The Blacklist 5×19 – Ian Garvey (No. 13): ConclusionTEMPO DI LETTURA 4 min

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God doesn’t want me and the devil isn’t finished yet

Si avvicina la fine dell’anno scolastico e la voglia di concedersi un bel saggio finale, per far vedere il risultato del proprio lavoro è assolutamente legittima. Lo show, quindi, presenta una puntata dove si uniscono lo Zarak Mosadek visto nello scorso episodio, il simpatico postino visto a inizio stagione, un grande John Noble arruolato apposta per un’occasione simile e lo Ian Garvey costruito tutto a piccoli tocchi sin dalla sua apparizione, prima della pausa natalizia.
Il corrotto U.S. Marshall conclude la sua vicenda terrena all’insegna dell’ambivalenza, perché in lui convivono la capacità di tenere il sacco senza batter ciglio al cartello Nash della droga, di essere un killer a sangue freddo e quella di essere parte di una felice vita familiare (come sembrano testimoniare le foto accanto a lui, mostrate stranamente mentre si prepara e si arma per lo scontro finale), un buon profumo e un gusto infame in fatto di cravatte. Come la morte di Tom Keen era accompagnata da un grande classico (pur in versione rivisitata) come The Sound Of Silence, la sua dipartita è adeguatamente sottolineata da una cover di The House Of The Rising Sun, altro grande classico. Garvey se ne va, purtroppo, senza aver detto niente di concreto sull’identità del proprietario delle ossa, massimo motore della storia da ormai un anno a questa parte, cioè dalla fine della scorsa stagione. Questa diventa una grave pecca in una puntata costruita con sapienza e con il gusto del divertimento tipico di questa quinta stagione.

Everything you believed for the last 30 years has been a lie. You’ve spent a lifetime hiding for no reason

Queste frasi, dette da Garvey a Jennifer, non sono certo prove definitive, ma se non altro servono a riportare in auge la Teoria dell’Impostore. Riassumendo, per chi non lo sapesse, fin dalla prima stagione molti fans sono convinti che il personaggio interpretato da James Spader non sia il vero Raymond Reddington, ma un’altra persona che ne ha preso il posto in un momento e in un luogo non meglio precisati, tra il 1990 e il 1994. Nelle scommesse sull’identità del proprietario delle ossa, il “vero” Raymond Reddington è molto quotato, insieme a Katarina Rostova. Questa teoria non ha prove definitive a suo sostegno, almeno finora, ma se non altro ha il conforto (da non sottovalutare) di non essere mai stata smentita e di essere altamente compatibile con tutto quanto si è visto ed è stato detto finora nella serie, almeno al netto degli aggiustamenti in corso d’opera. Qualcuno ha trovato conferma di questa teoria anche nella scarsa emozione dimostrata da Red al ritrovarsi davanti Jennifer, dopo tanti anni. Ora, comunque, il Concierge del Crimine avrà una bella gatta da pelare nel gestire le sue due figliole, tra cui una Lizzie particolarmente determinata e furiosa. Questo costituirà un motivo di interesse, per quanto secondario, nelle prossime puntate.
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • John Noble
  • Un applauso al buon lavoro di Jonny Coyne 
  • Non c’è ancora una risposta chiara alla domanda più interessante per il pubblico
  • Il gusto barbarico di Garvey in fatto di cravatte

 

Tra i tanti ingredienti dosati con perizia, gli showrunner devono stare attenti a gestirne uno, certo non il meno importante: il tempo in cui il pubblico è disposto a pazientare tra quando un enigma viene proposto e il momento in cui viene rivelata la sua soluzione. Se non si rispettano i tempi giusti, si crea lo stesso effetto altamente irritante di quando si va ad una riunione e chi presiede se ne approfitta, facendo passare le mezze ore e parlando di tutto, fuorché di quello che più interessa ai convenuti, del motivo principale per cui sono lì. In altre parole: è tempo di rivelare la verità sulle ossa. Questo dovrebbe avvenire entro le tre puntate che restano prima della fine della stagione. Per il resto, si consiglia di concludere tutto entro un sesto ciclo, di 22 puntate o anche solo di 13, per rispondere a tutti gli altri interrogativi, come quello sulla sorte di Katarina Rostova o se ci sia o meno di mezzo un impostore, per non rovinare l’indubbia qualità del prodotto. Quanto all’episodio in oggetto, voto alto per come è stato costruito nel tempo, con pazienza e per le interpretazioni di John Noble e Jonny Coyne, in grado di dare una marcia in più.

 

Zarak Mosadek 5×18 5.15 milioni – 0.8 rating
Ian Garvey: Conclusion 5×19 5.24 milioni – 0.8 rating

 

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