Knightfall 1×09 – Fiat!TEMPO DI LETTURA 6 min

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Meglio tardi che mai, recita un adagio popolare che calza perfettamente a pennello con Knightfall. Sia chiaro, qui non si vuole minimamente sostenere che da una settimana all’altra questo ibrido tra Beautiful e Assassin’s Creed si sia trasformato nel nuovo Vikings o nell’erede di Game of Thrones, serie che almeno nelle prime stagioni potevano vantare ben altra qualità di scrittura, né che di colpo gli autori si siano ricordati che esiste una storia vera da provare quantomeno a seguire un po’, ma almeno il penultimo episodio si rivela, al netto delle solite invenzioni storiche e della cronica mancanza di una scrittura davvero raffinata, più godibile e apprezzabile dei precedenti. “Fiat!” mette momentaneamente da parte De Nogaret e i suoi intrighi per rovesciare Bonifacio VIII e i Templari e si concentra piuttosto sulle conseguenze tutt’altro che piacevoli che Landry e la regina Giovanna devono affrontare per le proprie azioni passate.
Nel caso di Landry quello da affrontare è un vero e proprio processo in cui egli è l’accusato e i capi di imputazione sono tra i peggiori possibili per un Templare: aggressione e false accuse nei confronti di un confratello, cospirazione coi Saraceni, uccisione di un altro Cristiano, distruzione del sigillo di maestro templare. E aggiungiamoci pure fornicazione e ingravidamento di una donna sposata, come gentilmente fa notare Gawain nei panni di un novello Giuda Iscariota. A nulla vale difendersi affermando che tali colpe (tranne quelle rivelate da Gawain) siano state compiute nell’impresa di mettere le mani sul Graal: dopotutto è un processo dall’esito già scritto, una farsa messa in piedi da Bonifacio VIII, che lo presiede, per sbarazzarsi di un avversario fastidioso.
Il colpo di scena dello scorso episodio ha decisamente riportato, in maniera forse troppo repentina ma senz’altro gradita, il personaggio nel solco della vera figura storica, per cui finalmente il Bonifacio televisivo può smettere di essere la versione basso-medievale di Giovanni XXIII e comportarsi in maniera più simile alla vera figura storica, spregiudicata e pronta a governare la Chiesa col pugno di ferro pur di assicurarne la solidità e il primato. Bonifacio può permettersi il lusso di ammettere dinanzi all’assemblea templare di aver fatto uccidere Godfrey, doppiamente traditore della Cristianità per aver fatto entrare i Saraceni ad Acri e per aver nascosto il Graal dopo averlo ritrovato invece di consegnarlo al pontefice, perché è pienamente convinto che il suo ruolo di capo della Chiesa gli garantisca una vera e propria intoccabilità: chi, fra i Templari e i cardinali presenti al processo, potrebbe ribellarsi al proprio capo spirituale, anche dopo una confessione del genere?
L’episodio offre anche l’occasione perfetta per introdurre sulla scena Jacques De Molay, il leggendario ultimo gran maestro dell’ordine templare, noto soprattutto per la presunta maledizione che avrebbe lanciato sui suoi carnefici al momento di essere giustiziato e da cui sarebbe derivata l’estinzione del ramo principale dei Capetingi. Robert Pugh, attore gallese già visto nel ruolo di Craster in Game of Thrones, è chiamato a interpretare la venerabile e tuttavia ingenua guida dell’ordine, facile vittima degli inganni di Bonifacio che può giocare senza fatica sulla sua fedeltà e sul suo rispetto della gerarchia. Jacques non riesce a dar vita a una rivolta contro Bonifacio nemmeno dopo la succitata ammissione di colpevolezza per la morte di Godfrey, ma allo stesso tempo appare evidente il suo dispiacere nel condannare a morte un uomo che stima e apprezza. Per il momento, purtroppo, resta un personaggio incolore, meno incisivo e carismatico sullo schermo di quanto fosse lecito aspettarsi; ma il tempo per correggere il tiro c’è e magari, come nel caso di Bonifacio, tra qualche episodio (ma se ne riparla l’anno prossimo) bisognerà ricredersi sul suo conto.
