Insatiable 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 4 min

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Non poteva che essere una serie Netflix il prodotto annuale che aizzava critica e spettatori facendo sdegnare i più ed arrabbiare gli altri. Dopo le numerose critiche per la gestione forse superficiale della tematica del suicidio in 13 Reasons Why, dopo aver deciso di andare a riprendere la sceneggiatura di una dark comedy satirica come Dear White People, ecco che fa capolino Insatiable, la serie il cui fulcro centrale è il fat shaming (con una velata comicità rivolta anche ai continui casi di donne che denunciano abusi di uomini, ma su questo torneremo più avanti).
Vediamo di partire dalla domanda che ogni bravo serial addicted curioso, ma timoroso di iniziare nuovi prodotti, si sta ponendo: vale la pena di essere visto?
Purtroppo non è sempre possibile rispondere con semplicità a questa domanda, quindi tanto vale argomentare. Ed è giusto partire, come a noi di RecenSerie piace spesso fare, smontando la critica (a tratti sciocca ed immotivata) che la release del trailer aveva fatto esplodere nel magico mondo dell’Internet: la serie gioca, sì, sulla tematica del fat shaming ma è impossibile attaccare la serie stessa con questo tipo di accusa. La tematica rappresenta il punto di lancio, un espediente narrativo per portare in essere una morale (forse eccessivamente fanciullesca sotto certi aspetti) che sminuisca l’attaccamento delle persone all’aspetto esteriore ed al voler a tutti i costi apparire in un determinato modo, Patty ne è la rappresentazione lampante e a più riprese già nel primo episodio si percepisce la volontà e l’importanza dell’apparire “belli dentro”. Lo stesso co-protagonista, Bob, è alla disperata ricerca proprio di una persona con una intelligenza innata, uno spiccato interesse per le cause sociali e per quanto sta accadendo nel mondo, arrivando a provare sdegno (quasi ribrezzo) per le fantomatiche persone che vogliono a tutti i costi apparire in una determinata maniera, ma svuotate di ogni ideale, pensiero proprio ed interesse verso il prossimo.
Compreso quindi che una critica andrebbe mossa sempre e solo dopo la visione, cosa lascia allo spettatore il pilot di Insatiable? Le risate sono rare, non genuine e spesso forzate. Ma è soprattutto la durata dell’episodio ad appesantire il tutto: oltre 40 minuti di puerile introduzione alle tematiche in campo, ai personaggi chiamati in scena ed al contesto sociale nel quale tutto ciò viene calato. Molti personaggi risultano essere dei cliché narrativi vecchio stampo: l’amica lesbica silenziosamente innamorata di Patty oppure Bob Barnard, il perfetto uomo con una vita perfetta e candida. Unitamente a quanto detto sopra, la maliziosità narrativa di determinate scene risulta eccessiva specialmente se il prodotto lo si è creato ed inteso come anche un veicolo di determinato tipo di pensiero. Ma soprattutto pare eccessiva nel voler a tutti i costi continuare a portare Bob (Dallas Roberts, The Good Wife) in situazioni socialmente discutibili e passibili di denuncia nei suoi confronti: già sappiamo che viene ritenuto un pedofilo da tutta la città, non si capisce quindi perché si voglia andare a cercare in tutti i modo di gettarlo in situazioni dal deprecabile senso etico e di dubbio gusto. Ed il problema maggiore è che proprio Robert, pur essendo cosciente dei rischi, continua a gettarsi in queste determinate situazioni mostrandolo agli occhi dello spettatore come un completo idiota in più di una occasione.
E’ un pilot che progredisce a piccole fiammate e questo accade quando è la tematica centrale, quella del fat shaming tanto cara alla creatrice Lauren Gussis, ad essere messa al centro di un determinato dialogo o monologo. Questo problema, l’attaccamento al tema centrale della serie da cui ne dipende il funzionamento, era già stato riscontrato anche in Dear White People nella nostra passata recensione. Tuttavia la disparità di voti è da ascrivere al fatto che Insatiable non si presenta e marchia come serie satirica (giustamente, non essendolo); ma sono i personaggi principali a salvare un minimo la situazione riuscendo ad apparire, in una certa tal misura, interessanti.
Ad inizio recensione si notava che la serie vedeva la propria costruzione attorno a due particolari tematiche moderne, relative a due personaggi ben distinti: Patty ed il fat shaming (già analizzato) e Bob e le denunce fasulle di molestie. E’ indubbio che dopo il caso Weinstein per parlare di molestie sessuali in campo comedy occorra bravura (sia per non scadere nella blanda comicità, sia per fare effettivamente ridere lo spettatore), ma voler rappresentare un personaggio pacifico a tutto tondo come ingiustamente attaccato da accuse prive di fondamento non fa altro che alzare l’asticella della serie e renderla ancora più interessante ma soprattutto attuale.
Nota a margine: tra le attrici presenti in scena c’è una certa Alyssa Milano, la sempre cara Phoebe Hallwell in Charmed.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Prevedibili buone evoluzioni dei personaggi
  • Storia che nasce da uno spunto interessante: la ricerca di vendetta intesa come ricerca della felicità che tanto risultava sfuggevole prima dello “sfortunato” cazzotto
  • Durata eccessiva della puntata
  • Grossolana introduzione
  • Dipendenza dalla tematica centrale della storia
  • Cliché narrativi
  • Morale molto terra terra

 

Insatiable pare essere l’ennesima serie tv di mamma Netflix pronta a far parlare si sé, nel bene o nel male non importa. Da una prima visione c’è ben poco da salvare, è vero, ma qualche spunto interessante rimane. E da una tematica tanto forte ed attuale ci si può aspettare tranquillamente l’ennesimo coniglio dal cappello.

 

Pilot 1×01 ND milioni – ND rating

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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