The X-Files 11×10 – My Struggle IVTEMPO DI LETTURA 6 min

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“One day, you’ll ask me to speak of a truth – of the miracle of your birth. To explain what is unexplained. And if I falter or fail on this day, know there is an answer, my child – a sacred imperishable truth, but one you may never hope to find alone.. Chance meeting your perfect other, your perfect opposite – your protector and endangeror… Chance embarking with this other on the greatest of journeys – a search for truths fugitive and imponderable. If one day this chance may befall you, my son, do not fail or falter to seize it. The truths are out there. And if one day you should behold a miracle, as I have in you, you will learn the truth is not found in science, or on some unseen plane, but by looking into your own heart. And in that moment you will be blessed – and stricken. For the truest truths are what hold us together, or keep us painfully, desperately.. apart.” [9×06 – Trust No One]

È con un episodio quanto meno superficiale e non conclusivo che The X-Files decide di porre fine, forse solo momentaneamente, alla propria avventura seriale/stagionale. “My Struggle IV” riporta in scena buona parte della recente mitologia con sporadici richiami a ben precise puntate della stagione. Ma il più grosso interrogativo, che si protrae da “My Struggle III”, rimane ancora sospeso nel vuoto: ciò che è avvenuto nella decima stagione era un sogno di Scully? Qualcosa è avvenuto? Si tratta di una premonizione?
Qualcosa viene sommariamente presentato, ma gli interrogativi continuano a non avere risposta certa: l’evoluzione della mitologia portata in essere dalla decima stagione viene ripresa e trova collegamenti in questo finale, ma ciò cozza con il fatto che gran parte di quanto avvenuto sembra non aver mai avuto luogo.
Unitamente a questo vagare a tentoni all’interno della mitologia, “My Struggle IV” riporta in scena l’ennesima insubordinazione federale che costerà a Mulder e Scully la chiusura degli x-files. Anche qui nulla di nuovo se si considera che si tratta solo dell’ennesima volta che ciò accade, quasi fosse un elemento comune di uno specifico processo fisiologico di cui lo spettatore non è a conoscenza.
La puntata riporta il focus sulla tematica della famiglia, nocciolo centrale della stagione e già portata in scena sia in “My Struggle III”, sia in “Ghouli”: William, il bambino-esperimento, torna in scena giusto il tempo per dare modo agli sceneggiatori di confezionare una rapida evoluzione di trama di cui, già con lo scorso finale di puntata, si sentivano gli echi. William non è più “our son”, ma è un individuo a loro estraneo e lontano per il quale Scully ha semplicemente svolto il ruolo di involucro/guscio, niente di più. Il punto saliente si sposta quindi dalla perdita di quello che fino a quel momento entrambi consideravano loro figlio, al ritrovamento di quello che a tutti gli effetti sarà sangue del loro sangue: Scully è inequivocabilmente incinta (a 54 anni, è bene sottolinearlo), così come molti avevano teorizzato dopo le parole sussurrate da Dana a Mulder in Chiesa. Anche se qui, volendo fare i puntigliosi, alcuni punti appaiono poco chiari: dato lo stupore di Mulder alla notizia di essere padre, lo scambio di battute avvenuto in chiesa non verteva sul fatto di una possibile dolce attesa di Dana, ergo, il mistero relativo a quelle silenziose parole rimane in stand-by.
In tutto ciò, la stagione di The X-Files, cavalcando l’onda della precedente, vedeva incombente il pericolo della massiccia diffusione di un virus in grado di sterminare gran parte del genere umano. Elemento che, nel recap di inizio puntata, viene ripreso e sottolineato a più riprese. Si potrebbe quindi pensare che ciò riesca a trovare spazio nei quaranta minuti circa di puntata, giustamente. E invece no: non una sola menzione del virus avviene, fatta esclusione per una battuta di un dialogo tra Skinner e Smoking Man. Senza tale elemento, quindi, la puntata si protrae nell’ennesima caccia all’uomo (William) dal sapore di blando procedurale: la tematica famigliare, i dialoghi, Mulder e Scully con le loro emozioni e le loro diatribe interiori, non possono bastare per rendere credibile un finale di stagione completamente privo di un qualsivoglia appiglio a ciò che sono gli x-files. William rappresenta un esperimento, è vero, ma in scena appare molto più come elemento di congiunzione tra vari personaggi e nucleo centrale della tematica famigliare, piuttosto che come creazione da laboratorio.
