Designated Survivor 2×21 – TargetTEMPO DI LETTURA 6 min

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Recensire un episodio di una serie tv non è mai facile perché bisogna prendere in considerazione una consistente varietà di aspetti (interpretazione, regia, sceneggiatura, ritmo, avanzamento della trama, coerenza narrativa e molto altro) e mantenere, nel corso dell’articolo, un alto livello di imparzialità, presupposto imprescindibile per distinguere un sito di recensioni da un semplice blog di opinioni personali circa i propri show preferiti. Questa difficoltà viene ulteriormente innalzata in alcune situazioni non particolarmente frequenti, ma che, in ogni caso, possono capitare, ossia quelle in cui la cancellazione è stata annunciata prima del finale di stagione. Gli episodi successivi all’annuncio, infatti, assumono una connotazione tutta nuova: prima potevano essere considerati come delle tappe intermedie di un percorso lungo ed articolato; dopo, invece, si inizia a sentire un unico desiderio, ossia la speranza di avere un finale un minimo coerente e non totalmente aperto (in grado, quindi, di chiudere quantomeno le storyline principali).
Come è noto, i primi giorni di questa settimana sono stati caratterizzati da una serie di cancellazioni e rinnovi, oltre a un paio di resurrezioni. Tra i network più attivi, non si può non citare la ABC che, tra le altre, ha deciso di cancellare anche Designated Survivor; lo show, come detto più volte, era iniziato sotto i migliori auspici ma, a seguito della morte di Peter MacLeish, ha iniziato man mano a perdere lo smalto dei primi episodi, fino a giungere ad una seconda stagione confusionaria, contraddistinta da una trama orizzontale spesso inesistente e da una tendenza procedurale quasi esasperante (in poche parole, una stagione meritevole del mancato rinnovo). Giunti alla visione di “Target”, la speranza era di trovarsi davanti all’inizio di un prologo finale che chiudesse quanto più possibile le varie trame e desse un finale armonico allo show. La convinzione, infatti, era che i cattivi ascolti avessero funto da monito per i creatori, inducendoli a prevedere delle puntate da mandare in onda in caso di cancellazione. La realtà dei fatti, però, sembra smentire tutto ciò, dato che il ventunesimo episodio di questa seconda stagione è forse uno dei più densi di contenuti da tempo immemore.

 

“If we want to prosecute Moss, we’d have to appoint someone who’s considered an unfriendly, someone whose impartiality could not be questioned. Someone who went after you in the 25th Amendment proceeding and keeps taking shots. Use one problem to solve the other.”

Volendo trovare una storyline che sia durata più di qualche puntata, ora che la vicenda dell’hacker è risolta, non si può che pensare alla controversa figura dell’ex Presidente Cornelius Moss. Egli, infatti, era stato presentato, nel corso della scorsa stagione, come un uomo di grande esperienza ed affidabilità (nonché come figura politica di riferimento di Kirkman, quando era giovane), per poi rivelarsi sempre più come un uomo dalle mille sfaccettature e con pochi scrupoli, sia dal punto di vista morale che politico. Dopo aver raggiunto l’apice dello scontro ai tempi del conflitto tra i due Hun Chiu, era stato un po’ messo da parte dagli autori, per poi farlo ritornare in auge durante l’udienza per la rimozione di Kirkman.
Come detto varie volte, in questa stagione è emersa con chiarezza la volontà degli autori di attingere, soprattutto per quanto concerne la trama verticale, ossia i casi del giorno, dall’attualità dell’amministrazione Trump (certo, non siamo ai livelli di The Good Fight, ovviamente); a quanto pare, questa linea di condotta verrà percorsa fino alla fine dato l’inserimento, in questa puntata, di un Procuratore Speciale il cui compito è di indagare sui crimini commessi da Moss. Il riferimento, chiaramente, è all’indagine del Procuratore Mueller circa le presunte interferenze del Cremlino sulle elezioni presidenziali del 2016.
Questa idea, teoricamente, è lodevole ed intrigante, ma ci sono numerose criticità: innanzitutto, non si può aprire una nuova storyline così importante (e tendenzialmente di lunga durata, un’indagine così complessa non può certo risolversi in un paio di puntate) ad un passo dal series finale; inoltre, appare abbastanza insensata la scelta di affidare questo ruolo ad Ethan West, ossia uno dei più strenui oppositori di Kirkman. Questa collaborazione non poteva finire bene e, infatti, alla fine dell’episodio, ci si trova con la situazione capovolta: Tom Kirkman diventa l’accusato e assieme a lui l’agente Wells. Di nuovo, per quanto tutto ciò possa essere interessante, non si comprende il perché mostrarlo ad un episodio dal series finale (con la certezza, quindi, che non ci sarà uno sviluppo adeguato).

