R.I.P (Recenserie In Peace) – The Flash (1990-1991)TEMPO DI LETTURA 8 min

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I fumetti non hanno mai avuto molta fortuna al di fuori del loro mondo di sgargianti colori e carta patinata. Questo perché sono fumetti, un media da sempre considerato esclusivamente dedicato ad un pubblico giovanissimo e non in grado di soddisfare esigenze più adulte. Ergo, chiunque veniva incaricato di una trasposizione di qualche tipo, finiva per rivisitare pesantemente alcune caratteristiche basi di quel fumetto, contribuendo a sfornare una discreta porcheria (l’Uomo Ragno ne sa qualcosa).
Poi, nel 1989, le cose cambiano una volta che Tim Burton mette mano su Batman e sforna il celeberrimo film con Michael Keaton, Jack Nicholson e Kim Basinger. Pur discostandosi da alcuni elementi del mythos del Pipistrello, il film si dimostrava narrativamente efficace e visivamente d’impatto, poiché non aveva fatto come i suoi predecessori bonificando tutto: aveva lasciato intatti svariati elementi della sua mitologia, cambiandoli però nel modo in cui venivano presentati al pubblico, creando un mix ideale fra tradizione e trasposizione. Così, visto il successo sul grande schermo del Cavaliere Oscuro, la premiata ditta DC Comics/Warner Bros. tenta il colpaccio con un altro suo personaggio che ancora non era stato sdoganato all’infuori della carta stampata: Barry “Flash” Allen.
Nasce così The Flash, serie tv trasmessa dalla CBS e prodotta dalla Warner Bros., andata in onda sulle reti Americane dal 1990 fino al 1991, per una sola stagione e un totale complessivo di 22 episodi dalla durata di 45 minuti l’uno. Togliamoci subito un sassolino dalla scarpa spiegando i motivi dietro alla sua cancellazione dopo solo una stagione. Vedendo un po’ qualche immagine su Internet degli episodi e l’ancora oggi imbarazzante costume del Velocista Scarlatto, andando per logica a chiunque verrebbe da dire che il serial venne silurato a causa della spiccata prevalenza di elementi fumettistici tendenti al naif e delle scelte registiche e di sceneggiatura abbastanza sempliciotte. E invece no, The Flash registrava bene in termini di ascolti: ma, purtroppo, non così bene quanto I Simpson e le partite di basket della NBA, all’epoca in onda nella stessa fascia oraria. L’accoppiata Simpson/NBA finì infatti per decretare la cancellazione del The Flash anni ’90 nonostante la buona risposta del pubblico. Anni dopo e col senno di poi, viene giustamente da chiedersi: se l’organizzazione del palinsesto fosse stata diversa, The Flash sarebbe riuscito comunque a restare a galla? Noi di Voyager RecenSerie crediamo di no a causa di un errore alla base.
Quello che fece il Batman dell’89 fu la stessa cosa che fece il Batman di Christopher Nolan in tempi non sospetti: quello di creare un modello a cui approcciarsi alla trasposizione di un fumetto. O almeno, questo era quello che si credeva. In verità i Batman dei due registi finirono per creare solo un modello che andava bene per l’Uomo Pipistrello e personaggi affini. Visto però il successo di tali pellicole, automaticamente si pensò che questo modo di trasporre fumetti (in particolare quelli di genere supereroistico) andasse bene per tutti e, se si seguivano i suoi passi, la qualità sarebbe stata assicurata; non è un caso, infatti, se tra i nomi del The Flash ’90-’91 compariva un certo Danny Elfman, compositore reduce dai successi dei due Batman di Burton.
Il tentativo di ripetere la formula del Batman dell’89 era palese, cosa che decretò la parziale riuscita di The Flash che (col tempo) ne avrebbe sicuramente causato la cancellazione poiché il modus operandi alla Tim Burton non funzionava allo stesso modo per il paladino di Central City. Detta in parole povere: The Flash ’90-’91 è un precedente storico di Man Of Steel, dove il tentativo di applicare il “metodo Nolan’s Batman” anche a Superman finì per fare più male che bene: questo perché le esigenze dell’Uomo D’Acciaio erano diverse da quelle richieste da Batman, cosa che nel “lontano” 2013 non si è avuta la prontezza di capire. Figuriamoci con The Flash. Nonostante questa affermazione, però, qualcosina si salvava.
Il predecessore dell’omonima e odierna serie CW fu uno dei primi serial comics (se non il primo) a valorizzare enormemente i comprimari e a renderli tanto importanti quanto l’eroe protagonista. Anzi, fece addirittura di più, in certi episodi la vittoria di Flash veniva addirittura decretata dall’abilità dei suoi aiutanti nel fornirgli il supporto durante lo scontro con il villain di turno: proprio come succede spesso, e fin troppo volentieri, anche nel The Flash 2014. Oggi come allora, i dipendenti della S.T.A.R. Labs si ponevano come figure essenziali per la crescita del supereroe scarlatto, dando una enorme importanza ai “sidekick” e analizzando la crociata contro il crimine dell’eroe sotto un’ottica diversa: non c’è scritto da nessuna parte che bisogna per forza farla da soli. In più Barry Allen aveva numerosi e stretti contatti con la sua famiglia e la fidanzata/convivente Iris West, cosa che poneva al centro del telefilm la tematica riguardo l’importanza di una identità segreta al fine di proteggere i propri cari.
