Homeland 7×03 – StandoffTEMPO DI LETTURA 3 min

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Come al solito Homeland si prende i suoi tempi, soprattutto all’inizio di ogni stagione, per piazzare lentamente le pedine nel giusto ordine sulla scacchiera, il tutto in attesa di muoverle nella seconda e ultima parte di stagione. È un processo creativo e narrativo sulla carta buono ma che spesso e volentieri viene falcidiato da puntate come la scorsa “Rebel Rebel” e anche questa stessa “Standoff”. Anche se quest’ultima è più forte della precedente, almeno narrativamente parlando, viste le evoluzioni (o involuzioni che dir si voglia) presentate. Il tutto in un dualismo qualitativo disarmante tra i protagonisti.

SAUL FEAT. O’KEEFE


Here’s the truth: you will never be in a stronger negotiating position than you are right now.
Tell me what you want.

Scritto così sembra un featuring tra due rapper ma in realtà è semplicemente la strana coppia di protagonisti che sta tenendo alto il valore di Homeland. Per uno strano scherzo del destino chi scrive queste righe ha anche appena concluso la visione di Waco (miniserie che vi consigliamo caldamente) ed è ovviamente facile constatare la ripetitività, comunque sempre apprezzata, di elementi narrativi come l’imbarazzante forza bruta esercitata dall’FBI e l’ambivalente punto di vista delle negoziazioni tra Stato e “vittime”. Entrambe tematiche non necessariamente nuove al pubblico, così come sono anche difficili da rendere interessanti (soprattutto il lato delle negoziazioni), ma che se rese in un certo modo possono dare molto. Waco docet.
Homeland fortunatamente sa come fare e tiene alta la tensione con un efficacissimo confronto, a tratti molto interlocutorio, tra Saul ed O’Keefe. La forza di questo scontro tra due personaggi così vicini ma anche così distanti sta tutta nei dialoghi molto fluidi ed onesti che intercorrono tra i due. Saul è ovviamente costretto a fare qualcosa che non vuole fare ma mantiene la sua posizione nonostante un’apertura mentale enfatizzata in alcuni momenti da frasi come “fair enough” che dimostrano una certa vicinanza con il pensiero o’keefiano. E, dicendola tutta, è facilmente etichettabile come il momento più alto dell’intera puntata.

CARRIE


I’m bipolar.
And my drug protocol is fucked up, so… There’s a whole process that has to happen, and it does not include me doing this. Part of being manic is seeing connections everywhere.
Some of it’s made my career, but some of it’s just nightmares that don’t stop when you’re awake.

Giustamente non si può avere una puntata buona su tutti i fronti e quindi si concede a Carrie l’onore di gravare pesantemente sulla fluidità e la bontà dell’episodio. Se da un lato è infatti apprezzabile constatare come esistano ancora dei momenti di lucidità che fruttano ammissione di “colpevolezza”, come quella citata qui sopra, dall’altro lato i reiterati tentativi di Gordon e Gansa di giocare sulla malattia di Carrie facendola risultare un elemento importante vitale della trama sono un po’ troppo ripetitivi. Non c’è stata una singola stagione di Homeland (ok forse quella ambientata a Berlino, ma concediamo il beneficio del dubbio) in cui Carrie non abbia avuto problemi con il suo bipolarismo, malattia che comunque comprensibilmente non può sparire dal giorno alla notte ma che non può nemmeno rendersi protagonista ingombrante ogni qual volta ci sia una carenza di idee. Perché è questa la sensazione che si ha dopo 3 puntate ed una trama potenzialmente già in rampa di lancio grazie al fortissimo collegamento con la scorsa stagione: mancanza di idee per Carrie. Ci piace pensare che non sia così, nonostante tutti gli indizi puntino nella direzione contraria.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Confronto Saul-O’Keefe
  • Costante tentativo di dimostrare che l’FBI non è così perfetto come vuol far credere
  • David Wellington che dà gli ordini: apprezzabile tentativo di suicidio politico
  • Carrie continua a risultare una mina vagante poco utile alla trama e molto utile al minutaggio
  • Generalmente vengono fatti ancora pochi passi avanti

 

Leggero miglioramento rispetto alla deprecabile “Rebel Rebel” ma ancora lontani dai fasti sbrilluccicanti dell’Homeland che fu. E dire che basterebbe tanto poco per migliorare, tipo tenere Saul su questo livello e smettere di far cazzeggiare Carrie in giro per Washington tra hacker arrapati e irruzioni in appartamenti per fotografare multe…

 

Rebel Rebel 7×02 1.12 milioni – 0.3 rating
Standoff 7×03 1.26 milioni – 0.3 rating

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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