Reverie 1×01 – ApertusTEMPO DI LETTURA 4 min

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What is the most beautiful, mindblowing place you can remember?

“Fantasticheria, come condizione di chi si abbandona al fantasticare e come opera che riflette questo stato.” Così il vocabolario Treccani descrive il termine rêverie, anche se non si esaurisce in questa dimensione puramente onirica l’universo narrativo creato per NBC dal produttore esecutivo del discreto Mars, Mickey Fisher, che piuttosto si rifà all’accezione del termine data nel corso della prima stagione di Westworld da Anthony Hopkins: rêverie, la ricordanza di un evento passato che viene continuamente rivissuto. In effetti, quello messo in atto dal Pavone per questa nuova serie estiva è un vero e proprio saccheggio della serialità di Jonathan Nolan nel tentativo – più di marketing che propriamente narrativo – di intercettare l’eventuale pubblico nostalgico di prodotti come Person Of Interest, la serie CBS conclusasi nel 2016. A partire ovviamente dalla scelta dell’attrice principale, Sarah Shahi, che eccezion fatta per qualche saltuaria apparizione in Chicago Fire mancava dall’attenzione dei riflettori da quel glorioso e indimenticabile “Return 0“, ma proseguendo poi per una serie di dettagli come l’interfaccia utente di Dylan, l’intelligenza artificiale alla base di Reverie, che è una copia spudorata ricorda fin troppo the MachineSamaritan.
A priori, tutti questi omaggi (o sciacallaggi, a seconda della prospettiva con cui ci si approccia) non sono necessariamente un problema: i coniugi Nolan hanno marcato, con Person Of Interest prima e Westworld poi, un livello nella narrazione sci-fi che è impossibile non tenere in considerazione. Purtroppo però, Fisher dimostra in fase di scrittura i problemi evidenziati già nella prima serie targata National Geographic: sufficientemente interessante dal punto di vista scenico e visivo, ma non abbastanza da compensare una certa pochezza narrativa, dimostrandosi lontano anni luce dall’estro creativo di Jonathan e consorte, e così ritrovandosi a giocare costantemente in difesa questo ingeneroso confronto.
In termini di godibilità non basta quindi una Shahi perfettamente a suo agio nei panni di Mara Kint, precedentemente negoziatrice di ostaggi per la polizia, che viene reclutata dal suo vecchio comandante Charlie Ventana (Dennis Haysbert) per entrare all’interno del programma Reverie sviluppato dai programmatori Alexis (Jessica Lu) e Paul (Sendhil Ramamurthy) della Onira Tech. La premessa alla base di questo sofisticato simulatore di realtà virtuale – un posto dove poter rivivere in loop perpetuo un ricordo della propria vita e dove gli unici limiti sono posti dall’immaginazione di chi mette mano alla propria memoria e fantasia – rendono sicuramente interessante l’approccio della serie che potrebbe permettersi di giocare le proprie carte anche da un punto di vista procedurale: indubbiamente fa storcere il naso vedere una narrazione puntare ancora nonostante il declino del format sulla verticalità, soprattutto trattandosi di una miniserie della durata annunciata di soli dieci episodi; ma al tempo stesso permane la curiosità di quanto riescano effettivamente a spingersi in là con la fantasia gli autori (così come il budget messo a  disposizione dalla NBC-Universal, fattore da non dimenticare) quando di volta in volta, di episodio in episodio, bisognerà ripartire da zero con un world building sempre nuovo di zecca – una sfida, questa, sicuramente facilitata dall’assenza di vincoli orizzontali di trama.
Bisogna però aggiungere che questa potenzialità, come già prima si accennava, viene soddisfatta solamente al 50% da “Apertus” che, se per quanto riguarda l’addestramento iniziale di Mara Kint all’interno del programma dà il meglio di sé proponendo diversi stimoli intelligenti e interessanti, accompagnati da una computer grafica di buon livello, quando poi si tratta di raccogliere le fila del discorso con la conclusione del caso di puntata, tutto finisce proverbialmente a vino e tarallucci, con una faciloneria anticlimatica che pone seri dubbi sulla capacità degli autori di potersi guadagnare faticosamente un rinnovo nel corso di questi dieci appuntamenti.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sarah Shahi
  • Concept del mondo virtuale
  • È ufficialmente un procedurale
  • I mandala
  • Effetti visivi
  • Manca solo un “Can you hear me?” e lo spin-off di Person Of Interest era pronto
  • È ufficialmente un procedurale
  • Freno a mano tirato nella writing room
  • Personaggi secondari stereotipati

 

Al termine di “Apertus”, nonostante certe potenzialità interessanti, viene quasi più voglia di tornare a fare un rewatch della serie con Jim Caviezel e Michael Emerson, piuttosto che proseguire nella visione di Reverie. Non esattamente un buon segno.

 

Apertus 1×01 2.88 milioni – 0.6 rating

 

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Dario ha circa 20 anni e continuerà ad averli fintantoché un dipinto in soffitta invecchierà al posto suo. Alcune leggende raccontano di una grande passione per il tabacco, i libri americani, il cinema e l'alcol, ma una estrema ricerca della perfezione come virtù lo tengono lontano da ogni eccesso. Mentre non si impegna a capire perché gli è sconsigliato vivere di notte come i gatti, scrive legge e fa.

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