Billions 3×03 – A Generation Too LateTEMPO DI LETTURA 4 min

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La sabermetrica è l’analisi del baseball e dei suoi giocatori mediante i dati statistici. Attraverso questo elemento, durante la stagione 2001-2002 della Major League Baseball, Billy Beane (general manager degli Oakland Athletics) decise di procedere per la consueta campagna acquisti precedente l’inizio delle partite ufficiali. Billy si impose all’interno del gruppo dirigenziale e organizzativo della squadra riuscendo a far sì che giocatori acquistati venissero decisi in base a dati specifici non consueti, valutando statistiche comunemente ritenute superflue o completamente inutili.
Il lato comico della questione è che il budget degli Oakland Athletics era ridicolmente basso (il più basso della MLB), ma riuscì ad inanellare un record di venti vittorie consecutive prima di terminare la propria avventura ai playoff di quella stagione. Ma ormai, a quel punto, la storia del baseball era stata riscritta grazie a dati non convenzionali scaturiti dall’intuito di Billy Beane e dalle ricerche di uno studioso di Yale.
Questa sequela infinita di informazioni apparentemente inutili rappresenta la spiegazione di ciò che Taylor sta cercando di portare all’interno della Axe Capital: aria fresca, rivoluzionaria e soprattutto non convenzionale. Proprio da questi motivi scaturisce la paura di tutti: chi per paura di essere rimpiazzato da un codice, chi per paura di rivivere una brutta situazione avvenutagli in passato.
Ma la grande paura, che rappresenta il filo conduttore con la precedente puntata è dettata dalla semplice mancanza di una figura, quella di Bobby.
Taylor è alla ricerca di un quant: una persona specializzata nell’applicazione di modelli matematici e statistici alla finanza ed al trading in generale. Nonostante questo elemento riesca a portare avanti, seppure è da valutare verso quale direzione, lo sviluppo dell’azienda di Axeroad senza Axeroad, le tempistiche e la velocità con cui vengono cambiati i piani all’interno del piano dirigenziale (Taylor e Wags) è assurdo ed innaturale. Tre episodi sono andati in onda, tre sono state le idee “innovative” fin qui presentate, ma nessuna sembra essere andata in porto: da questo punto di vista Billions sembra vivere una forte involuzione verso un misero procedurale. Sembra aver perso verve ed una precisa linea narrativa da mantenere ben salda.
Se dal lato economico, come nel precedente episodio, Billions latita, dal lato giudiziario e da quello di trading fantasma la trama si fa incandescente e calamita l’attenzione dello spettatore in maniera prepotente. Un’evoluzione che deve essere sottolineata però è strettamente correlata a Bobby: nelle passate stagioni siamo stati abituati a vederlo per lo più reagire a degli stimoli esterni, specialmente di Chuck; il suo personaggio era quindi più in preda degli eventi che padrone degli stessi.
Tuttavia, fino ad ora, Bobby sembra aver variato atteggiamento (forse dettato anche dal fatto di non aver più nulla da perdere), essendo quasi sempre il primo ad attaccare: si prenda per esempio Ira ed il suo aver voltato le spalle (per una questione prettamente economica) al suo “amico” Chuck.
Tra un colpo di scena e l’altro, mentre le fazioni in guerra ancora si stanno delineando, all’orizzonte inizia a scorgersi una linea generale che potrebbe riavvicinare, questa volta insieme, sia Bobby, sia Chuck.
Connerty, dopo le rivelazioni a mezza bocca di Ira relative a Chuck, sembra intenzionato a porre fine al predominio del suo ex capo nei suoi confronti. Posto in essere questo e considerato il caso per cui Bryan ha chiesto apertamente a Chuck di non procedere all’incriminazione, un’alleanza tra Rhoades ed Axelroad per salvaguardarsi dalla caccia alle streghe di Connerty potrebbe non essere un’idea così avventata.
Specialmente se si tiene in considerazione la similarità di questi due personaggi, nonostante vengano costantemente presentati come antitetici.
“A Generation Too Late” convince in maniera più decisa dei due precedenti episodi, tralasciando l’intera gestione della sottotrama relativa a Taylor ed alla sua gestione della Axe Capital che al momento fatica a reggersi in piedi o a produrre qualcosa di effettivamente valido e che riesca a durare nel tempo. Un giudizio forse duro, può essere, ma il lato economico e del trading ha fin dall’inizio rappresentato la colonna portante dello show (sicuramente più del comparto giudiziario, che viveva in essere del trading), quindi vederlo così vituperato e mal gestito fa davvero male agli occhi ed al cuore.
C’è solo da sperare che quanto prima venga presa una precisa e delineata linea narrativa riguardante anche questa sottotrama, così da poter continuare a godere appieno delle potenzialità di questo show.
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Drammi familiari: sempre opportuni…
  • L’introduzione dell’ennesima idea/progetto di Taylor…
  • Bobby meno in preda degli eventi e più padrone della scena
  • Chuck che potrebbe diventare parte dello schema che Connerty è deciso a far affondare
  • …ma giusto un pelo troppo pesanti
  • …che ancora una volta sfocia in un nulla di fatto rendendo la serie quasi un procedurale

 

Tra Billy Beane e Theo Epstein, Billions reclama aria nuova, rivoluzionaria e non convenzionale. Come? Cercando di appoggiare in misura maggiore la propria trama sul lato giuridico piuttosto che sulla trama relativa al trading in borsa. Risultato? Buono, ma non buonissimo..

 

The Wrong Maria Gonzalez 3×02 0.84 milioni – 0.3 rating
A Generation Too Late 3×03 ND milioni – ND rating

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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