Patrick Melrose 1×05 – At LastTEMPO DI LETTURA 5 min

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Fino ad adesso, il 2018 non è stato un anno particolarmente entusiasmante per gli appassionati di serie tv, soprattutto per quanto riguarda il fronte delle novità: tra i nuovi show, infatti, gli unici degni di nota possono essere considerati Trust e Killing Eve; si capisce, quindi, come lo spettatore non abbia trovato grandi soddisfazioni in questi mesi (e deve anche fare i conti con l’addio a The Americans). Non bisogna, però, abbattersi del tutto visto che un piccolo lampo di luce, in questa situazione abbastanza buia, è arrivato, quasi a sorpresa, nel panorama televisivo. Patrick Melrose, co-produzione di Showtime e Sky Atlantic (da notare come Sky Atlantic sia coinvolta in 2 delle migliori 3 serie dell’anno, avendo co-prodotto anche Trust), in cinque puntate è riuscito a creare un legame molto forte con gli spettatori e con la critica (che ha lodato soprattutto la performance di Benedict Cumberbatch) e si è imposto come prodotto istrionico, intelligente, versatile ed in grado di comminare benissimo la parte drama e la parte comedy. Fare previsioni, soprattutto in questa parte dell’anno, circa la award season non è mai facile, ma è quantomeno ragionevole aspettarsi una sfilza di nomination per Cumberbatch e, in generale, una buona performance dello show nel suo complesso.

 

“I think my mother’s death is the best thing to have happened to me since, well, my father’s death.”

Come è noto, Patrick Melrose è il protagonista di una serie di romanzi dello scrittore britannico Edward St. Aubyn. Queste opere, però, in Italia sono praticamente sconosciute (non sono mai state tradotte in italiano, a simboleggiare la loro scarsa popolarità nel nostro Paese); per questo motivo, gli spettatori e i recensori italiani, a partire dal secondo episodio, hanno iniziato a capire quanto il pilot possa essere stato fuorviante. Al termine della prima ora di visione, infatti, ci si poteva immaginare una miniserie tutta incentrata su Patrick che passava da una droga all’altra con l’obiettivo di non andare mai in astinenza e di non sentire i postumi. Inutile dire quanto, a partire da “Never Mind”, si sia delineato un quadro ben diverso, composto di cinque puntate che avevano il compito di realizzare un affresco di lungo respiro, incentrato su vari momenti salienti della vita del protagonista.
Quello che si è delineato, quindi, è una serie composta da episodi sostanzialmente antologici ma collegati l’uno all’altro da un filo rosso, ossia l’infanzia di Patrick e i traumi che essa fa riflettere sulla sua vita da adulto. Non è un caso, infatti, che gli unici due personaggi presenti in tutte le puntate (oltre al protagonista, ovviamente), siano suo padre (a proposito, va segnalata, per l’ennesima volta, un’ottima performance di Hugo Weaving, perfetto nell’interpretare il perfido David Melrose) e Nicholas Pratt che, come detto dallo stesso Patrick, è il rappresentante sulla Terra di suo padre.
Tutta la sua infanzia è stata misera e traumatizzante ma, ovviamente, l’episodio cardine non può che essere l’abuso perpetrato dal padre, che lo perseguita ancora molti decenni dopo (e non potrebbe essere altrimenti). In questa puntata, oltre a chiarire una volta per tutte che sua madre, probabilmente, sapeva delle violenze (essendone anche lei vittima), si getta un’ombra ancora più cupa sul personaggio di Nicholas, simboleggiata dalle battute di pessimo gusto sui bambini e sui figli di Patrick (che fosse a conoscenza degli abusi era quasi scontato, ma da quello scambio di battute emerge come egli non vedesse nulla di sbagliato in essi). In precedenza, si era parlato della capacità di unire con sapienza comedy e drama; ebbene, il vecchio Pratt è forse uno dei migliori esempi: sebbene sia sempre chiaro che è un mostro, gli autori sono stati anche in grado di includerlo in alcune situazioni comiche, come i battibecchi con Annette (ovviamente, tenendo bene in mente il personaggio, è sempre una risata amara).

“It’s wrong. You’re wrong! Nobody should do that to anybody else.”

Un altro punto di forza dello show è senza dubbio rappresentato dall’ottimo uso dei flashback che, questa volta, si riferiscono addirittura a due periodi diversi, ossia l’infanzia e il periodo intercorso tra le vicende di “Mother’s Milk” e quelle di questa puntata. Oltre a mostrare l’ennesimo crollo di Patrick, soprattutto dopo la decisione della madre di non andare più in Svizzera, sono proprio i flashback a fornire uno dei più grandi colpi di scena dell’intera serie, ossia la ribellione del piccolo Patrick nei confronti del padre. Che quel frammento di memoria fosse importante lo si era già capito dal fatto che esso fosse stato mostrato varie volte, senza farne mai vedere la conclusione, ma era difficilmente immaginabile un epilogo simile, con un gesto di grande coraggio che dà al Patrick adulto la forza di reagire e riprendere in mano la sua vita (tutto ciò simboleggia, un’altra volta, l’importanza che il passato ha sul suo presente).
In conclusione, non si può che parlare bene di questo piccolo gioiello, ma una piccola critica va fatta: si sarebbero potuti realizzare altri due episodi, uno con un focus maggiore sul periodo nel centro di riabilitazione e l’altro ambientato nel periodo successivo alla morte della madre, in modo da delineare una panoramica ancora più completa della vita di Patrick. Ma anche con queste cinque puntate non ci si può certo lamentare più di tanto.


THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutto
  • È già finito 

 

Patrick Melrose giunge alla conclusione con un grande episodio, in grado di riportare l’asticella ai livelli delle prime puntate dopo il leggerissimo inciampo di “Mother’s Milk”. Il bless è la logica conseguenza di tutto ciò.

 

Mother’s Milk 1×04 0.26 milioni – 0.04 rating
At Last 1×05 0.20 milioni – 0.03 rating

 

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