American Crime Story: The Assassination Of Gianni Versace 2×05 – Don’t Ask Don’t TellTEMPO DI LETTURA 4 min

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“L’assassinio di chi?”
Probabilmente, durante gli ultimi episodi, è stata questa la domanda più frequente tra gli spettatori di Amercian Crime Story: The Assassination Of Gianni Versace.
Presentata come una stagione incentrata sull’omicidio dello stilista italiano, l’immaginario collettivo dava per scontato episodi quasi del tutto riguardanti la figura di Versace, la sua famiglia, la sua carriera, fino ad arrivare al momento fatidico. Ryan Murphy e la sua equipe di autori, invece, ribaltano la presunta idea iniziale del pubblico, non solo mostrando l’evento clou (la morte di Versace, appunto) addirittura nel primo episodio, ma stravolgendo completamente la concezione della storia narrata cambiando, di fatto, il protagonista di essa.
Gianni Versace si ritrova così ad essere semplicemente lo scopo finale, lasciando il ruolo “del mezzo” ad un’altra figura che sin da subito ha letteralmente bucato lo schermo. The Assassination Of Gianni Versace si è ritrovato così a raccontare principalmente il percorso del serial killer Andrew Cunanan che, anche grazie alla straordinaria e sempre più inquietante interpretazione proposta da Darren Criss, sta reggendo la storia in maniera molto più solida di quanto un qualsiasi maggior focus intorno a Versace avrebbe potuto fare. Il percorso che sta seguendo questa stagione segue infatti il viaggio che ha portato Cunanan al suo più famoso omicidio, lasciando dietro di sé una strada costellata di altri delitti, il tutto caratterizzato da un forte “gioco temporale” con continui sbalzi che portano la storia ripetutamente avanti e indietro: un modo di fare che potrebbe sembrare dispersivo e caotico ma che invece viene gestito egregiamente ed in maniera organica, senza mai confondere riguardo i fatti narrati.
Dopo aver sorpreso, non proprio positivamente, con “A Random Killing”, costruendo l’episodio attorno l’assassinio di Lee Miglin in maniera troppo dispersiva, a partire dalla scorsa puntata l’attenzione data agli omicidi pre Versace attuati da Cunanan è risultata molto ben più sviluppata, con un focus eccellente sia sulla vittima che sul carnefice. Così, dopo David Madson, è il turno di Jeff Trail e qui la storia si biforca ulteriormente, aprendo una parentesi ancora più accurata anche sulla tematica che fa da sfondo all’intera stagione, ossia l’omosessualità negli anni ’90. Continuando l’accuratissimo lavoro nel presentare le situazioni, le problematiche e lo stato mentale sempre più fuori controllo di Andrew, “Don’t Ask Don’t Tell” riporta indietro nel tempo cercando di dare una visione più completa agli eventi che hanno portato all’omicidio di Jeff. Il viaggio nelle memorie del marines, sin dal suo primo incontro con Cunanan fino ai problemi riscontrati nell’esercito e al tentativo di suicidio, regalano una preziosa descrizione di una vittima che in questo modo viene maggiormente umanizzata, portando contemporaneamente ad aumentare la costruzione della figura disturbata e pericolosa del killer. L’attenzione rivolta a Jeff Trail regala anche uno dei momenti più di spicco dell’intero episodio, momento nel quale si guadagna finalmente una parte più centrale nella storia anche Gianni Versace, seppur breve. Il parallelismo tra i diversi momenti di coming out dei due personaggi si è rivelato decisamente apprezzabile, sottolineando la diversità di situazione e di ricezione delle due confessioni, portando anche ad un maggior peso emotivo nei confronti della situazione vissuta da Jeff e ricordando allo spettatore del coinvolgimento di Versace nella storia.
In tutto questo, però, continua ad aleggiare sulla stagione l’ombra ingombrante dell’assenza di Versace. Dopo cinque episodi ci si ritrova anche a capire le scelte degli autori, constatando che un’intera stagione incentrata sul personaggio di Versace, così come presentatoci finora almeno, non avrebbe mai retto allo stesso modo in cui sta funzionando la figura del killer. Il problema però, rischia di essere un’estraneità crescente di Versace all’interno della storia: impegnati a seguire Cunanan e i suoi efferati omicidi, l’ingresso in scena dello stilista potrebbe in alcuni casi addirittura risultare come una storia a parte. Almeno finché i due mondi finalmente non si intersecheranno.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Continua il percorso conoscitivo di Andrew Cunanan
  • La scelta di seguire questo filone narrativo inizia a risultare più convincente rispetto ad un totale focus su Versace
  • Versace rischia di ritrovarsi estraneo in quella che, apparentemente, avrebbe dovuto essere la sua storia

 

Se si prova ad allontanare il ricordo di quel capolavoro chiamato The People v. O.J. Simpson, anche questa seconda stagione di American Crime Story inizia a risultare decisamente più apprezzabile: la storyline acquista sempre più solidità e, ritrovatosi nei panni di protagonista, Cunanan si dimostra totalmente in grado di reggerla in piedi anche da solo. L’unico dubbio rimane sempre lo stesso: la scelta del titolo.

 

House By The Lake 2×04 0.98 milioni – 0.4 rating
Don’t Ask Don’t Tell 2×05 0.91 milioni – 0.2 rating

 

 

Sulla soglia della trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”. Tra le sue prospettive future compare il tentativo di risoluzione di un dubbio alquanto amletico: recuperare o no Lost? Si accettano consigli.

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