Finora l’adattamento di un alter-ego in costume era mirato ad una comunicazione di un messaggio: Clark Kent era Superman perché la sua S doveva ispirare la speranza e la voglia di un domani migliore, mentre Bruce Wayne era Batman perché il suo logo alato doveva incutere timore nella criminalità ed esortarla dal fare nel male ai deboli. Barry Allen era Flash solo perché non si poteva permettere ripercussioni sulla sua famiglia e poi perché ogni vestito normale si distruggeva alla velocità in cui andava, quindi visto che doveva già mettere una tuta speciale per evitare di rifarsi il guardaroba ogni settimana, già che c’era s’infilò pure una maschera. The Flash fu uno dei primi serial a dare la precedenza ad elementi fumettistici inserendoli negli episodi nella loro completezza: anche se, per un serial televisivo, questi avrebbero dovuto essere rivisti un attimino per non sembrare troppo camp. Nemici con i colori sgargianti e i classici piani malvagi da cartone animato erano all’ordine del giorno.
Come detto righe sopra, nonostante le accattivanti caratteristiche (che saranno poi meglio riprese nel The Flash 2014) il primo serial del Velocista Scarlatto non avrebbe avuto vita lunga per tre motivi.
Nonostante la sceneggiatura desse più spazio ad elementi fumettistici, il tutto andava a scontrarsi con le atmosfere dark e urbane che dava la regia, in netto contrasto con trame molto più da fumetto Golden e Silver Age. La dicotomia infatti era abbastanza forviante e, spiegandola con esempi odierni, è come se il Flash di Gustin Grant fosse protagonista di Arrow al posto di Stephen Amell: nel sottobosco di Freccia Verde, Barry Allen e tutto il suo buonismo sarebbero stati enormemente fuori posto.
Il pubblico stava cominciando a diventare più esigente e, magari influenzato da un media come la tv (dove tutto dovrebbe essere più realistico), alcune spiegazioni narrative cominciavano non più ad essere apprezzate per la loro semplicità ed immediatezza ma ad essere criticate proprio per queste caratteristiche. Prendiamo l’origine del supereroe protagonista: Barry Allen viene colpito da un fulmine e, per un caso fortuito, sbatte contro uno scaffale di sostanze chimiche che (facendo reazione col fulmine) gli donano i superpoteri che conosciamo. Se questa origine andava bene negli anni ’50 o comunque nei fumetti, questa scusa cominciava a non funzionare più in una eventuale trasposizione. Per questo nel The Flash CW venne inserita tutta la manfrina del reattore: per dare lo stesso impatto, ma con una spiegazione più plausibile e moderna.
Alcune scelte di trama erano veramente naif e sempliciotte, ma anche stupide e preda dei peggiori cliché che i presupposti della serie potevano offrire. Per farvi un esempio, nel secondo episodio (a volte ritrasmesso col pilota come se fosse un film tv) Barry va a letto con la fidanzata Iris e, siccome uno dei soprannomi di Flash è “Fastest Man Alive”, vi lasciamo già immaginare quanto sia durata la serata amorosa tra i due. Battute di questo genere e i peggiori luoghi comuni sul concetto di velocità e suoi giochi di parole al riguardo ritornano praticamente in ogni episodio, generando scroscianti facepalm ogni volta che si palesano.
Con questi presupposti la serie non sarebbe durata moltissimo. Aggiungiamoci poi una certa povertà di mezzi in termini di effetti speciali e costumi, e possiamo dire che I Simpson e l’NBA hanno fatto quasi un favore al The Flash ’90-’91.
Nonostante ciò, l’esistenza di questo serial è stata cosa buona e giusta, poiché è servito come “libretto di istruzioni” per il serial di Flash che andrà in onda ventitré anni dopo su CW. Guardando anche solo il pilota si vede come tanto sia stato preso dal predecessore anni ’90, finendo per classificarlo come un prototipo da riutilizzare negli anni in cui il serial si sarebbe potuto permettere mezzi e personale migliori per poter realizzare un vero e proprio prodotto finito: il The Flash con Gustin Grant e soci, per l’appunto. Quest’ultimo, infatti, ogni volta che ha potuto ha finito per rendere omaggi enormi al suo predecessore come ringraziamento per aver fornito una base da cui partire per creare un prodotto migliore e che riuscisse li dove il The Flash anni ’90 non era riuscito. Tra questi omaggi abbiamo sicuramente i più ovvi, quelli della richiamata alla armi di John Wesley Shipp, Mark Hamill, Amanda Pays e Vito D’Ambrosio; Shipp fu Barry Allen allora, Henry Allen e Jay Garrick oggi, mentre gli altri tre finirono per ripristinare anni dopo i rispettivi ruoli di Trickster, Christina McGee e il sindaco Anthony Bellows. Il The Flash CW riprese anche l’usanza del The Flash CBS di citare famosi autori che hanno fatto la storia sul Velocista DC Comics attraverso i nomi delle vie o dei luoghi; in casa CW abbiamo vie che si chiamano Adams & O’Neil (riferimento a Neal Adams e Dennis O’Neil), mentre in CBS avevamo l’Infantino Hotel (riferimento a Carmine Infantino). E ancora, negli episodi in cui Barry Allen viaggia su Terra-2, in una inquadratura compare John Wesley Shipp nel suo ex-costume da Flash, lasciando intendere che quella versione CBS del personaggio è stata retroattivamente incorporata del Flarrow-verso.
Indubbiamente il The Flash anni ’90 aveva i suoi problemi e qualcosina poteva essere sicuramente fatto meglio. Ma come sapete meglio di noi, l’energia non si crea e ne tanto meno si distrugge, ma bensì si trasforma. Quel serial si è trasformato nel The Flash CW e noi non potremmo essere più contenti di così.

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