God Friended Me 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 4 min

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Rakesh: “That’s a bad idea, Miles. What are you going to tell her? God sent you?

Dopo aver collaborato nella creazione di diversi show come Alcatraz, CSI: NY, Hawaii Five-0 e Gotham, i produttori Bryan Wynbrandt e Steven Lilien vengono di nuovo reclutati in casa CBS per la creazione di questo nuovo God Friended Me. Brandon Micheal Hall interpreta qui Miles Finer, un ateo figlio di un pastore che, senza troppe differenze dal padre (il Joe Morton di Scandal e The Good Wife) trascorre le sue giornate a preparare veri e propri sermoni sull’inesistenza di Dio, da divulgare poi sul suo podcast “Millenial Prophet”. A parte gli screzi tra padre-figlio, abbastanza comprensibili, la vita di Miles prosegue felice e serena finché su Facebook (possibile product placement visti i crolli degli ultimi mesi? perché non su Twitter o addirittura Instagram o Snapchat? Chissà) non gli arriva la notifica che Dio vuole stringere amicizia con lui.
Da questo momento in poi il dio-sui-social funzionerà in maniera similare alla Machine di Person Of Interest, segnalandogli i profili di diverse persone potenzialmente in pericolo o bisognose di aiuto. In questa, per usare un paragone scomodissimo, “missione per conto di Dio” che al 99% si rivelerà un procedurale fatto e finito con la ricerca di chi si nasconde dietro al divin profilo a fare da tenue filo conduttore, si affiancheranno a Miles l’amico Rakesh (nerd indiano in costante attesa dell’anima gemella, più stereotipato di così non si può) e Cara Bloom, blogger in preda all’altrettanto stereotipato blocco dello scrittore da sei settimane. Interpretati rispettivamente da Suraj Sharma (Homeland, Life Of Pi) e Violett Beane (The Flash, Truth Or Dare), sono sicuramente i volti più noti al pubblico generalista, ma bisogna rendere credito a Brandon Micheal Hall di essere riuscito ad alleggerire notevolmente un personaggio pressoché odiabilissimo, in grado di mettersi a discutere persino con degli sconosciuti che si professano agnostici perché, a suo dire, non si può avere un piede da entrambe le parti.
L’interpretazione spensierata dell’attore invece aiuta a far trascorrere velocemente i quaranta minuti di questo pilota, anche grazie al classico annacquamento hollywoodiano delle tematiche religiose. Si potrebbe certamente criticare questa scelta difensiva e poco coraggiosa (questo dio-sui-social è sostanzialmente “anonimo”), ma in fin dei conti il medium televisivo ha tra gli obiettivi principali il poter arrivare a più persone possibili, e non è difficile immaginare che God Friended Me possa oltrepassare i confini americani per raggiungere anche popolazioni di diverse culture, tradizioni e religioni.

Cara: “You saved John Dove and he saved me. If you think about it, it’s kind of like a grand design.
[…]
Miles: “People say that God has a plan for all of us. That we’re all part of a grand design. Well, I never believed that to be true, but then, he friended me, and it kind of turned my life upside down.

Al di là delle comunque accettabili interpretazioni del cast però, difficilmente lo spettatore più esigente potrà apprezzare in toto quanto prodotto dalla coppia Wynbrandt – Lilien. In maniera quasi fideistica viene continuamente richiesto di sospendere la propria incredulità in favore di dettagli, piccoli e grandi che siano, al limite del verosimile. L’intero episodio avanza infatti di coincidenza in coincidenza. E se è vero che una serie che annovera “l’Onnipotente” tra i suoi personaggi permette, fin da un livello letterale, una presenza massiccia di deus-ex-machina, è altrettanto vero che abusare di questo escamotage rimuove, ridicolizzandola, ogni possibile carica drammatica. In questo modo un medico salvato in extremis dal suicidio in metropolitana, una donna che viene investita in mezzo alla strada, così come una figlia che ritrova la madre dopo anni, sono tutti protagonisti di scene private del proprio pathos, lasciando spazio all’aspetto più comico-surreale da fiera della coincidenzialità. Possibile che in una città da nove milioni di abitanti come New York, tutto giri solo ed esclusivamente in funzione di Miles Finer? Per una serie che ha il compito di aprire il palinsesto della domenica sera prima di NCIS la risposta può anche essere sì: God Friended Me si candida ad essere una serie come tante altre, senza ambizioni, da guardare solo come blando intrattenimento.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Interpretazioni discretamente buone…
  • Chi non vorrebbe scrivere un “think-piece about the intersection between faith and science through the prism of social media“?
  • La scelta di “Human” come colonna sonora
  • L’approccio light-hearted con cui è stato gestito il tutto
  • …ma molto stereotipate
  • Coincidenze, coincidenze e ancora coincidenze
  • Impronta procedurale

 

Si dovesse scommettere, vedremmo possibile l’importazione in Italia di questa serie da parte della RAI dopo “l’operazione The Good Doctor” della passata stagione. Per chi volesse arrivare preparato a questa eventualità, God Friended Me è la serie giusta: serena e spensierata. Per chi pensava di trovare in casa CBS il futuro erede di The Good Place invece, bisognerà continuare a cercare.

 

Pilot 1×01 10.45 milioni – 1.4 rating

Dario ha circa 20 anni e continuerà ad averli fintantoché un dipinto in soffitta invecchierà al posto suo. Alcune leggende raccontano di una grande passione per il tabacco, i libri americani, il cinema e l'alcol, ma una estrema ricerca della perfezione come virtù lo tengono lontano da ogni eccesso. Mentre non si impegna a capire perché gli è sconsigliato vivere di notte come i gatti, scrive legge e fa.

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