Mayans MC 1×01 – Perro/Oc.TEMPO DI LETTURA 5 min

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La sangre es la sangre. Lo unico que importa.

A quasi quattro anni dallo struggente addio di Sons Of Anarchy, piccolo gioiello televisivo partorito dalla brillante mente di Kurt Sutter (SOA, The Shield, The Bastard Executioner), giunge – un po’ in sordina – il primo dei tre spin-off che, almeno secondo le dichiarazioni dello stesso Sutter, rappresenterebbe il secondo atto di un’ipotetica “Sons Saga in four chapters”.
Schiacciato sotto il peso delle enormi aspettative di un fandom tuttora attivo – e prevedibilmente preoccupato dopo il clamoroso buco nell’acqua di The Bastard Executioner – l’episodio pilota di Mayans MC riesce perfettamente nell’intento di catapultarci nuovamente all’interno dell’universo narrativo di SOA senza comunque ridicolizzarlo o cannibalizzarlo eccessivamente. I rimandi all’epopea di Jax e colleghi ci sono, il fan service pure, ma nel complesso, quantomeno al termine di questa premiére da 68 minuti, la serie sembra avere tutte le carte in regola per potersi reggere sulle proprie gambe senza dover necessariamente chiedere aiuto – almeno non in maniera disperata – alla serie madre.
A conferma di quanto appena detto, l’episodio si apre sull’immagine significativa di un corvo, morto stecchito in mezzo alla strada e divorato da un cane (il Perro del titolo e probabilmente nuovo “animale guida” della serie), per giunta schiacciato dal passaggio del nuovo protagonista – non più un “principe” bensì un Prospect – quasi a voler sottolineare la fine di un capitolo, la necessità di andare avanti e guardare oltre Charming e SAMCRO. Con il passaggio di testimone da Jax Teller a Ezekiel “Ez” Reyes (surfista tatuato di nome Zack in OC) possiamo immediatamente notare un cambio di rotta dal punto di vista della mitologia della serie, non più incentrata sul principe alla conquista del trono ma, come lo stesso Sutter ha dichiarato, sul pesce piccolo al centro di un’ascesa alla Tony Montana. Il tutto condito da una sorta di “super memoria” che a quanto pare Ez possiede da sempre e che, obiettivamente, pare un po’ una cafonata. Il richiamo alle atmosfere di Sons è abbastanza evidente, nonostante Sutter cerchi di rivisitarle in salsa latina – talvolta sfociando nel trash come nel caso della statua della madonna con le cartucciere – e se inizialmente l’effetto percepito è quello di una versione cheap di SOA (anche grazie alla vaga somiglianza di JD Pardo con il Charlie Hunnam della prima stagione) proseguendo con la visione ci si può rendere conto di quanto invece la serie cerchi di prendere le distanze, almeno in termini di narrazione, dall’opera originale.
Ancora incerta la situazione relativa ai comprimari, fondamentali all’interno di un’opera che, per sua stessa natura, non potrà che essere corale e, almeno finora, non troppo interessanti. Se all’interno del charter di Charming potevamo fare affidamento sul carisma di personaggi quali Clay, Opie, Bobby, Chibs o Tig, da subito nel cuore degli spettatori – nel bene e nel male – grazie ad un ottimo lavoro di scrittura e caratterizzazione operato su ciascuno di loro fin dalle prime battute del telefilm, in Mayans purtroppo la situazione sembra essere ancora un po’ amletica. Non stupitevi dunque se, al termine della visione, indicherete i vari protagonisti come “il cecchino supercreepy“, “il Benicio Del Toro malvagio“, “lo sbirro di Narcos“, “il comandante William Adamo coi baffi” o “l’agente Doggett di X-Files visibilmente troppo anziano per dirigere un charter di motociclisti a San Bernardino“, per il momento è tutto normale. Difetto che comunque, va sottolineato, non ha nulla a che fare con il cast, composto da nomi relativamente prestigiosi all’interno del panorama televisivo contemporaneo e che possono vantare ruoli importanti in serie quali Breaking Bad, Lost, The Sopranos, Pacific Blue, Narcos, X-Files, 24 e molte altre, ma che piuttosto ha a che vedere con l’avvio di stagione incentrato maggiormente sul protagonista e i suoi problemi amorosi, familiari, ma soprattutto giudiziari.
A tal proposito, in maniera differente rispetto a SOA, la trama viene qui sviluppata a partire dal costante utilizzo del flashback, utile per comprendere le ragioni che hanno portato Ez ad unirsi al charter di Santo Padre. In questo modo, giunti al termine di questo episodio pilota scopriamo che, oltre alla violenza più cruda e ingiustificata, uno dei pilastri portanti alla base della mitologia sutteriana, emerge la centralità di un altro elemento, sempre caro al regista e autore statunitense: quello del tradimento. Tradimento su due fronti, prima quello amoroso, con l’allontanamento – obiettivamente in buona fede – dell’ex ragazza Emily, dunque in questo caso inteso come rottura di una promessa fatta al suo amore più grande, e poi quello “lavorativo”, con la doppia defezione (per motivi di natura diversa) dei fratelli Reyes ai danni di Miguel Galindo, boss dell’omonimo cartello e nuovo partner dell’ex fidanzata di Ezekiel, plot twist abbastanza inaspettato e che fa ben sperare circa il proseguimento della narrazione in questa prima stagione. Uno schema, quello del boss che ruba la donna al piccolo criminale sottoposto, non certo innovativo dal punto di vista cine-televisivo, ma senza dubbio interessante se sviluppato dalla mente di Kurt Sutter, famoso per la sua ossessione per i dettagli e per il suo perfezionismo al limite dell’OCD.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’inizio di puntata, studiato per richiamare la fine di SOA
  • Il cane è la nuova homeless girl?
  • Non più la storia di un principe ma di un Prospect
  • Le atmosfere di Sons rimangono intatte, solo rivisitate in salsa latina
  • Cast pieno di nomi importanti…
  • Violenza estrema e ingiustificata, cifra stilistica di Sutter
  • Regia e colonna sonora sempre di qualità
  • Cameo di Gemma e ritorno di Les Packer
  • L’ex di Ez è la donna di Galindo
  • Doppia talpa
  • La super memoria di Ez
  • Alcune derive trash
  • …ma sui comprimari bisogna ancora lavorare

 

Un primo episodio che fa ben sperare circa il proseguimento del telefilm. La nuova creatura di Sutter sembra essere in grado di camminare sulle proprie gambe senza sfruttare (troppo) l’eco della sua opera più famosa e apprezzata. C’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto sui comprimari e sulla loro capacità di attrarre l’attenzione dello spettatore più esigente, oramai abituato ad avere a che fare, e irrimediabilmente portato al confronto, con i personaggi di Sons Of Anarchy. Ad ogni modo, un pilot più che soddisfacente, Thank Them All e tante speranze per una bella onda verde nelle valutazioni finali dei prossimi episodi.

DOMANDONE PER I LETTORI: la sequenza di Ez ed Emily in carcere, conclusasi con l’inaspettato cameo di Gemma, è stata realmente estrapolata da Sons Of Anarchy o si tratta di una scena progettata solo ed esclusivamente per arrapare i fan più accaniti? Rispondete numerosi, abbiamo bisogno di sapere.

 

Perro/Oc. 1×01 2.53 milioni – 1.1 rating

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