Picnic At Hanging Rock 1×02 – Episode TwoTEMPO DI LETTURA 4 min

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La verità è una brutta bestia. Rompe l’apparenza e può rendere deboli se non si ha consapevolezza di chi si è e di cosa si desidera.
Miranda rappresenta questa sfida per tutti quelli che l’hanno conosciuta; basta averla incrociata solo per pochi attimi nel bosco per cambiarti la vita per sempre, permettendo di aprire un possibile vaso di Pandora. Peccato che Miranda sia anche inafferrabile a tutti. Nessuno riesce a starle al passo. L’unica cosa che si può fare è tentare di seguirla. Non si può domare, non sarà mai un cavallo da esposizione. Non vuole essere addomesticata. Miranda è anche bella, anzi bellissima. Nessuno le può resistere, uomini e donne. La si può amare o odiare ma non sarà mai indifferente. Neanche chi guarda dall’altra parte dello schermo.
Questo secondo episodio risulta decisamente più centrato rispetto al pilot, andando a smussare alcuni difetti riscontrati e focalizzandosi sui suoi punti di forza.
Qui, i personaggi iniziano a scoprire le carte e si comincia ad intravedere chi ci sia dietro (e dentro) quel mondo così pieno di apparenze, soffocato dalla buone maniere e pieno di desideri repressi. Lo strumento scelto per farlo, in maniera più marcatamente carnale rispetto al film di riferimento, è la sessualità.
L’aspetto mistico e misterioso originale viene qui declinato in un femminismo magico, costituito come fosse un moderno sabba popolato da nuove streghe, con forti richiami lesbici e mosso da un desiderio fisico di raggiungere uno stadio superiore di percezione. Chi non è stato rapito come le tre ragazze e l’insegnante (forse una vecchia maga/druidessa anche lei) rimane comunque “toccato” da questa ondata di istinti ingestibili. Ne è la prova il fresco rapporto tra lord Michael Fitzhubert e il garzone Albert, che gioca, come già ampiamente suggerito qualche minuto prima tra le ragazze sparite, su una forte ma latente componente omosessuale. Weir, nel suo film, non aveva mai calcato la mano su questi aspetti, focalizzando l’attenzione su una sessualità più eterea, fatta di desideri più votati al misticismo che all’atto carnale vero e proprio.
È interessante incastonare in questa disegno il ruolo giocato in questo episodio dal personaggio di Edith nel suo racconto su cosa sia realmente avvenuto durante quella tragica salita.  La sua descrizione della “red cloud”, la nuvola rossa, dal suono assordante e il suo riflesso specchiato nella pozzanghera richiamano tantissimo la sua concomitante crescita di donna, il giorno stesso della sua prima mestruazione. A significare come il processo iniziatico dell’ascesa verso un livello superiore cominci, ma non si completi, con la consapevolezza di sé. Il tutto illustrato con un bel montaggio in parallelo sul ritrovamento di una delle ragazze, svenuta tra le rocce.
È evidente che chi è scomparso sia legato alla convinzione con cui intraprende questo viaggio.
Un percorso complementare ad Edith viene fatto proprio dai due personaggi maschili che, nonostante non abbiano voluto seguire le due ragazze da cui erano stati colpiti, tornano sul luogo guidati comunque dal proprio desiderio. Forse perché fino a quel magico momento non sapevano consapevolmente di avere questa necessità, sottolineando come ognuno abbia tempi e modi diversi di esplorare se stesso.
Chi ne fa le spese, scegliendo consapevolmente di non muoversi verso questa direzione, è la signora Appleyard. Sente che sta iniziando la sua caduta, proprio perché ha scelto di nascondersi dietro la sua sete di prestigio sociale, perdendo di vista chi sia veramente e realizzando come la verità torna a bussare alla sua porta, sfondandola. Sarà interessante seguire la sua evoluzione in contrapposizione al resto dei personaggi.
In generale, il racconto risulta seguire tutte queste aspirazioni mettendole bene in scena, spesso scegliendo vie già battute, per nulla originali, ma molto funzionali. Quando vengono abbandonate le parole (spesso spiegoni inutili di raccordo), e si lascia spazio alla narrazione per immagine, tutto diventa più immediato ed efficace. A tratti molto piacevole. Funziona benissimo quando tenta di farci perdere nel vertice generato dalla figura di Miranda di cui tutti cadiamo innamorati, ogni volta come fosse la prima.
Un punto a suo favore, sicuramente, per proseguire nella visione. L’importante è non perderlo di vista.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Miranda e le ragazze
  • Narrazione più coerente
  • Buone scelte di regia
  • Qualche scorciatoia compiaciuta di troppo

 

Il livello della serie migliora notevolemente. Stregati e attratti, gli spettatori ne vogliono ancora. Non li prendete in giro che poi finisce male.

 

Episode One 1×01 ND milioni – ND rating
Episode Two 1×02 ND milioni – ND rating

 

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

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