Ghoul 1×03 – Reveal Their Guilt, Eat Their FleshTEMPO DI LETTURA 3 min

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Questa recensione trova la luce (proprio come Nida in conclusione di puntata) alla fine di un tormentato periodo di fine estate, quando tutte le maggiori serie tv stanno per fare il loro ritorno nei palinsesti.
Trattandosi di una pellicola di circa centoquaranta minuti suddivisa in tre parti, una valutazione generale del prodotto indiano di casa Netflix è d’obbligo. Andando con ordine, quindi, è corretto partire dall’etichettatura che la serie riceve: horror. Nonostante questo terzo capitolo rinforzi questa vena narrativa, la serie nel suo complesso non riesce a colpire come forse ci si poteva attendere sotto questo determinato aspetto: le scene splatter ci sono e si ripropongono più volte all’interno delle puntate, ma l’horror continua a rimanere a piccole dosi. Anche se, chiaramente, la rivelazione del Ghoul e la sua effettiva manifestazione all’interno della prigione sono elementi che rimpolpano notevolmente la storia, da questo punto di vista.
Soffermandosi successivamente sulla storia in sé risulta esserci ben poco da dire: il plot non è sicuramente innovativo o originale ed il finale della pellicola rappresenta una delle conclusioni più telefonate e prevedibili della storia recente delle serie tv. Nonostante tutto ciò, nonostante i personaggi costruiti con lo stampino e con la personalità di un comodino, nonostante le bizzarre scene di violenza visiva (schizzi di sangue che compaiono dal nulla qui e là), anche questa terza puntata si lascia guardare senza voler a tutti i costi calamitare l’attenzione dello spettatore con il proprio impegno nell’ottima rappresentazione scenica. Ghoul rappresenta, a conti fatti, una di quelle serie per le quali si può tranquillamente spegnere il cervello durante la visione e lasciarsi distrarre dalla serie infinita di immagini che vengono proposte sullo schermo. Una serie tv di puro e semplice intrattenimento, nulla di più, nulla di meno.
Ciò che forse poteva essere sfruttato in misura maggiore, nonché elemento che dà il titolo alla serie stessa, è sicuramente il Ghoul stesso: appare a serie ormai in via di conclusione e tranne qualche rara scena in cui i personaggi “posseduti” vengono mostrati con le pupille completamente ottenebrate, raramente viene mostrato. Sfruttarlo in misura maggiore poteva dare spazio e modo agli sceneggiatori di inserire maggiori scene puramente horror, facendo quindi aumentare il minutaggio dell’elemento narrativo principale. La serie, invece, cerca di soffermarsi maggiormente su Nida, sul suo senso di colpa e sulla diatriba interiore che la lacera (amore per il padre vs amore per la patria). Il risultato è, come detto poco sopra, molto prevedibile e pone Nida cercare rivalsa per il padre (da lei stessa condannato, occorre tenerlo presente) a discapito delle stesse persone che l’hanno arrestata. A dir poco ridicole, ma valutato il livello generale del prodotto sono comprensibili, le scene del primo e del secondo inseguimento tra Ghoul e Nida: nel primo il demone cammina noncurante, nel secondo riesce ad avere la peggio nonostante in precedenza fosse riuscito ad eliminare dei veri e propri commando di soldati. D’altra parte queste coincidenze narrative vengono molto spesso utilizzate anche in produzioni d’alto livello molto meglio organizzate, quindi voler appuntare questo fattore come demerito significa andare a cercare il fantomatico pelo nell’uovo.
Nel complesso, quindi, Ghoul è una serie che non demerita, ma non è il capolavoro horror dell’anno. Se la si segue avendo ben in testa questi due elementi, la visione non peserà affatto.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Puntata che si lascia guardare
  • Ghoul e Nida
  • Nida ed il suo desiderio di vendetta
  • Coincidenze ridicole nei due inseguimenti
  • Poco sfruttato il Ghoul che compare solo nell’ultima porzione di storia
  • Finale aperto

 

Si conclude così, con un finale oltremodo aperto, l’avventura indiana di Netflix nel mondo horror. Un’avventura che intrattiene giusto quel poco più della sufficienza.

 

The Nightmares Will Begins 1×02 ND milioni – ND rating
Reveal Their Guilt, Eat Their Flesh 1×03 ND milioni – ND rating

 

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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