Ozark 2×05 – Game DayTEMPO DI LETTURA 5 min

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“Live every day like it’s your last. And one day, you’ll be right.”

La fiducia è un sentimento che riesce a ribaltare, in pochi secondi, un intero rapporto o una relazione, facendo crollare ogni certezza ad una delle due parti in causa e spargendo il seme del dubbio e della diffidenza che in poco tempo, considerate le premesse, riuscirà a trovare terreno fertile nel quale crescere ed espandere il proprio peso.
“Game Day” porta in scena proprio questa crisi di fiducia generale, andando ad intaccare ogni singolo personaggio qui apparso. A conti fatti, valutando la mole di azione e di elementi portati in scena, questo quinto episodio è il migliore della stagione fino ad ora. Ma tanto vale aspettarsi un innalzamento del livello da qui in avanti, specialmente ora che l’agente Petty si è finalmente messo in mostra.
Poco sopra si faceva menzione della crisi di fiducia generale che l’intervento dell’FBI ha portato in scena. Cerchiamo di analizzarla da più vicino prendendo come focus centrali i tre elementi narrativi portanti di questa stagione: il Cartello, la famiglia Byrde e Ruth Langmore.

 

Il Cartello


Helen (Janet McTeer) torna in scena comparendo come avvocato di Marty nel momento in cui ne aveva più bisogno, creando stupore nell’abile contabile visto e considerato che una scesa in campo così decisa del Cartello il più delle volte significa morte certa.
Helen si è mostrata fin da subito poco fiduciosa nella figura di Marty, specialmente per quanto concerne la sua abilità nello scegliere le persone di fiducia con le quali circondarsi. Fermo restando che dopo la morte di Del, Marty è perennemente sotto i riflettori e massivamente controllato, “Game Day” porta il già precario equilibrio tra Cartello e contabile a serio rischio, facendolo più volte vacillare.
Ma sarà verso Ruth che Helen dirigerà il proprio malcontento (di essere bloccata ad Ozark) e totale sfiducia torturandola con la pratica del waterboarding e cercando di carpirne segreti e debolezze. Ruth però “è una tipa tosta”, per stessa ammissione di Helen. Ecco quindi che la fiducia viene in parte ristabilita tra il Cartello e gli altri soggetti in scena. Sono da considerare però gli effetti di quanto avvenuto nella roulotte, specialmente su di una persona psicologicamente malleabile (e giovane) come Ruth.

 

Ruth Langmore


La giovane si mette fin da subito all’opera per cercare di coprire le tracce del proprio socio in affari (o capo?), prima sistemando i documenti presso lo strip club, successivamente al Blue Cat dove una indifferente Rachel continua a collaborare con l’FBI cercando di incastrare ulteriormente una già sfiduciata Ruth.
Sarà l’incontro con l’agente Petty, tuttavia, a creare maggiori dubbi ed ansia nella giovane Langmore: la ragazza inizia a percepire la presenza del Cartello e a temere della sua stessa vita. Il fatto che Marty non voglia essere contattato al telefono (per non essere rintracciato, probabilmente) alimenta il clima ansiogeno delle scene, finendo per far crollare Ruth che spaventata è ormai convinta della sua imminente morte (o quanto meno cattura) ad opera del Cartello.
Della tortura si è già sopra parlato, ma è d’obbligo far menzione dello scambio di sguardi, mentre Ruth priva di energia e completamente distrutta viene accompagnata dal padre a dormire, tra lei e Marty: è impossibile capire se la ragazza creda di essere stata venduta da quello che lei riteneva fino a poco prima come una figura paterna oppure se ha realizzato le buone intenzioni di Marty nel venire fino a casa sua per cercare di trarla in salvo. E’ sicuramente troppo presto per parlare del risultato di quanto accaduto, tuttavia la verità su quanto precedentemente orchestrato da Ruth (il tentato omicidio di Marty), sicuramente renderanno più interessanti le future puntate.

 

La famiglia Byrde


Relativamente a questo elemento, la crisi di fiducia è multilaterale. Charlotte e Jonah (che pare essere un mago della finanza come il padre) sembrano sempre più intenzionati a fuggire dai genitori, visto e considerato quanto sta accadendo loro. Wendy viene nuovamente messa al centro dei dubbi nella mente di Marty: prima viene fatta menzione del passato tradimento e del relativo video, successivamente vengono riportate alcune dubbie email tra la moglie e Charlie Wilkes, insinuando nella mente del già tradito marito ulteriori dubbi.
Marty rimane profondamente colpito non tanto dalla possibilità che la moglie lo tradisca nuovamente, quanto dal tentato omicidio di Ruth ai suoi danni. E stupisce ulteriormente che, nonostante Marty sia sempre stato presentato come un personaggio freddo, calcolatore e completamente distaccato da quanto gli accadeva sotto il naso, decida di recarsi immediatamente da Ruth quando percepisce che la vita della giovane è in pericolo.
Un forte istinto di conservazione che evidenza un affetto quasi viscerale che lega i due.

“I’m not your problem here. I’m your fuckin’ solution.”

Nuovamente sullo sfondo, ma come un prezioso oggetto ornamentale, rimane la questione del casinò e la famiglia Snell ora alla disperata ricerca di un figlio, di un erede che possa raccogliere quanto da loro così faticosamente seminato. Letteralmente.
Menzione speciale al personaggio di Buddy che nonostante l’età ed i molteplici problemi di salute riesce ad essere un perfetto uomo d’azione. Un animo avventuroso e violento che controbilancia alla perfezione lo spirito calcolatore di Marty.

“Ruth tried to kill me. Bruce turned on me. You cheated on me. Maybe I’m not the best judge of character.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’arrivo dell’FBI
  • Ruth
  • Il Cartello
  • Famiglia Byrde
  • Il crollo della fiducia
  • La sociopatia di Petty ed il suo piano per portare ad un tutti contro tutti così da riuscire a chiudere il caso
  • Buddy e l’incendio
  • Gli Snell come un ottimo oggetto ornamentale nel quale rifugiarsi nei momenti “vuoti”
  • La scena della tortura di Ruth
  • Ruth e Marty
  • Alcuni dettagli (pochi), ma tanto vale soprassedere e far finta di nulla

 

“It’s game day!”

 

Stag 2×04 ND milioni – ND rating
Game Day 2×05 ND milioni – ND rating

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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