Mayans MC 1×06 – Gato/MisTEMPO DI LETTURA 5 min

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Quando si realizza uno spin-off, a prescindere dal valore attribuito dal pubblico alla serie madre, il primo scoglio da superare è il naturale confronto che scaturirà nei confronti del prodotto da cui tutto ha avuto origine. In più di un’occasione, finanche nella recensione precedente, il confronto con SoA – e in quel caso anche con The Bastard Executioner – è balzato fuori quasi naturalmente, non certo per un qualche feticismo nei confronti delle precedenti opere di Kurt Sutter, né tanto meno per un eccesso di pignoleria da parte del scemo di turno recensore, talmente a corto di idee da dover necessariamente tirare in ballo l’opera madre così da agguantare l’agognato traguardo delle TOT parole necessarie alla pubblicazione del pezzo. Il confronto nasce in modo naturale per il semplice fatto che uno spin-off è “parte” dell’opera madre, sia che essa sia finita o ancora in corso. Nel caso di accoppiate come The Walking Dead/Fear, il paragone si traduce spesso in una lunga sequela di insulti e bestemmie, questo per ovvi motivi che non staremo a spiegare in questa sede; in altri casi, come per la fortunata coppia Breaking Bad/Better Call Saul, il confronto risulta invece, per la maggior parte del tempo, positivo, questo perché talvolta (per fortuna) uno spin-off riesce, dopo la consueta fase di comparazione iniziale, a camminare con le proprie gambe. E allora, dove possiamo inserire questo nuovo “duo televisivo” Sons Of Anarchy/Mayans MC? Per il momento diremmo nel mezzo.
Gato/Mis è un episodio cruciale in questo senso. Ma procediamo con ordine. Dopo aver superato il proverbiale giro di boa, Mayans ci regala un sesto episodio che, quantomeno per i primi 20/30 minuti, ha un forte retrogusto di filler. La storyline dedicata a Coco e Leticia sembra inizialmente voler cannibalizzare l’attenzione dello spettatore, distraendolo dagli avvenimenti che, fino a questo momento, rappresentano il vero focus narrativo del telefilm. In fase di avvio vengono quindi ripresentate le tre storyline principali – Adelita, Angel e i Los Olvidados; Galindo, Emily e il riscatto; Jimenez, Felipe e il misterioso passato di quest’ultimo – quasi si trattasse di una sorta di avvertimento, un modo per dire allo spettatore: “ci abbiamo girato attorno per cinque puntate, ma tieniti pronto che stavolta qui scoppia un gran casino”. E infatti sarà proprio così.
Nel quadro manca il nostro protagonista – se di protagonisti si può parlare in uno show che fa della coralità uno dei suoi tratti distintivi – che infatti verrà impiegato dagli autori per la “distrazione” sopracitata, ovvero la riparazione del danno causato dalla figlia di Coco. La suddetta storyline, inizialmente etichettata come puro e semplice filler, ha innanzitutto il pregio di rievocare dinamiche e atmosfere molto vicine al mondo di Sons Of Anarchy, a partire dall’inseguimento ai danni di Ez, che immediatamente rievoca nello spettatore lo spettacolare inseguimento visto in “Suits Of Woe“, uno dei migliori episodi della settima stagione di SoA. Col progredire della narrazione, capiamo che in realtà l’intera vicenda – anche se annacquata al punto giusto per portare a casa minutaggio – porterà al consolidamento dei sospetti (sbagliati) di Bishop nei confronti di Coco, attualmente sospettato numero uno per il ruolo di talpa all’interno del charter.
Dall’altra parte abbiamo invece la conclusione della parentesi rapimento, tirato anche fin troppo per le lunghe, e conclusasi prevedibilmente con una trappola ai danni di Galindo, decisamente ingenuo in questa situazione. E in questo gioco di macchinazioni, talpe e sotterfugi, a farne le spese è il povero Andres, trascinato in un affare più grosso di lui che lo condurrà, in maniera abbastanza inaspettata e crudele, alla morte. Una sequenza molto forte che per un attimo ci riporta in quel clima di violenza brutale e ingiustificata a cui Sutter ci aveva abituati in Sons Of Anarchy e che ci fa ben sperare circa il prosieguo della serie.
Sullo sfondo abbiamo anche l’intenso vis a vis tra Felipe e Jimenez, durante il quale si parla di famiglia, rimpianti e del passato di Reyes senior. Un altro segmento narrativo in grado di rievocare ricordi per tutti gli amanti dell’universo di SoA, molto simile, nello stile e nelle intenzioni, ai celebri momenti di riflessione di Jax Teller dinnanzi a fotografie e vecchi scatoloni appartenuti al padre scomparso. Discorso che vale anche per i minuti conclusivi dell’episodio, durante i quali torna una vecchia conoscenza, Lincoln Potter, procuratore distrettuale assegnato al caso dei Sons e vero e proprio villain nella quarta stagione del telefilm. Dopo aver richiamato l’attenzione di Ez, Potter solleva da terra il gatto (il Gato del titolo) appena accarezzato dal nostro protagonista – testimone inconsapevole di quanto accade oltre la recinzione – ennesimo richiamo simbolico atto a mostrare la volontà del character di scoprire quali attività criminali si celino oltre il cancello appena chiuso da Chucky. Forse il tanto atteso momento di svolta è finalmente arrivato.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ritmi di puntata frenetici
  • Il vis a vis tra Felipe e Jimenez
  • L’inseguimento in pieno stile SoA
  • La morte di Andres
  • L’arrivo di Potter
  • Puntata inizialmente filler
  • Galindo decisamente troppo ingenuo

 

Dopo un avvio un po’ in sordina, Gato/Mis si riaccende sul finale, facendo ben sperare sul proseguimento di questa prima stagione di Mayans MC (già rinnovata per una seconda). Il ritorno di Potter, oltre che avere un certo sentore di fan service, rimescola le carte in gioco, mettendo altra benzina sul fuoco in un telefilm già colmo di storyline promettenti. Restiamo in attesa, ma nel frattempo noi ringraziamo.

 

Uch/Opossum 1×05 1.39 milioni – 0.5 rating
Gato/Mis 1×06 1.35 milioni – 0.5 rating

 

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