Westworld 2×09 – Vanishing PointTEMPO DI LETTURA 7 min

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Westworld si prepara al commiato con il proprio pubblico con un episodio volutamente introspettivo e dedito a rendere più corposo il background narrativo del personaggio di William. Di MiB si conoscevano gli albori e ciò in cui si è trasformato, ma la maggior parte del suo io era stata volutamente tralasciata, rendendolo un personaggio criptico, di difficile collocazione (bene o male?). E la puntata non risolve il dilemma in questione, ma porta ulteriori punti di osservazione allo spettatore per poterlo capire, forse, fino in fondo.
L’episodio della passata settimana era risultato essere un filler che, nonostante possa essere apparso un mero temporeggiamento narrativo volto al puro e semplice intrattenimento, celava al suo interno alcuni risvolti che devono per forza di cose essere presi in considerazione ora che il finale di stagione è ormai alle porte.
Parlando di porte: Akecheta mostra allo spettatore e fa menzione, così come già altri personaggi nelle precedenti puntate, di una porta oltre la cui soglia si aprirebbe il vero mondo. Anzi, per l’esattezza il mondo giusto: Akecheta, così come Dolores, afferma consciamente che esistono più mondi e che loro si trovano in quello sbagliato. Ergo, se l’obbiettivo finale è la porta, dietro di essa deve per forza trovarsi il mondo giusto, per cui vale la pena vivere (o morire).
Ma cosa esattamente rappresenta questa porta? E’ un qualcosa di fisico, tangibile oppure, come si era poi rivelato il labirinto della prima stagione, il significato dietro la porta è più profondo e di difficile inquadramento?
Il leit motiv di questa stagione, dopo che la prima aveva posto il focus sulla libertà (e di conseguenza il libero arbitrio calato nel mondo sintetico), affronta un altro valore assoluto della società umana: la verità. Ogni personaggio sembra trovarsi in continua lotta proprio con questo altissimo valore, venendone in continuazione sconfitto.
Posto in essere questo, si potrebbe poi fare una piccola digressione relativamente alla volubilità di questi valori: libertà e verità sono tangibili nella loro concettualità, ma quando si cerca di applicarli nel mondo reale allora le cose cambiano perché entrano in gioco una miriade di altri fattori che è impossibile non prendere in considerazione o isolare.
La vittima più importante di questa lotta contro la verità è sicuramente Teddy: conscio del disumano cambiamento occorsogli, ma incapace di punire la donna che ama (trasfigurata dal lato Wyatt), decide di togliersi la vita. Ma anche William, completamente soggiogato da Ford e dal “gioco”, in un raptus di pura e semplice follia uccide un commando venuto per salvarlo e sua figlia. Una mente completamente offuscata, i continui dubbi sulla realtà che sta vivendo (o interpretando, nel caso fosse una semplice pedina del gioco di cui lui stesso pensava di essere protagonista), lo portano ad incidersi il braccio, forse per verificare di essere fatto di vera carne e di vero sangue.
Ed Harris ripaga la pazienza dello spettatore con una serie di dialoghi al cardiopalma non per il pathos e l’ansia, quanto per la profondità che concedono al personaggio e all’intensità con la quale vengono trasposti in scena.
Bernard ricopre il ruolo di messaggero, dando modo a Ford di comunicare (probabilmente per un’ultima volta) con Maeve, così da darle ulteriori energie e rientrare in scena: messo da parte il percorso accrescitivo riguardante il ritrovamento della figlia, Maeve ha dato ben poco a questa stagione. Tuttavia, considerata la sua abilità di manipolare ogni singolo host (una cosa che Charlotte ha voluto a tutti i costi replicare in Clementine, così da poterla sfruttare), è praticamente certo un suo ruolo fondamentale nel finale di stagione, quanto meno come abile burattinaia.
