Waco 1×06 – Day 51TEMPO DI LETTURA 7 min

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“If you want to place this in the history books as one of the saddest days the world’s ever known, then that’s on you.”

Un finale agghiacciante nella sua bellezza. Altre parole per poter definire la puntata conclusiva di Waco, miniserie evento di questo 2018, non giungono alla mente. Fin da subito la serie ha raccolto pareri ed opinioni discordanti tra loro ma, come si faceva notare nella passata recensione, ciò molto probabilmente è dovuto al fatto che spesso ai critici vengono concesse soltanto alcune delle puntate prima della messa in onda. Al giudizio, quindi, manca una visione di insieme generale che potrebbe far pendere l’asticella da tutt’altra parte.
Ribadiamo tutto ciò perché, dopo questo episodio, difficilmente una qualsiasi persona riuscirebbe a definire non di qualità il prodotto appena andato in onda. Semplicemente non vi sarebbero appigli per una tale opinione.
Vediamo di mantenere un attimo di ordine, però, analizzando questo sesto ed ultimo appuntamento in maniera più completa possibile.

La Storia


Waco, così come qualsiasi altra serie tv (o film) che prende forma da avvenimenti storici realmente avvenuti, si ritrova a dover fare i conti con un fact checking maniacale e totale. Forse per il prodotto di casa Paramount più degli altri questo controllo risulta essere di difficile attendibilità: ciò che ha reso famoso Waco, oltre al fatto in sé, è il diverbio scaturito su chi avesse effettivamente sparato per prima, su chi appiccò il fuoco il cinquantunesimo giorno e così via. I Davidiani ed i federali fornirono punti di vista talmente differenti che ancora oggi non si sa bene cosa accadde. La serie, in maniera egregia, porta in scena non la diatriba politica, ma la sua contestualizzazione sociale e familiare mostrando amore, dolore e tristezza di persone fatte di carne ed ossa. Waco non ha mai avuto in alcun modo la pretesa di mostrarsi agli occhi della critica o dello spettatore come documentario, bensì ha preferito analizzare l’ampio spettro delle emozioni umane cercando di contestualizzare (sia in una fazione, sia nell’altra) il delicato momento storico dell’America nella quale versava la piccola cittadina del Texas. La critica si è mostrata dura appunto perché ha visto in Waco una serie che sembrava voler riabilitare la figura di Koresh e dei Davidiani, a discapito delle forze armate federali.
Proprio David, invece, ci viene mostrato anche in questa puntata attraverso il suo comportamento egoistico e saccente, distaccato da qualsiasi opinione e/o critica mossa dalle altre persone in quanto lamb of God.
Le scene dell’attacco risultano essere un pugno allo stomaco anche per quelle persone che già erano a conoscenza dei fatti e di cosa sarebbe avvenuto, sintomo questo di una recitazione e di una immersione totale nel prodotto che si sta visionando. Tutto ciò non dipende solamente da un interessamento soggettivo del fan, ma piuttosto dalla capacità di regia e fotografia di renderlo quasi partecipe di quanto sta avvenendo nelle scene: il legame che si crea unisce spettatore ed attore e rimane saldo sino alla fine, quando le scene caustiche della morte lo spezzano in maniera definitiva.
Un altro aspetto di cui tener nota positiva è sicuramente la gestione ottimale della dilatazione del tempo che quasi non si percepisce, in quanto cadenzata con ordine e disciplina lungo i cinquanta minuti circa di episodio. Ma si tratta questo di un aspetto condiviso anche dagli episodi precedenti.

“You know before this, before all the tanks and psy-ops and guns and cruelty and bullshit, do you know how they kept order in Waco?
Do you know how they kept the Branch Davidians in line? They talked to ‘em!
The local sheriff doesn’t even carry a sidearm. He doesn’t need one. But you people… Look at yourselves! All this! All this! You think this is really working? Good luck.”

