Ozark 2×10 – The Gold CoastTEMPO DI LETTURA 9 min

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“Always better to be the person holding the gun than the one running from the gunman.”

Nel gergo politico italiano, il termine trasformismo iniziò a diffondersi verso la fine dell’800 durante il governo Depetris. Con tale termine, ora solitamente utilizzato con accezione negativa, si va ad indicare una pratica politica tramite la quale la maggioranza va ad evitare il confronto aperto con l’opposizione, preferendo piuttosto l’inserimento di determinati punti del loro programma (una sorta di assimilazione, quindi) non per reale interesse quanto, piuttosto, per puro e semplice fine utilitaristico.
E’ da questo termine e dal suo mix con rinascita ed accettazione che è d’uopo iniziare la recensione di “The Gold Coast”, finale di questa seconda stagione di Ozark.
Come per “The Toll”, anche quest’anno RecenSerie si fregia del titolo di difensore per la serie drama di Bateman: da molti questa seconda stagione è stata definita e percepita come un continuo della precedente (da un punto di vista del messaggio narrativo che si è voluto rappresentare), con la famiglia Byrde sempre più in caduta libera all’interno di quella voragine fatta di terrore, cattiveria e crudeltà. Ebbene, non è propriamente così. Questa seconda stagione mostra ovviamente un’evoluzione (o involuzione) caratteriale di ogni singolo personaggio, portando in scena forse maggiore crudeltà rispetto all’anno passato. Ma il minutaggio maggiore è da inserire nella casella di quei tre termini che poco sopra sono stati riportati: trasformismo, rinascita ed accettazione.

 

Trasformismo


L’ostile ambiente del lago di Ozark ha frastornato l’intera famiglia, ma è questo un elemento che viene solo ribadito in questa stagione visto che anche nella precedente l’elemento era già stato ampiamente sviscerato. Ciò che colpisce è il ribaltamento di fronte dei personaggi: Marty diviene a poco a poco molto più umano, smettendo di ragionare razionalmente ma dando ascolto a quelle emozioni e sentimenti che lui stesso credeva di aver estirpato dalla propria mente. Il crollo psicologico, nonché punto di non ritorno, è sicuramente rappresentato dalla morte di Mason che prima scalfisce e poi demolisce l’armatura di omertà e freddezza che il consulente finanziario si era abilmente costruito addosso. Nonostante il piano della fuga, architettato da diversi episodi e qui imposto a Wendy, possa apparire un accenno di quel Marty-calcolatore che aveva contraddistinto le prime puntate di questa stagione, c’è piuttosto da fare i conti con la realtà dei fatti: la realizzazione del casinò eleva Wendy e Marty da una posizione malauguratamente sfortunata a quella di veri e propri pezzi pregiati, la coppia è infatti riuscita a far colpo agli occhi del Cartello. Questo elevamento di grado rende ancora più irrealizzabile e sconveniente una fuga da parte dei Byrde: se dovessero fuggire, considerato il ruolo di elevata importanza all’interno dell’organizzazione, verrebbe sguinzagliato un vero e proprio commando per rintracciarli; c’è anche da considerare il fatto che l’apertura del casinò rappresenta il primo vero momento in cui il Cartello concede fiducia ai due e li inquadra come soci e non semplici ingranaggi. Una fuga sarebbe risultata quindi sconveniente. E a capirlo ed esporlo a Marty ci pensa proprio Wendy, personaggio chiave di questo trasformismo scenico messo in atto in questa seconda stagione. Nonostante le primissime puntate avessero voluto rappresentare proprio Wendy come il personaggio più “sentimentale” all’interno della coppia e l’unico in grado di relazionarsi ed approcciarsi in modo umano con gli altri, Wendy subisce una mutazione tale da invertire la rotta e renderla una versione ancora più spietata e nociva rispetto allo stesso Marty. Aver assoldato il Cartello per eliminare una possibile problematica (il padre di Ruth) evidenzia ulteriormente questo suo lato cinico e senza freni inibitori: il problema doveva essere arginato in qualche modo e pagare un delinquente perché se ne andasse per sempre (opzione ventilata da Marty) probabilmente è parsa una scelta troppo buonista. Ecco quindi che l’eliminazione fisica mette tutti d’accordo. O così almeno pare: le reazioni di Ruth e quella di Marty devono ancora essere approfondite correttamente.

“You’re running away from Mason’s death. You’re trying to kidnap Charlotte so she can’t leave the family. And you were right all along. We can’t make emotional decisions based on other people’s choices. So we just have to wake up and make the right choices for us and our kids. And right now, that means staying put.”

 

Accettazione


La prima e la seconda stagione di Ozark possono essere contraddistinte da un fattore narrativo di non poco conto: la prima tranche di episodi verteva sulla famiglia Byrde alle prese con il mantenersi in vita stando al gioco del Cartello e sottomettendosi in ogni minimo frangente e modo; questa seconda stagione, nonostante mantenga Marty in una posizione più bassa all’interno della catena alimentare del narcotraffico, porta in scena un desiderio di cambiamento ed una pianificazione (studiata nei minimi particolari ma poi sabotata dall’interno) di fuga. Contro tale desiderio andrà a cozzare la volontà di Wendy che, prima di Marty e forse unica a farlo, accetta definitivamente il proprio ruolo all’interno della storia, l’elevazione da ingranaggio a persona di valore ed importanza sicuramente influisce in tale decisione. Marty non sembra voler accettare questo ruolo: la morte di Mason ha rappresentato per lui un punto di svolta emotiva di indubbia portata, quindi appare chiaro e certo che il suo unico desiderio sia quello di allontanarsi da un mondo che lo ha reso un assassino.