A questo punto della narrazione e valutando le interazioni che intercorrono tra Dolores e William rispetto a tutti gli altri individui/androidi presenti a Westworld, si può tranquillamente affermare che Wyatt altro non è che una concentrazione della parte più oscura dell’animo di William: è come se Ford avesse preso quel granello di oscurità, di cui faceva menzione durante l’episodio William, e l’avesse ingigantito e reso nucleo fondamentale dell’animo di Dolores. Anche le interazioni con l’ambiente esterno portano a tale riflessione: durante la sua ricerca di The Maze, William viene allontanato dallo stesso perché non è un qualcosa che spetta a lui (prima dalla figlia di Lawrence in “Chestnut” e dopo da Angela in “Trace Decay”); allo stesso modo in questa puntata viene annotato a Dolores che per lei non ci sarà mai posto nella Valle Al Di Là Della Collina.
Due facce della stessa medaglia come si annotava, quindi, il cui destino sembra essere più strettamente correlato di quanto si supponga. Lo stesso Mib, infatti, in “The Bicameral Mind” riportava: “My path always led me back to you [Dolores], again and again. I grew tired of you after a while, of course. Looked for new adventures. But I guess your path led you back here, again and again. One more loop, looking for something you could never find. Chasing your ghosts. You were lost in your memories even then. I guess I should’ve known that’s what I would become for you just another memory.
Con solo un episodio mancante, Westworld lascia in sospeso molti dei quesiti fondamentali, cercando di ridisegnare alcuni dei suoi personaggi principali e gettando le basi per la loro ri-immissione nella trama (Bernard, che sembra essersi liberato del fantasma di Ford).
Lo scorso episodio, tra le altre cose, ha aperto lo spiraglio su un ragionamento che fin qui non era mai stato messo in discussione: il soggetto finale a cui Ford si rivolgeva nel suo personale commiato alla festa.
Then I realized someone was paying attention, someone who could change. So I began to compose a new story for them“: è lui stesso ad annotare durante lo scorso episodio che Akecheta stava prestando attenzione ed era desideroso di cambiare.
It begins with the birth of a new people and the choices they will have to make and the people they will decide to become. And we’ll have all those things that you have always enjoyed… Surprises and violence“: forse il pensiero si cela negli occhi di chi legge, tuttavia è facile riconoscere in queste parole la descrizione della Ghost Nation, della comunità di cui Akecheta fa parte.
It begins in a time of war with a villain named Wyatt and a killing. This time by choice“: Ford aveva avvertito Akecheta che tutto sarebbe iniziato nel momento in cui il Portatore Di Morte avrebbe fatto ritorno in scena.
L’ottavo episodio quindi, nonostante apparisse come un filler, ha cercato di riscrivere la storia di Westworld così come la conosciamo; la nona puntata invece, ha ridipinto un personaggio e gettato nuovi ponti di collegamento tra varie quest principali.
In conclusione deve essere annotata, per completezza, un’altra riflessione: Westworld ha da sempre costruito una narrativa multistrato il cui significato intrinseco dipendeva da chi stava declinando il tutto. Determinate azioni, gesti o frasi hanno e avranno impatti diversi in correlazione alla persona che li recepirà. Non è un caso, quindi, che già all’inizio della serie lo spettatore fosse stato avvisato con un monito: il parco è una cosa per i visitatori e un’altra, completamente diversa, per gli azionisti e gli amministratori. Ed a questo punto andrebbe aggiunto che anche per gli host il parco ha assunto un significato proprio, declinato a volte in maniera totalmente diversa (si pensi alla Ghost Nation e a Dolores). Ma anche questa è la bellezza di quell’animale sociale che è l’uomo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ed Harris
  • William e la sua lenta ed inesorabile evoluzione di MiB
  • Valley Beyond/The Forge
  • The Door
  • La replica del “potere” (capacità dettata da un codice) di Maeve
  • Bernard ed il suo ritorno in scena
  • Ford, nuovamente personaggio gradito e sempre in grado di fornire ulteriori dettagli alla storia
  • Akecheta, così fondamentale nella precedente puntata, scomparso di scena
  • Maeve e la sua staticità narrativa
  • Troppi pochi enigmi, probabilmente, riusciranno a trovare risposta

 

C’è tanto desiderio per il finale, ma tanta paura per ciò che verrà dopo.

 

Kiksuya 2×08 1.44 milioni – 0.6 rating
Vanishing Point 2×09 ND milioni – ND rating

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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