Ozark 2×03 – Once A Langmore…TEMPO DI LETTURA 5 min

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“An undercurrent of savagery pervaded my life long before the violence truly began. My dad made grand theft auto seem like a good career path, like we were entrepreneurs in a start-up. Only our start-up was the motor of someone else’s car or truck or boat. My childhood traumas are not like yours. My mother’s leaving is not like your mother’s leaving. You see, I’m a cursed Langmore,long inured to violence and death. ‘Taken too soon?’ people ask me of an untimely death. And in the case of a Langmore, perhaps not soon enough.”

Ogni singola puntata di Ozark rappresenta un bellissimo dipinto di come ogni singola scelta, anche quella che può apparire inizialmente banale o semplice, riesca ad avere sempre e comunque delle conseguenze inaspettate. Il più delle volte tragiche e devastanti.
Marty lo ha eloquentemente portato in scena con il dialogo in conclusione della prima puntata ed il tutto è stato ribadito anche nella seconda puntata quanto sia il reverendo Mason, sia Rachel hanno fatto il loro breve (almeno per il primo) ritorno sotto i riflettori.
Ogni decisione ha le proprie conseguenze, un assunto verissimo difficile da contrastare o al quale opporsi. Tuttavia, queste conseguenze ad Ozark sembrano investire solo e soltanto le persone vicine ai Byrde, non la famiglia stessa: la resa dei conti e l’arrivo dell’FBI non aveva sortito alcun effetto in “The Toll” ed in effetti Marty ne è uscito pulito, nonostante sia stato mantenuto sotto costante controllo ed ora venga tallonato da una nuova infiltrata.
I Byrde sono riusciti a portare avanti le proprie scelte senza dover fare i conti, in maniera diretta, con le conseguenze, quindi. Un qualcosa così unico quanto raro. Ma una domanda aleggia nell’aria: quando, effettivamente, tutta questa magia cesserà di esistere e Marty si ritroverà finalmente a dover fare i conti con quanto da lui compiuto?
Un altro morto, il senatore che si opponeva alla legge per i casinò, si aggiunge alla già numerosa lista di persone che vengono punite in maniera indiretta sempre dai Byrde. Questa volta a doverne fare le spese, tuttavia, è Wendy che è dotata di un carattere diametralmente opposto a quello del marito e sembra poter empatizzare in misura maggiore con il prossimo. Ma anche qui c’è da aprire una grande parentesi: la freddezza del personaggio di Byrde non è innaturale o cinica, ma il consigliere finanziario altro non è che un abile calcolatore che cerca in tutti i modi di non farsi trascinare in facili sentimentalismi. Volendo riassumere quindi la differenza tra i due, Wendy è arrivata nel business del marito molto più tardi rispetto a quest’ultimo che a sua differenza conosce regole, posta in palio e rischi del mestiere. E tutto ciò deve essere tenuto ben in considerazione.
La puntata sancisce quanto era stato già preventivato nella prima recensione: i personaggi di Wendy e Ruth riescono a ritagliarsi, in diversi frangenti narrativi, ben più spazio di quanto fosse stato concesso nella prima stagione. Un elemento che sì, pone in penombra Bateman, ma che rende forse ancor più corale il lavoro di sceneggiatura e di trama rispetto a quanto già lo fosse nella prima stagione.
Ruth cerca in tutti i modi di rimanere fedele ai dettami del padre, impartiti in modo violento e quasi dittatoriale nella precedente puntata, ma la sua voglia di cambiamento è quasi viscerale: il suo desiderio più grande rimane quello della fuga, non solo da Ozark ma dalla vita di stenti, di furti e di sopravvivenza a cui era stata abituata e che credeva essere l’unica sua possibilità. L’entrata in scena di Marty ha sì complicato la sua esistenza, ma ha anche concesso a Ruth di vedere un lato della vita che probabilmente non avrebbe mai avuto modo di scoprire se non fosse stato per l’abile contabile.
Per quanto concerne l’FBI e Rachel, la scorsa puntata aveva dato un assaggio e lasciato un segno premonitore per quello che sarebbe stato un imminente ritorno ed infatti viene subito ricreata, da parte dell’FBI, la situazione ottimale affinché Marty debba richiamare Rachel ed il ritorno di quest’ultima non risulti troppo fuori contesto o strano. Tuttavia, Marty è abile nel mantenere le distanze ed è da capire se e quando si tradirà in maniera definitiva parlando con Rachel; molto più probabile, invece, che i nervi dell’agente Petty cedano prima, visto e considerato quanto accaduto con lo zio di Ruth durante la prima stagione.
Ozark ha ingigantito enormemente le sottotrame coinvolte chiamando in scena elementi quali la mafia, nuovi personaggi del cartello e addirittura cariche politiche coinvolte in quello che può essere senza ombra di dubbio considerato un giro di riciclaggio da miliardi di dollari.
Ma la macchina, dalla quale i Byrde vogliono sottrarsi prima o poi, deve ancora essere messa in moto a tutti gli effetti.

“You believe in the Langmore curse? Walking the same fucking path you always walked, ‘cause nothing’s gonna change anyway.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La maledizione dei Langmore
  • Ruth e la sua crescita come personaggio
  • Maggiore spazio per Ruth e Wendy
  • Ampliamento background Wendy
  • Ritorno di Rachel e dell’FBI
  • Apertura del conto per Jonah
  • Attività bloccate ad Ozark
  • Jacob Snell
  • Marty lasciato forse troppo in disparte?
  • Jonah idiota a fasi alterne che non percepisce il pericolo quando gli Snell vogliono portarlo a caccia

 

Una volta nato Langmore, la strada per la redenzione è tutta in salita, è un marchio che si imprime a fuoco nella tua pelle e nel tuo animo.

 

The Precious Blood of Jesus 2×02 ND milioni – ND rating
Once A Langmore… 2×03 ND milioni – ND rating

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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