“We have two problems. The casino might fail, and our family’s falling apart. Giving Darlene that kid is the only way we were gonna solve both.”

 

Rinascita


Proprio dall’accettazione, il finale fa ponte verso un elemento che viene solamente accennato (mediante i sempre ottimi dialoghi) da Wendy a Marty: la rinascita. Il lago di Ozark che doveva essere una tappa momentanea nella loro vita, rappresenta ora il punto nel quale ricostruirsi e riscoprirsi non solo lavorativamente, ma anche come famiglia. Con la precaria stabilità ottenuta con la costruzione del casinò e grazie alla gratitudine del Cartello, i Byrde possono finalmente fare progetti a lunga data. Non altrove dove sperava Marty, ma ad Ozark: l’ecosistema sociale della città è stato ormai compromesso e trasformato, un processo durato a lungo che ha portato la città a poter finalmente inglobare anche i Byrde al suo interno, senza rischio di rigetto.

“Is this fun for you? Are you having a fucking good time? What’s the plan here? What’s this guy gonna do? Are you gonna kill me, or fucking beat me up or something? Is this guy here to send me a message? How about you just get the fuck out of here and let me do my job? All right? Because without those deals, there’d be no casino, which means there’d be no jobs for your guys at all. Is that what you want? How about you just give me the freedom to do my fucking job? That’s all I’m doing.”

 

Per quanto possa apparire tutto magnificamente ben curato, la puntata porta a conclusione molte sottotrame non propriamente gestite bene. Una su tutte è chiaramente quella dell’agente Petty, già malamente trattato nello scorso finale di stagione e qui eliminato definitivamente di scena senza troppi patemi d’animo. Sotto un determinato punto di vista può anche essere apprezzata questa eliminazione: l’agente era stato definitivamente tolto dall’indagine (per sua stessa richiesta dopo le minacce alla madre) e quindi era un personaggio senza più una vera e propria ragione d’esistere. D’altra parte, la trama dell’FBI, nonostante sia stata snocciolata e presentata durante questa stagione, non è riuscita a racimolare il minutaggio che si sarebbe meritata, venendo messa agli angoli della storia e trattata in malo modo a più riprese.
Stesso discorso può essere fatto per Cade, con l’unica differenza che qui il personaggio aveva delle ottime potenzialità per bucare lo schermo, ma si è preferito fargli ricoprire il ruolo di cliché vivente senza nessuna vera trasformazione caratteriale e senza mai colpire lo spettatore con qualche motivato cambiamento di pensiero.
Gli Snell, nonostante siano rimasti al centro della scena fino alla fine, hanno visto il loro minutaggio sgretolarsi episodio dopo episodio (fatta eccezione per la puntata a loro dedicata). Un elemento che ha sicuramente influito nella narrazione, dando modo ad altri personaggi di ritagliarsi il giusto spazio in scena (Wendy, Helen e Ruth fra tutti), ma che sicuramente fa storcere il naso dato che la bizzarra famiglia degli Snell era una vera e propria attrazione all’interno della serie.
Conclusa questa seconda stagione bisogna fare i conti con ciò che c’è da aspettarsi nel caso in cui Netflix decidesse di continuare il progetto e concedere una terza stagione alla produzione di Bateman.
Questa seconda stagione ha portato in essere una discesa nel degrado della famiglia Byrde, ma solo per poi tramutarlo, farlo accettare e porlo come base sulla quale poter ricostruire e ripartire. Gli equilibri sono molto precari e lo stesso Marty lo sa bene. I pericoli continuano ad essere molteplici: la mafia di Kansas City, il Cartello e Wendy. Già, proprio la moglie perché dopo il trasformismo di questa stagione il suo senso di conservazione e protezione verso la sua famiglia potrebbe risultare una lama a doppio taglio con la quale potrebbe rischiare di ferire qualcuno a cui lei stessa tiene particolarmente.

“I need you to know, I understand why you might wanna leave. And maybe we’re never gonna be the kind of family who listens to music and sings into hairbrushes, but we’re still a family. And your father and I love you more than anything in the world. And there was a time when I wanted to leave, too. And, yes, I had an affair. I wanted to be someone else. I wanted to live a different life. And I was so wrong. Because this is who I am and this is who I wanna be.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Marty e Ruth ed il loro insolito legame
  • Morte dell’agente Petty
  • Darlene
  • Jason Bateman
  • Mafia di Kansas City ed il debito che devono riscuotere
  • Maggiore spazio per Wendy, Ruth e l’introduzione di Helen
  • Visioni di Wyatt
  • Trasformismo, accettazione, rinascita
  • Ruth e Cade all’obitorio
  • Morte di Cade
  • Marty percepisce che sta perdendo il controllo della situazione
  • Ribaltamento caratteriale di Wendy
  • Assoldato il Cartello per eliminare Cade
  • Scelta musicale, fotografia e regia
  • Morte dell’agente Petty
  • Charlotte e la sua intera sottotrama relativa all’emancipazione
  • Poco spazio per i personaggi secondari fin qui tenuti particolarmente in considerazione
  • Sottotrama dell’indagine dell’FBI nuovamente trattata malamente
  • Una seconda stagione forse eccessivamente stabilizzatrice sotto determinati aspetti?

 

Ozark trasforma i Byrde da semplici ingranaggi del sistema a vere e proprie figure di spicco all’interno del Cartello. Ed ora, con questo nuova situazione sociale, la famiglia (e la serie insieme a lei) cerca di rinascere.

 

The Badger 2×09 ND milioni – ND rating
The Gold Coast 2×10 ND milioni – ND rating

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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