È da riportare, poi, come William all’occorrenza ottenga il ruolo di vero e proprio deus ex machina, quando dal nulla annienta un intero commando armato facendo esplodere i soldati completamente dal nulla; poteri che scompaiono quando a puntagli una pistola contro è Smoking Man. Considerato il passato del personaggio ed il suo essere praticamente immortale (è sopravvissuto ad un missile lanciato contro il suo rifugio, dove si trovava già in stato fisico parecchio debilitato) è sicuramente non casuale il fatto che: William non lo uccide; Mulder decide di ferirlo non in testa, ma al petto; il corpo viene gettato in mare e svanisce nell’oscurità della notte. A conti fatti, quindi, è facilmente intuibile che Smoking Man potrebbe tranquillamente tornare se si decidesse di proseguire l’avventura The X-Files.
Il punto è: vale la pena continuare?
La strada da percorrere in questa stagione sarebbe dovuta essere quella del ritrovamento di William, del prosieguo della trama relativa alla pandemia aliena e, magari, riuscire a dare una degna conclusione all’argomento The X-Files, cercando di dare ulteriori risposte a quesiti tralasciati in passato.
Quasi nulla di ciò, però, è avvenuto. Ed il perché è presto detto: The X-Files ha risposto alle domande di cui si sentiva in grado di dare risposta, quindi tutto ciò che rimane è mero dettaglio di sfondo. Per questo non viene affrontato o viene banalmente tralasciato.
Il colpo di scena di William, forse uno degli elementi che avrebbe dovuto scuotere maggiormente la stagione, rappresenta un qualcosa di cui già si parlava ai tempi della dolce attesa di Scully. Che fosse un esperimento, una creazione di laboratorio, quindi, non può essere ritenuta un’aggiunta di questa undicesima stagione che ha banalmente confezionato questo dettaglio con qualche particolare in più, cercando di ingraziarsi i più strizzando l’occhio e dicendo “ehi, ehi, guardate, sappiamo ancora mettere mano alla mitologia creando qualcosa di valido”. Così non è, purtroppo, e “My Struggle III” è di fronte agli occhi di tutti.
Qual è il senso di continuare, quindi, se lo show non ha veri quesiti a cui dare risposta? Il complotto mondiale rappresenta una tematica presente dalla prima puntata e per cui non si troverà mai risposta per un semplice e banale motivo: se il complotto venisse debellato e Mulder e Scully riuscissero a portare alla luce lo stesso, tutto ciò rappresenterebbe un finale talmente “buono” e semplificativo da risultare quanto meno ridicolo.
Come diceva Mulder al termine di “The Truth”: si può ancora sperare.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Puntata coinvolgente
  • Ogni elemento estraneo alla mitologia
  • Mulder e Scully
  • Richiami alle passate stagioni
  • Finale dolce amaro che richiama “The Truth” nella sua costruzione
  • Un finale… forse?
  • Inesistenza della decima stagione?
  • William
  • Skinner, Reyes e Kersh: personaggi in scena solo per far felice il pubblico, non per altro
  • Ennesima chiusura degli x-files
  • Cigarette Smoking Man molto probabilmente ancora in vita

 

Non c’è un letto. Non c’è una camera di motel. Questa volta ci sono solo Scully e Mulder, all’addiaccio. Ma, proprio come in “The Truth”, comunque stretti in un abbraccio che quasi sembra allontanare entrambi dal mondo in cui si sono ritrovati immersi. Che il loro compito di cercare la verità sia terminato ancora non è dato saperlo, ma sarebbe meglio riprendere la ricerca solo e soltanto quando qualche idea fresca e valida si palesi. Altrimenti il risultato, come già accaduto, sarebbe alquanto osceno.

 

Nothing Lasts Forever 11×09 3.01 milioni – 1.0 rating
My Struggle IV 11×10 3.43 milioni – 0.9 rating

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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