Heathers 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 4 min

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Con qualche settimana di ritardo sulla data fissata in origine, a causa della sparatoria alla Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, in Florida debutta “Heathers”,  show ideato da Jason Micallef. Lo spunto è il film omonimo degli anni ’80, intitolato in italiano Schegge Di Follia. L’omaggio è chiaro fin dalle prime inquadrature, così come l’intento di mantenere la robusta vena di humor nero presente nella pellicola originale, intersecata con la commedia adolescenziale.
Molti sono gli ingredienti introdotti a gran velocità e spesso in dissonanza fra di loro, si crea così un effetto spiazzante tale da non far subito capire bene in quale periodo storico sia ambientata la vicenda. Mentre, in sottofondo, una zuccherosa Doris Day (simbolo perbene degli anni ’50) canta Que Serà Serà, si vedono le mazze da croquet (gioco noioso della buona società, quasi simbolo del film anni ’80), un interno borghese benestante, anche se un po’ scompigliato e una tanica di benzina, anch’essa legata alla pellicola originale.
Doppia emozione quando si vede aggirarsi, in questo ambiente, Shannen Doherty: era una fra le interpreti di Schegge Di Follia, dove interpretava un membro della cricca di ragazze snob dedite a usare i loro privilegi per calpestare il prossimo. Si capisce quindi il destino del suo personaggio e, nel corso dell’episodio, anche il suo influsso, diretto e indiretto, sulle vicende attualmente narrate. A parte questo, fa piacere l’attrice tornata al lavoro dopo una grave malattia.
Non meno veloce e dissonante è la presentazione dell’ambiente del liceo di Westerburg: a quanto pare sono cambiati i tempi, rispetto a trent’anni fa. Essere gay o ebrei non è più di moda, meglio essere, per esempio, ermafroditi. Di sicuro, essere ragazzine mezze ebree, mediamente carucce e ben vestite is the new sfigato equivale a sparire, ad essere delle nullità, tanto nella corsa ad acchiappare like e cuoricini sui social, quanto in quella ad accaparrarsi un posto nelle migliori università. Questo, almeno, è quanto emerge dal tragicomico, agghiacciante dialogo tra la protagonista Veronica (ieri Winona Ryder, oggi Grace Victoria Cox) e la sua insegnante.
Di fatto, il bello e il cattivo tempo a scuola lo fa una gang composta da tre Heathers: Chandler, ragazza pronta ad usare i suoi chili di troppo e il suo cattivo gusto nel vestire come una vera e propria arma contro chiunque incroci la sua strada, Duke, trans molto interessante anche senza avere un briciolo di simpatia, dolcezza o sensibilità e McNamara, afro americana, finto lesbica o forse bisex, personaggio per ora solo abbozzato.
Qui si scatena l’irritazione, soprattutto delle persone di vecchia scuola, come quella incaricata di redigere la presente recensione: è insopportabile vedere la democrazia degenerare in oclocrazia, cioè governo dei peggiori. Quando poi si vede Veronica diventare il bersaglio delle Heathers e ci si chiede perché, la risposta sorge spontanea: “Perché il mondo è irrimediabilmente marcio”. Se una volta si poteva scusare lo snobismo dei ragazzi ricchi e privilegiati con il loro aver sempre vissuto nella bambagia, accumulata dalle generazioni precedenti, tanto da non rendersi conto di certi aspetti della realtà, qui no: violenza e volgarità dilagano.
L’interpretazione dei giovani attori non c’entra nulla, è il messaggio di fondo a disgustare. Nel quadro generale, inoltre, gli adulti, siano essi genitori o insegnanti, non forniscono alcun aiuto ai ragazzi e non sono per niente autorevoli. Sicuramente ci sono passaggi della vita che ognuno si deve gestire da sé, ma qui si esagera.
Un momento di riposo e dolcezza, in tanta desolazione, è costituito dall’entrata in scena di J.D., ruolo ricoperto in origine da Christian Slater, oggi da James Scully. La scena con Veronica al centro commerciale è l’unica a ricordare anche solo vagamente la commedia adolescenziale. Sia chiaro, nessuno dei due è propriamente una bella persona: lei è molto irritante quando se ne esce con perle tipo: “Sono una ragazza di 17 anni, non si suppone che abbia le idee chiare”. Se riesce a fare questo ragionamento, allora può anche fare analisi e prendere decisioni, per quanto lento e doloroso possa essere il procedimento. Lui è il classico bad boy, certo non reso più simpatico dai cimeli nazisti, collezionati dal padre per “nostalgia di un tempo più semplice”.
Il colpo di scena finale cambia un po’ le prospettive, i binari su cui la serie sembrava essersi avviata: da maneggi di due ragazzi per coprire l’omicidio da loro perpetrato, a svolta nei giochi di potere interni agli alunni della scuola. Si veda, a questo proposito, “l’insignificante” Betty pronta a diventare nuova capobanda con un semplice discorsetto ben congegnato. Questo potrebbe essere, forse, l’unico motivo per continuare a seguire anche le prossime puntate.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Bentornata Shannen Doherty
  • J. D.
  • Betty
  • La scena al centro commerciale
  • Oclocrazia 
  • Volgarità
  • Elementi diversi inseriti in modo troppo veloce
  • Contrasti troppo stridenti

 

Si nequeo superos, Acheronta movebo“. Così diceva Freud citando Virgilio: se non posso arrivare al punto più alto, arriverò a quello più basso. Il padre della psicanalisi intendeva toccare le zone più infette e oscure dell’animo umano. Qui, parafrasando, c’è gente che, pensando o avendo capito di non poter mai arrivare ai massimi livelli, punta sul “fare brand di se stessi” e lascia allegramente dilagare il peggio di sé. Il tema è trattato senza alcuna ironia o sapienza. Dato l’argomento della serie, meglio evitare “Burn” e “Kill”, per non diventare come i suoi squallidi personaggi e optare per tanti sani e pedagogici ceffoni.

 

Pilot 1×01 ND milioni – ND rating

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