Il lato umano


Se la storia è stata affrontata, ma non in maniera approfondita, considerato che Waco non è un documentario, l’analisi del lato umano rappresenta la porzione narrativa sicuramente più convincente e coinvolgente: partendo da Gary e David, fino ad approdare a tutti i personaggi secondari presentati lungo il percorso, la serie è riuscita a far legare lo spettatore ad ogni attore, rendendo in questo modo ancora più destabilizzante, da un punto di vista puramente sentimentale, questo finale di serie.
Soffermandosi a riflettere, si possono fare alcune considerazioni relativamente alle tematiche di storia ed analisi sociologica nello sceneggiato.
Trattandosi di una serie con un preciso contesto storico, sarebbe forse risultato più facile raccontare la propria storia attenendosi a quanto si è detto e scritto ufficialmente a quei tempi, senza scalfire la scorza di oscurantismo che aveva celato gran parte dei fatti.
Waco, però, coraggiosamente trova modo (e fonte grazie agli scritti di Thibodeau e Noesner) di mettere da parte il desiderio di raccontare i fatti ed invece alimenta la volontà di contestualizzarli.
Una scelta, a posteriori, che non può che risultare a dir poco perfetta considerato il risultato.
Il personaggio che ci viene mostrato fin da subito più umano di chiunque altro, dal lato dei Davidiani, è sicuramente Thibodeau ed è proprio lui a farsi carico in misura ancora maggiore in quest’ultimo episodio.
Richard Linklater in uno dei suoi film ha inserito questa frase tra i fitti dialoghi dei due unici protagonisti in scena: “Memories are wonderful things, if you don’t have to deal with the past”. Thibodeau affranto, mestamente si reca sul luogo dove è riuscito a perdere la donna di cui era innamorato e la “figlia” a cui tanto si era legato nei mesi precedenti. Ma, proprio come per qualsiasi altra persona, a volte il passato rappresenta il nemico più devastante.

Le tematiche


La potenza narrativa della serie non si esaurisce semplicemente nel campo dell’analisi sociologica dei personaggi in scena, ma riesce ad essere di tremenda attualità mostrando fatti non così lontani dal presente. Con questa frase non si vuole prendere in esame la sola fazione dei Federali, ma rappresenta un concetto che intende abbracciare entrambi i sottogruppi in lotta: la questione del fanatismo (religioso o militare che sia), viene portato in scena ed analizzato sotto ogni suo singolo aspetto e frangente, dimostrando come un fanatico fosse pronto a mettere a repentaglio la vita di qualsiasi persona piuttosto di veder intaccata la propria figura e/o carica.
Basti pensare alla decisione perentoria di David di non far abbandonare il ranch a determinate persone; oppure alla gestione disumana del conflitto da parte dei Federali con la loro guerra psicologica ed i gas lacrimogeni.
Chi ha appiccato il fuoco? Chi ha sparato per primo?
Sono quesiti questi che non trovano risposta in Waco perché non è la sede adatta per una discussione di questo tipo. La serie vuole semplicemente raccontare l’angosciosa morte di innocenti, strappati alla vita dall’incosciente guerra tra due gruppi di fanatici, e della desolante devastazione di tale conflitto.
Come detto in apertura di recensione, ma ampliando il concetto: una serie agghiacciante nella sua bellezza.

“The FBI and the Branch Davidians each claim the other started the fire. And we may never know the truth. So, instead, let’s talk about what we do know.
Fact: Fresno, California, 1973.
A standoff with law enforcement ends when tear gas turns to fire, killing those inside. Fact: Los Angeles, ’74. Standoff between the SLA and law enforcement ends when tear gas turns to fire, killing those inside.
Fact: ’81, West Fork, Arkansas. A standoff, tear gas, fire, death.
1983, Smithfield, Arkansas.
1985, Philadelphia.
1987, Escondido, California.
All of them: standoff, tear gas, fire, death.
The FBI knows this happens and yet they made no plan to put out a fire if one started.
We are, all of us, Americans. When did we start seeing each other as the enemy?”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il prosieguo della guerra psicologica
  • Avvocati e decisione di David di abbandonare finalmente il rach
  • La pazienza al limite da una parte e dall’altra
  • Il ruolo di Gary
  • Umanità portata in scena
  • Gary/Thibodeau: due facce della stessa medaglia
  • Il vero Thibodeau che fa la comparsa al minuto 48:10 circa
  • La silenziosa storia d’amore
  • Potenza dei dialoghi
  • Tutte le scene dell’attacco
  • L’importanza della narrazione controbilanciata

 

Si conclude così questa avventura in sei capitoli attraverso la quale si è voluto dar spazio ad uno degli avvenimenti storici più tetri della recente storia americana.

 

Stalling For Time 1×05 0.69 milioni – ND rating
Day 51 1×06 0.90 milioni – ND rating

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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