How To Get Away With Murder 5×05 – It Was The Worst Day Of My LifeTEMPO DI LETTURA 4 min

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Con soli due episodi a disposizione prima del mid-season, How To Get Away With Murder spiazza un po’ tutti regalando l’episodio che non ti aspetti. Una presa di posizione ambivalente perché, se da un lato lascia perplessi la lentezza con la quale si sta procedendo nella scoperta del dramma di stagione, dall’altro il caso su cui si è bastato l’intero episodio ha dato vita ad una puntata decisamente pregevole.
Che si andasse incontro a 40 minuti diversi rispetto al solito lo si era capito sin dalla primissima scena, quando l’aria che si respirava nell’aula di Annalise lasciava presagire un finale inaspettatamente amaro per Lahey senior. Solo con il passare dei minuti si è iniziato a capire che la speranza per la vittoria del caso era ancora in ballo e, da questo punto di vista, eccellente si è dimostrato il modo a ritroso utilizzato per raccontare quanto accaduto fino a quel momento con la perdita della prima udienza, per poi giungere insieme allo spettatore alla sentenza finale vera e propria.
Come detto anche nella scorsa recensione, il caso del padre di Nate non poteva essere visto come uno dei tanti, in quanto troppa era ormai la conoscenza con il personaggio e la componente emotiva coinvolta, ma il modo con il quale l’intero processo è stato rappresentato ha colpito dritto nel segno, ricordando come la parte legal, soprattutto quando riguarda casi più vicini emotivamente rispetto a freddi tornaconti aziendali, rimanga uno dei punti fondamentali della serie.
Detto del modo di raccontare lo sviluppo delle udienze partendo dalla perdita del primo round, da manuale può essere considerato quello finale, con una Annalise che dimostra sempre il suo meglio quando si ritrova tra le aule di tribunale. L’arringa finale della Keating è stato uno di quei momenti emotivamente forti che segnano prepotentemente una puntata e che Viola Davis riesce sempre a portare in scena in modo esemplare. Soprattutto, il discorso sugli anni di isolamento trascorsi dal suo assistito viene messo in scena attraverso una delle immagini più potenti che la serie ha regalato finora, dove quei secondi di assordante silenzio hanno rimbombato più forti che mai.
Con l’episodio incentrato perlopiù sul caso numero uno della class action di Annalise, il resto delle storyline si sono ritrovate semplicemente a fare da sfondo. Tra le più importanti spicca sempre la parte dedicata a Bonnie che, questa volta, colpisce decisamente in positivo. In uno dei momenti peggiori, Bonnie è riuscita a rialzarsi trascinata dai rapporti umani: non solo è da apprezzare il rapporto di amicizia con Frank, ma soprattutto in questo caso ha sorpreso piacevolmente la gestione della relazione con il procuratore. Il non procrastinare all’indefinito, la scelta di Bonnie di raccontare subito tutta la verità e la vicinanza e il supporto di Miller, appaiono come piacevoli sorprese in una serie del genere. Sempre se prima o poi non sbuchi fuori un secondo fine da parte di qualcuno.
Con questi due rami separati che hanno guidato “It Was The Worst Day Of My Life”, il tasto dolente arriva proprio sul finale. Con pochi episodi prima della pausa invernale, gli elementi a disposizione sui grandi misteri presentati finora rimangono ancora decisamente scarni e poco chiari. Il materiale per arrivare ad una qualche conclusione è insufficiente e l’unico modo per scoprire qualche indizio in più si riversa così tutto in quei pochi minuti dedicati ai flashforward. Con queste premesse, con un Oliver che ancora non si trova e una musica che iniziava a rilasciare toni drammatici, ci si è approcciati ai minuti finali dell’episodio con un’ansia crescente e la speranza di poter finalmente scoprire qualcosa in più riguardo gli eventi della notte del matrimonio. Il tutto per rimanere miseramente delusi dalla più triste delle scoperte svelate finora: nessun cadavere, nessun indizio nascosto, nessun mistero risolto, solo un Asher impegnato nel sottogonna della madre di Connor. Che pessimo modo di chiudere un bell’episodio.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Eccellente sviluppo e modalità di racconto del caso di mr. Lahey
  • L’arringa finale di Annalise con il lungo spazio dedicato ai secondi di assordante silenzio
  • Inaspettatamente, il rapporto tra Bonnie ed il procuratore
  • La gestione finale dello scontro tra Annalise e Connor 
  • Flashforward finale tra il patetico e la presa in giro
  • Laurel e Gabriel, dove si vuole andare a parare?
  • Ancora pochissimi passi in avanti sui misteri stagionali

 

Una puntata che lascia il segno. Diversa, lineare ed emotivamente importante che avrebbe meritato anche un bel Thanks. Tuttavia, impossibile non far pesare il pessimo flashforward finale che passerà alla storia come la più grande presa per il culo di questa serie.

 

It’s Her Kid 5×04 2.74 milioni – 0.7 rating
It Was The Worst Day Of My Life 5×05 2.93 milioni – 0.7 rating

 

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Sulla soglia della trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”. Tra le sue prospettive future compare il tentativo di risoluzione di un dubbio alquanto amletico: recuperare o no Lost? Si accettano consigli.

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