Maniac 1×07 – Ceci N’est Pas Une DrillTEMPO DI LETTURA 5 min

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Mancano tre puntate alla conclusione di questo ambizioso progetto televisivo chiamato Maniac e, a prescindere dal gusto personale, appare abbastanza evidente che ci si trovi di fronte ad un prodotto non del tutto riuscito. Decisamente troppo spazio è stato concesso alla creatura di Cary Fukunaga, sulla bocca di tutti per ovvie ragioni che ora andremo ad elencare, eppure, a conti fatti, ciò che resta allo spettatore a fine puntata è soltanto un profondo senso di confusione. Tutto in Maniac risulta costruito per far parlare di sé: un cast in grado di far leva su più generazioni, con Emma Stone e Jonah Hill al timone, nomi di sicuro interesse per i più giovani, affiancati da nomi altrettanto altisonanti ma meno conosciuti da uno spettatore cine-televisivo più occasionale come Justin Theroux, Gabriel Byrne e Sally Field; l’atmosfera retrò e il citazionismo spinto (Stranger Things docet); il tema della schizofrenia e della malattia mentale in genere, un’occasione ghiotta per tutti quelli che vogliono mostrare al mondo la propria natura borderline pur non sapendo nemmeno cosa significhi la parola borderline (ma chi se ne frega, tanto l’importante è condividere su Facebook e mostrare a tutti quanto siamo ribelli quando scegliamo la serie per il prossimo binge-watching selvaggio); ma soprattutto un intreccio narrativo confuso e grottesco, praticamente impossibile da comprendere, ma che, a quanto pare, è in grado di attirare un modesto numero di spettatori a prescindere dal loro livello di dipendenza da serie tv. Insomma, tanta, tantissima forma ma davvero poco contenuto. Per giunta confuso e, molto spesso, tremendamente noioso.
In questo settimo episodio Annie e Owen prendono parte alla terza e ultima parte dell’esperimento (la pillola C) ritrovandosi questa volta in due realtà completamente distinte e differenti. Nonostante si tratti di due “generi” diametralmente opposti (fantasy da una parte, crime story dall’altra), i due risultano sempre connessi in qualche modo – la storia di Annia ed Ellia trasmessa alla TV o la foto di Annie sul giornale nella tavola calda. Sebbene stavolta non vi sia un contatto diretto tra i due, contatto che probabilmente avverrà nel prossimo episodio, anche in questa occasione i due protagonisti si trovano a dover affrontare i propri demoni, il rapporto con la famiglia da parte di Owen, la morte della sorella Ellie da parte di Annie. Nel frattempo in laboratorio la dottoressa Mandleray ha preso il controllo del trial clinico, mentre suo figlio (un Theroux sempre magistrale nonostante il ruolo assurdo chiamato a interpretare) nascosto dietro una tendina, non fa altro che alimentare le proprie ansie e frustrazioni nei confronti della genitrice, nel tentativo di comprendere cosa stia facendo “dall’altra parte”.
La presenza di Justin Theroux, oltre ad una certa consonanza nelle tematiche, non può far altro che rievocare nella mente del recensore, uno degli episodi migliori della serie The Leftovers, “International Assassin“, anch’esso ambientato in un altro mondo (in quel caso non si trattava di una simulazione ricreata in laboratorio, ma non vogliamo spoilerarvi nulla), all’interno del quale il protagonista si trovava a recitare un ruolo in una sorta di realtà parallela, e anch’esso ricco di simbolismi e significati nascosti visibili soltanto ad una seconda visione più accurata. Lungi dal voler paragonare le due puntate dal punto di vista qualitativo – “International Assassin” è su tutt’altro livello – l’accostamento dei due episodi serve solamente per constatare quanto poco basti per rovinare un’idea vincente. Se in The Leftovers la componente mistery risultava costruita in maniera sapiente, costituendo di fatto l’elemento più interessante della serie, in Maniac la situazione appare completamente diversa, a tratti fuori controllo: il mistero, invece che essere la componente essenziale per la fidelizzazione dello spettatore, diventa puro e semplice elemento di distrazione, alimentato all’unico scopo di disorientarlo, senza che quest’ultimo abbia il tempo (né il desiderio) di arrivare alla soluzione dell’enigma.
La puntata è piena di riferimenti alle situazioni emotive dei protagonisti, come alcune battute pronunciate dai personaggi nel corso della simulazione, quali ad esempio il “father do not forgive” pronunciato dal signor Milgrim, o il “my greatest triumphs always go unwitnessed” di Annie, o ancora il dialogo tra Owen (ghetto version) e i due agenti nella sua camera (“Owen we need you to stay with us. We need you to keep going. Can you do that for us? Can you do it for me? / Do I have a choice?“), tutte frasi che possono essere interpretate come proiezioni di ciò che i nostri protagonisti provano nella loro vita reale e che, in realtà, non aggiungono nulla a quanto detto o mostrato finora sulla loro caratterizzazione.
In ultima analisi la puntata – e la serie in generale – risulta molto confusa, forse anche troppo. L’attenzione rivolta dagli autori nei confronti della componente mistery è certamente encomiabile, il risultato finale non altrettanto. Occorre maggiore chiarezza perché, come abbiamo già detto prima, in Maniac abbiamo tanta, tantissima forma, ma davvero poco contenuto.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Emma Stone molto brava nel passare da un personaggio a un altro…
  • Justin Theroux sempre perfetto…
  • Sequenza splatter col trapano (il “Drill” del titolo, che in questo caso significa anche esercitazione/simulazione)
  • …un po’ meno Jonah Hill, più statico nella sua performance
  • …peccato per il ruolo assurdo chiamato a interpretare
  • Serie decisamente sopravvalutata
  • Terreno fertile per tutti quelli che sui social vogliono mostrare quanto sono alternativi

 

Ah ma quindi non era una puntata di The Generi?

 

Larger Structural Issues 1×06 ND milioni – ND rating
Ceci N’est Pas Une Drill 1×07 ND milioni – ND rating

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