La condanna di Landry nel processo-farsa è infatti inevitabile, eppure c’è uno spiraglio di salvezza per il maestro parigino, che evita l’autodafé grazie alle rivelazioni che la da poco ritrovata madre fa al Papa. Ovviamente si pensa bene di non mostrare la discussione tra Anna e Bonifacio, in modo da mantenere il più serrato mistero, ma vista la piega presa dalla serie non sorprenderebbe se si scoprisse più avanti che a salvare Landry dal rogo è stata la sua discendenza da Cristo (in pieno stile Codice da Vinci!) o qualcosa di ancora più inverosimile. Si spera che almeno a tal riguardo gli autori abbiano pensato a un plot twist meno banale e soprattutto credibile, anche perché la credibilità in questa serie latita e averne un pizzico in più non guasterebbe, ma per scoprirlo bisognerà aspettare il prossimo episodio o forse addirittura la seconda stagione.
A corte, invece, re Filippo ha finalmente aperto gli occhi sulla condotta della moglie, anche se è stato necessario l’intervento di De Nogaret per capire che c’era qualcosa che non quadrava con i tempi della gravidanza. Più che Filippo il Bello, avrebbero dovuto chiamarlo Filippo il Pirla. Tornando seri, ormai il vaso di Pandora è stato scoperchiato e il re di Francia ha finalmente l’occasione, la seconda forse dall’inizio della stagione, di mostrarsi finalmente come un sovrano dal pugno di ferro, che non lascia impunito un tale affronto; ma se nel caso della scoperta della responsabilità di De Nogaret nell’omicidio del principe Lluis si era lasciato prendere dalla rabbia picchiandolo selvaggiamente sul momento, stavolta mette in atto un piano molto più subdolo e crudele. Sarebbe stato facile puntare sul melodramma più becero e mettere in scena un acceso confronto tra i coniugi, fatto di accuse e tentativi di difendersi, ma così non è. Per tutto l’episodio, Giovanna è certa che il suo adulterio sia stato scoperto, perché Filippo gioca crudelmente con lei e con le sue paure: ogni parola, ogni gesto sembra dire “Io so cosa hai fatto”, eppure la regina non può esserne certa e questa impossibilità di capire la consuma ancora più del senso di colpa. Filippo non accusa esplicitamente la moglie, non sembra nemmeno che la confessione sia la sua priorità; piuttosto vuole farla soffrire, torturarla con la vista della fedele ancella pesta e sanguinante, umiliarla costringendola ad ammettere il tentato aborto, sbeffeggiarla permettendole di uscire dalla sala del trono e solo allora toglierle brutalmente la speranza di fuggire dalla Francia rifacendosi una vita in Navarra. E al danno si aggiunge la beffa, ossia la scoperta del tradimento della principessa Isabella, amata figlia capace di trasformarsi nella vipera che morde la mano stessa che l’ha nutrita. La vendetta del re è compiuta a metà, la futura Louve de France sta pian piano nascendo e forse Knightfall sta mettendo da parte la vena più soap-operistica in favore di un decente dramma medievale.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Bonifacio VIII finalmente fedele al vero personaggio storico
  • La vendetta di Filippo il Bello
  • Jacques De Molay meno incisivo e carismatico di quanto ci si aspettasse

 

Incredibile ma vero, Knightfall almeno negli ultimi episodi si sta parzialmente riprendendo, dopo un blocco centrale di puntate davvero brutte, ai limiti dell’inguardabile. C’è ancora molto da fare, ma se gli autori si fossero impegnati così fin dall’inizio la serie si sarebbe beccata molte meno critiche su questi lidi.

 

IV 1×08 1.21 milioni – 0.2 rating
Fiat! 1×09 1.05 milioni – 0.2 rating

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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