegli di vivere, tralasciando quello che sei veramente.
Aver scoperto finalmente la sua più profonda natura, scoperchiando un vaso di Pandora, lo porta a lasciarsi condannare ad inevitabile morte perché, al contrario, Andrew quel velo non vuole farlo cadere poiché non è più in grado di capire chi sia, se mai lo fosse stato.
Il tutto viene raccontato con una splendida regia scevra da barocchismi ma piena di bellissimi passaggi narrativi ed emozionali. Emblematica è la serata al bar dove i due amanti, anche solo per pochi secondi, si sentono intimamente vicini, col sottofondo di una splendida esecuzione della cantautrice Aimee Mann, guest star dell’episodio.
Alla luce di quanto visto finora, è evidente che il percorso narrativo a ritroso, nei prossimi episodi, servirà a spiegare dove e quando il legame tra Cunanan e Versace si sia spezzato, dando inizio a questa terribile spirale di violenza.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Darren Criss, il solito fenomeno
  • Ottima interpretazione di Cody Fern
  • La regia, con uno splendido uso delle luce e delle inquadrature
  • Qualcuno non apprezzerà l’assenza dei Versace

 

Questa stagione ci regala stavolta il suo episodio migliore finora trasmeso, restituendo un ritratto crudo ma estremamente interessante di Cunanan e di una delle sue vittime. L’apparente cambio di direzione sta decisamente rendendo interessante lo sviluppo della stagione che rischiava di allungare “il brodo” se fosse rimasta fissa sulla famiglia Versace.

 

A Random Killing 2×03 1.26 milioni – 0.48 rating
House By The Lake 2×04 0.98 milioni – 0.40 rating

 

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

1 Comment

  1. Ammetto che per un momento alla fine dell’episodio ho pensato stizzita “Ma che mira schifosa ma ce l’hai a un metro santo il cielo!”

    Ah no. Trucchetto datato ma mi hanno gabbato.

    Devo dire che a me l’assenza dei Versace non disturba, semmai mi turba quanto la polizia sembri metterci impegno a profusione nel non prendere Cunanan.
    Sono curiosa di vedere se al prossimo giro si andrà ancora a ritroso o meno.

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