The Looming Tower 1×03 – Mistakes Were MadeTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Tell the Americans we can take on the United States. We aren’t afraid of acts of aggression. We suffered and survived the Soviet bombings for ten years in Afghanistan. We are ready for more sacrifices. The war has only just begun.”

Come la puntata ricorda al proprio spettatore è d’uopo rammentare che i fatti narrati all’interno della serie tv vengono presentati sfruttando l’artificio del flashback, partendo dalla Commissione istituita per gli attacchi dell’undici settembre e procedendo a ritroso cercando di capire cosa, a monte, non fosse funzionato nei rapporti tra CIA ed FBI, tanto da rendere possibile un amnesia istituzionale di quelle proporzioni.
La puntata riparte proprio da quel punto, mettendo forse momentaneamente da parte la testimonianza di Ali per preferirgli quella di Schimdt, al momento vero villain della serie, nonostante ricopra un ruolo di prestigio all’interno della squadra che si potrebbe tranquillamente definire dei Buoni. Eppure Sarsgaard viene dipinto e caratterizzato come una persona che reca e dimostra disprezzo (non in maniera velata) verso il prossimo che non ha avuto la fortuna di essere cittadino americano.
La puntata però si supera e si può affermare con tranquillità essere la migliore delle tre rese disponibili online sul sito di Hulu. Il motivo è presto detto: intensità e progressione della trama.
Con circa un terzo di episodio ricoperto dalla scena dell’interrogatorio, magistralmente portata in scena da un Bill Camp semplicemente fantastico, viene difficile pensare a qualcosa di più che la puntata avrebbe potuto regalare al proprio pubblico. L’interrogatorio appare intenso, senza tempi morti o silenzi immotivati, denso di emozioni sia da un lato, sia dall’altro, ma soprattutto presentato in maniera sopraffina dal regista di puntata (John Dahl). Tuttavia una nota dolente deve essere fatta notare ed evidenziata: gli interrogatori americani, anche se la cosa sembra essere nata dopo l’undici settembre, sono rinomati per essere non così candidi e gentili come mostrati in The Looming Tower. Specialmente se dall’altra parte del tavolo è seduto un terrorista. Basti pensare ai famosi casi di Abu Ghraib. Detto ciò, sorvolando su questo dettaglio e prendendo come vero ed appurato che pre 9/11 casi di violazioni dei diritti umani non avvenissero durante gli interrogatori, la scena si regge in maniera solida e convincente. Specialmente per la linearità con la quale viene presentata e con la quale la cover story dell’attentatore viene smontata, mentre Chesney presenta le proprie obiezioni in maniera pacifica e con apparente tranquillità.

“I worked IRA cases through the 70s and all through the 80s, so let me explain something to you about the nature of a battle. It’s a mind game. They want you to think that they’re an all-powerful force, that they can vaporize you with their eyeballs, but it’s not that. They’re a rag-tag bunch of misfits and trouble makers that can’t get a girlfriend, so they’re getting their dicks hard by playing with guns. And that’s all they are. And that is how you treat them.”

Parallelamente al progredire della trama e della storia vera e propria, la puntata concede allo spettatore alcuni momenti nei quali poter riflettere relativamente ad un qualche tipo di pensiero trasposto: la scena al bar di Manchester non è sicuramente una misera scena per poter sottolineare quanto O’Neill si distraesse facilmente in presenza di belle donne, quanto piuttosto utile a sottolineare un problema di fondo sia per lui, sia per il giovane Ali. Utile, in questa scena, la rievocazione del termine “home”. Nonostante “home” e “house” abbiano lo stesso tipo di traduzione (casa) è il contesto a pesare quale dei due termini sia meglio utilizzare: “house” indica la casa in senso materiale, ossia come edificio, luogo di abitazione; “home” al contrario abbraccia nella sua definizione il concetto di famiglia, quindi con una accezione più affettiva e meno fisica.
Forse, con il progredire della storia, saranno proprio questi affetti (o la mancanza degli stessi) ad allontanare i due punti di vista di Ali e John.
La serie continua a viziare il proprio pubblico con il suo grande amore per i dettagli: arricchire una serie tv con filmati e spezzoni video dell’epoca, per quanto incidano minimamente nel minutaggio, rappresenta sempre un piacere per gli occhi, utile a mostrare una coesione narrativa con la realtà in altro modo difficile da trasporre.

“The American government had two paths open, following the embassy bombings. We could’ve treated the bombings as crimes and used the FBI to hunt down the criminals and prosecute them under American law.
The other option was to treat the hostile individuals. Hostile is perhaps an understatement. As we would treat a hostile nation and respond to their bombings with bombs of our own. We chose the second path with Operation Infinite Reach, did we not?”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Artificio del flashback
  • Filmati dell’epoca e narrazione che si mischia tra riprese odierne e passate
  • Scena dell’interrogatorio
  • Cruento finale di puntata
  • Vuoto e assenza di rumore del bombardamento
  • Momenti distensivi non casuali o blandamente inseriti per fare minutaggio
  • Dialoghi
  • Nulla

 

“Mistakes Were Made” si qualifica come miglior episodio all’interno del trittico reso disponibile da Hulu. Ma è da tenere ben presente che siamo solo all’inizio del lungo percorso di questa avventura.

 

Losing My Religion 1×02 ND milioni – ND rating
Mistakes Were Made 1×03 ND milioni – ND rating

 

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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