Maniac 1×05 – Exactly Like YouTEMPO DI LETTURA 4 min

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Giunti a metà del percorso, si può tranquillamente affermare come Maniac non sia assolutamente una serie tv semplice ed intuitiva. Del resto, il tema trattato (ossia quello della psiche umana) si potrebbe adattare difficilmente ad una narrazione lineare. Il ritmo, però, non è certamente sostenuto, o anche vagamente veloce, anzi: la narrazione, infatti, si mantiene ad una velocità alquanto rilassata, contraddistinta dal graduale susseguirsi degli eventi. Ciò non è assolutamente un male, dato che molte delle serie presenti nella hall of fame televisiva non si sono certo caratterizzate per essere dei fulmini di guerra, ma bisogna mettere in luce alcune potenziali criticità: il prodotto di Patrick Somerville e Cary Joji Fukunaga, stando a quanto appreso negli scorsi giorni, non è stato rinnovato per una seconda stagione. Essendo questa la recensione della quinta puntata, non si possono esprimere giudizi sulla correttezza di questa scelta, ma una cosa va sottolineata: mancano solo cinque episodi alla fine, e alcuni di essi avranno una durata simile a quella di una comedy. La speranza è che gli autori riescano a sfruttare pienamente le immense potenzialità del concept, per evitare il rischio di guardare il series finale e pensare: “Ah, però avrebbero potuto osare di più, magari evitando di perdere tempo in alcuni frangenti”.

 

“1615, Cervantes writes the final chapter to his masterpiece. So powerful that anyone who reads it is lost in their own fantasies forever. He shows it to a friend, who slips into a coma. Same with a neighbor, never comes out. They live in their own dream worlds until they die”.

A partire dalla fine di “Having a Day”, la narrazione è incentrata sui risultati della psiche del character di Emma Stone in relazione all’assunzione della pillola B, ossia di quella in grado di mettere in evidenza i meccanismi di difesa e le barriere mentali, aiutando i vari soggetti a superarli. Sebbene le due vicende narrate siano abbastanza ben costruite e piacevoli da vedere, non si può non osservare che dedicare ben due puntate a mostrare queste finte realtà possa essere stata una scelta non particolarmente fortunata, e questo per due ragioni. Il primo motivo, abbastanza banale, è rappresentato dal numero esiguo di episodi totali; il secondo, invece, è di natura più strettamente narrativa. Vero, la vicenda del lemure Wendy e quella della coppia di ladri (in stile Fantomius, celebre ladro genitiluomo della saga Disney, e Dolly Paprika, ovviamente in una versione più controversa e con meno spirito di coppia) non sono state così male (anche se la seconda non ha convinto del tutto) e, altrettanto vero, la motivazione di queste scene è stata brillantemente descritta nel finale. Nonostante questi due dati di fatto, però, la critica rimane: le due vicende sarebbero potute essere ristrette alla durata di un episodio singolo, lasciando così uno spazio maggiore per affrontare le tematiche più significative dello show, le quali rappresentano sempre il pezzo forte di ogni puntata (e, non a caso, anche in questo episodio è il colloquio finale tra il dottor Mantleray e Annie a spiccare).

Mantleray: “So Your score goes up or down depending on the consistency between your answers and, uh what we’ve observed. The scale is from zero to ten. Uh, anything below a 9. 2 results in the termination of your experience at the trial due to, uh a lack of progress.”
Annie: “A lack of progress with what?”
Mantlleray: “The dissolution of your defense mechanisms.”

Essendo una serie abbastanza complessa da seguire e da comprendere appieno, è più che logico aver provato un certo senso di smarrimento, durante la visione dell’episodio 4 e nella prima parte di questo episodio. Ovviamente, ogni spettatore aveva capito di essere all’interno dei sogni di uno dei due protagonisti, e aveva notato la stranezza della loro presenza simultanea in queste realtà simulate; quello che poteva sfuggire, però, era la sequela di piccoli indizi in grado di dare senso alle due esperienze. Ciò viene risolto tramite uno spiegone molto elegante, che viene usato in modo funzionale alla narrazione. Annie è abbastanza sincera nelle sue risposte, ed esse permettono di inquadrare meglio la sua situazione familiare (l’abbandono da parte della madre, citato quando era Angie Marino, era reale, e anche l’isolamento forzato del padre assume un nuovo significato), ma un paio di bugie (come quella relativa al non volere figli) la relegano sulla graticola, per quanto riguarda il proseguimento del test.
Bisogna vedere, a questo punto, se si decide di approfondire in questo modo anche il personaggio di Jonah Hill (potrebbe non esserci il tempo materiale per fare ciò) e, soprattutto, scoprire le future ripercussioni dello stato di depressione della macchina, del collegamento tra i due protagonisti e, soprattutto, del vero scopo di questa ricerca. Giunti a metà percorso, Maniac ci ha già mostrato molto e ha già affrontato molte tematiche. Il fatto che restino ancora così tante situazioni da esplorare non può che far piacere, a patto che si sfrutti bene il tempo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Jonah Hill
  • Emma Stone
  • Regia
  • GRTA nella storia
  • Connessione tra i protagonisti
  • Il colloquio finale
  • Possibile gestione sbagliata del tempo a disposizione
  • Seconda realtà alternativa non particolarmente appassionante

 

Maniac si conferma sempre di più un prodotto ben pensato e ben costruito. A causa di qualche difetto, però, dobbiamo limitarci ad un sentito ringraziamento.

 

Furs By Sebastian 1×04 ND milioni – ND rating
Exactly Like You 1×05 ND milioni – ND rating

 

 

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