Marvel’s Luke Cage 2×04 – I Get PhysicalTEMPO DI LETTURA 5 min

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There was an elder, Anansi, a bushman, who’d always tell John stories. John would repeat one about two men. The man on the top of the hill and the man at the bottom. The man on top thinks he’s better than the man below. Why? Because the man at the top, he doesn’t want for anything. His belly’s always full. His house his own. He thinks he can’t get attacked because he can see all around.
But that doesn’t bother the man at the bottom of the hill, see? Why not? The man at the bottom knows, at any time he wants, he can walk up that hill, with his blade, and cut off the big man’s head while he sleeps.”
Why are you telling me this story?
John always talk about his mother and father being wronged. Wronged by those Yankees who think they’re superior. Because they live on the top of the hill. Bushmaster come back uptown. Coming for what is his. He’s going to see the family that live up on Sugar Hill. He’s going to take everything back that’s his.

 

 
“I Get Physical”, oltre ad essere un noto brano del duo hip hop statunitense, Pete Rock & CL Smooth, è anche l’episodio che, di fatto e piuttosto scolasticamente, chiude il “primo atto” della seconda stagione di Luke Cage. Due sono infatti gli eventi ben riconoscibili che caratterizzano la puntata, figli di qualsiasi buon manuale sul “viaggio dell’eroe” e archetipi affini: la caduta del protagonista, in perfetta concomitanza con l’ascesa del villain.
Partendo dal primo, va innanzitutto notato come la causa delle disgrazie di Luke Cage non sono tutte riconducibili alla dura batosta subita, pubblicamente, nello scontro con Bushmaster. Come detto, tutti i precedenti tre capitoli della stagione, col senno di poi, disegnano un arco preciso e definito mirato alla “crisi dell’eroe”. Dalla spaventosa violenza mostrata nel pestaggio a Cockroach alla rottura con Claire, che trova in quest’episodio la sua conferma effettiva, fino alla susseguente condizione di “senzatetto”. Abbandonato dall’amata, Luke vede poi andar via anche il fido compagno Bobby, per poi raggiungere il momento più basso con la probabile denuncia dello stesso Cockroach, che arriva nel finale. Ritornando ai manuali di sceneggiatura, trovandoci ancora al quarto episodio sui consueti tredici, può essere interessante constatare come tale momento critico giunga abbastanza presto rispetto al solito, visto che di solito si posiziona solo prima dell’eroica rivincita conclusiva. Due possibilità, a questo punto, si profilano all’orizzonte, entrambe (per diversi motivi), possibilmente problematiche: per Cage la caduta sarà ancora più profonda, con tanto di nuovi guai giudiziari, ma appunto si finirebbe in un terreno già abbondantemente esplorato; la riscossa dell’eroe durerà decisamente più del previsto, toccando profonde corde di introspezione psicologica, ma potenzialmente ridondanti e poco coinvolgenti. La terza opzione, la più ben augurante, è invece quella che finalmente prevede qualcosa di narrativamente nuovo e coraggioso. Al binge-watching l’ardua sentenza.
Chi, nel frattempo, rimane al fianco del protagonista, dal lato lavorativo quantomeno, è Misty, protagonista anche di un suo personale mini-arco, che conferma questa prima decisa chiusura di un cerchio. Dopo averla vista alle prese col travagliato ritorno alla stazione di polizia (enfatizzato, forse un po’ troppo, dal presunto “disagio” dei colleghi) e col desiderio, allo stesso tempo, di combattere la sua disabilità, ecco arrivare l’ennesima intrusione di Colleen e Randy (per ora solo citato) nella serie, collegata proprio ad una possibile soluzione dei suoi problemi. Ecco, la strada della rivalsa per la co-protagonista/aiutante dell’eroe è già subito tracciata, si tratta solo di scoprire quando si concretizzerà del tutto. Sul coraggio della scelta narrativa, quantomeno, stando al disegno del braccio bionico, abbiamo un momentaneo vincitore.
Ma la ribalta della scena, come anticipato, se la conquista, letteralmente con la forza, tutta Bushmaster. Il vero e canonico “viaggio dell’eroe”, infatti, riguarda per adesso solo lui. Dopo diversi capitoli introduttivi, si assiste ora alla sua strategica ascesa, acquisendo nel frattempo sempre più informazioni, ad arricchire, tassello dopo tassello, il suo background. Dalla presentazione in pompa magna, a privilegiare soprattutto la componente “fisica”, inquadrandolo come nemico naturale di un uomo impossibile da scalfire a mani nude, si passa alla suggestiva, quanto tipica, storia di vendetta familiare e sociale. Per quanto permeato, allora, di palesi cliché, va riconosciuto che regia e scrittura gli stiano comunque riservando un lavoro egregio in quanto a impatto sullo schermo. Il dialogo tra Bushmaster e Mariah Dillard all’Harlem’s Paradise è decisamente tra i più riusciti fino ad ora, proprio per la capacità di far trasparire tutto il profondo quanto reciproco odio tra i due personaggi, in un semplice scambio di convenevoli (certo, “Dillard, bitch!” a parte). Aggiungiamoci, infine, un immediato fascino misto a simpatia per il suo velato accento giamaicano e Bushmaster è pronto a meritare una serie tutta sua.
 

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Stokes
  • Le origini del nome Bushmaster (non solo il rum, ma anche il bushman/mentore)
  • La caduta dell’eroe e la vittoria del villain: netta accelerata rispetto ai tempi usuali. Ci aspettano piacevoli sorprese?
  • Netti miglioramenti a livello tecnico, dopo la pochezza dei primi episodi che quasi ci avevano fatto pensare a un abbandono di Netflix, dopo le (eccessive) critiche a Iron Fist e The Defenders. Evidente il budget va spalmato con parsimonia 
  • Ed è subito Cool Runnings
  • Sulla figlia di Mariah, Tilda, come si era già notato nella scorsa recensione, si ripercuotono evidenti forzature anche nel primo incontro con Luke, tra non detti inspiegabili e confidenze immediate, per usare un eufemismo 

 

Dopo un inizio stentato, la seconda stagione di Luke Cage ingrana “alla” quarta. Fa sicuramente riflettere che, per farlo, nel frattempo deve aver praticamente annientato, emotivamente almeno, il proprio protagonista.

 

Wig Out 2×03 ND milioni – ND rating
I Get Physical 2×04 ND milioni – ND rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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