“General election.
GOP needs a candidate.
You would make a fine one.”

Durante la visione di questo episodio, lo spettatore potrebbe aver quindi trovato una certa ironia in “Target”: esso, infatti, era il primo episodio dal quale non ci si aspettavano avanzamenti di trama (essendo lo show ormai cancellato) mentre, paradossalmente, è stato quello che ha introdotto un numero considerevole di storyline. Oltre all’indagine su Moss, infatti, si è iniziato a parlare di un altro tema spinoso, ossia dell’affiliazione politica del Presidente, che si è sempre voluto definire un indipendente. Fino a qualche episodio fa, egli sarebbe stato considerato essenzialmente un democratico ma recentemente ha mostrato delle affinità col Partito Repubblicano (la cui sigla è GOP, ossia “Grand Old Party”); inoltre, in un sistema bipartitico come quello americano, è molto difficile governare senza una chiara presa di posizione in favore di uno dei due schieramenti. Le potenzialità di questi sviluppi vengono un po’ stroncati sul nascere, dato che Kirkman risolve la questione in modo abbastanza agevole (per non dire semplicistico), ma stavolta non ce la sentiamo di definire tutto ciò come negativo: quantomeno si è avuta una risoluzione più o meno soddisfacente, cosa che difficilmente avverrà per molte altre storyline.

“Emily.”

Una nuova novità, in termini di trama, è rappresentata anche dalla vendetta della famiglia Archer nei confronti di Kendra Daynes, colpevole di non aver fatto processare l’assassino di uno dei componenti della loro famiglia, Pete. Questa vicenda, apparentemente limitata dal punto di visto dell’importanza (sembrava essersi risolta già verso metà puntata con l’uccisione del fratello di Pete), si rivela invece essere potenzialmente rivoluzionaria, mettendo a serio rischio la vita di Emily, colpita da un cecchino; che il colpo sia o meno fatale, anche in questo caso si nutrono forti dubbi circa la possibilità di dipanare la matassa nei 40 minuti conclusivi. Un vero peccato, insomma, che tutte queste idee siano state presentate quando era ormai troppo tardi.
Chi sembra poter trovare una conclusione al proprio percorso, invece, è Hannah, ormai estraniata dalle vicende relative alla Casa Bianca e diretta in Inghilterra per proteggere la figlia di Damien. Una resa dei conti definitiva, in terra inglese con Valeria, sarebbe un buon modo per portare a termine le avventure del personaggio di Maggie Q, colei che ha avuto il percorso narrativo più coerente e, in continuità con ciò, sembra ora essere destinata ad avere l’epilogo più organico e meglio sviluppato.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tante buone idee…
  • …Ma proposte ad un passo dal series finale
  • Rischio di un finale aperto e caotico
  • Scelta di affidare l’incarico ad Ethan West
  • Trey e Kendra

 

Giunti ad un episodio dal series finale, Designated Survivor decide di aumentare ulteriormente i rimpianti proponendo, tutto ad un tratto, storyline interessanti e potenzialmente valide. Questo tentativo in calcio d’angolo, purtroppo per la serie, non la salva dalle sue responsabilità. Per questo, uno schiaffo appare più che appropriato, nella speranza di un degno finale.

 

Bad Reception 2×20 3.47 milioni – 0.6 rating
Target 2×21 3.29 milioni – 0.5 rating

 

 

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