The Man In The High Castle 3×10 – Jahr NullTEMPO DI LETTURA 6 min

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Il nuovo inizio così tanto desiderato dal Reichsführer Himmler è finalmente arrivato. La strategia nazista di distruzione mirata e calcolata della cultura americana, diametralmente opposta alla politica della lighter hand scelta invece dai giapponesi, tocca il culmine col bombardamento spietato della Statua della Libertà, che va a fare compagnia alla Liberty Bell nella lista dei simboli nazionali statunitensi fatti a pezzi. Ma per il regime lo Jahr null, l’anno zero, consiste anche in qualcos’altro: l’esperimento nella miniera sui monti Poconos, per quanto porti a risultati modestissimi, apre le porte a una nuova era di espansione al di là del proprio mondo, mette pericolosamente i nazisti nelle condizioni di andare molto al di là dei più sfrenati sogni di Hitler stesso. Peccato per Himmler non poterne godere appieno, per via di una pallottola buscata tra le strade di New York nel suo momento di massimo trionfo, una pallottola che potrebbe cambiare pesantemente le sorti della storia: perché se è vero che il gran capo dei Nazisti non è morto ma “soltanto” ferito gravemente, è anche vero che c’è tutto il tempo di morire sotto i ferri della sala operatoria, e in ogni caso si apre un vuoto di potere con tutta una serie di possibili scenari capaci da soli di dar vita a una quarta stagione memorabile. Non va dimenticato che nella serie Goebbels è ancora vivo in quel di Berlino e sarebbe anche ora di sfruttare a dovere la sua figura, una delle più carismatiche e insieme inquietanti del regime nazista; così come non si può ignorare che John Smith è assurto a una posizione gerarchica di primo piano e la sua scalata a Führer sarebbe, oltre che possibilissima, assai avvincente da raccontare (altro che Ditocorto e Cersei Lannister!). Certo, sul futuro del Reichsmarschall dovranno pesare molto gli ultimi eventi e i colpi di scena dell’ultimo episodio, ossia la fuga della moglie Helen e le prove concrete della possibilità di viaggiare da un mondo all’altro. Non si può escludere a questo punto neanche un percorso di Smith al contrario, ossia di progressivo allontanamento dall’ideologia del Reich o di ricerca della propria felicità invece che della gloria del regime.
A questo punto è necessario aprire una parentesi sulla “svolta” fantascientifica a cui si è assistito nel corso di questa terza stagione e che ha raggiunto l’apice proprio in questo season finale. Chi ha letto il romanzo originale di Philip K. Dick del 1962 ricorderà sicuramente che il tema del multiverso vi era appena accennato, ma quello che forse non sa è che Dick stava lavorando anche a un sequel, di cui restano una manciata di capitoli, che avrebbe visto protagonisti proprio i nazisti impegnati a viaggiare in un mondo in cui la guerra era stata vinta dagli Alleati: in questo senso, dunque, la serie Amazon non fa che riprendere e dar seguito a un’idea che l’autore originale aveva solo abbozzato, gettando le basi per una storia che potrebbe farsi sempre più ambiziosa e imponente abbracciando non più uno ma molti mondi. E chi è reduce dalla visione di Fringe sa quanto possano essere stimolanti e intriganti realtà parallele a confronto, ancor di più se c’è un conflitto di mezzo. Purtroppo a questo punto c’è anche il rischio che uno spostamento dalle tematiche ucroniche e distopiche a quelle più squisitamente fantastiche faccia perdere di vista ciò che costituisce la vera forza della serie, ossia la cura per l’ambientazione storica e la complessità della sua situazione geopolitica, degli intrighi di potere, delle fazioni in campo. Si tratta di un problema per ora solo potenziale e ipotetico, che magari non si avvererà mai, ma è lecito avere questi timori, tanto più se si pensa che già quest’anno le trame politiche sono state ampiamente sacrificate a favore del progetto nazista Die Nebenwelt o delle paturnie di vari personaggi secondari e a farne le spese è stato soprattutto Tagomi, ridotto sostanzialmente a un aiutante funzionale agli altri personaggi.
Chi invece avrebbe molto da guadagnare da questa svolta narrativa è Juliana Crane, perché la sua capacità di viaggiare tra le realtà potrebbe farne la protagonista indiscussa di una lotta contro i nazisti di proporzioni immani e completare quel processo di maturazione che l’ha già portata ad essere non più una semplice cittadina della costa orientale ma una ribelle consapevole della necessità di salvare il mondo dall’orrore nazista. La sua crociata nel mondo d’origine, per quanto incapace di conquistare grandi numeri, ha dato i suoi frutti: non solo perché proprio uno degli uomini da lei convinti ad aderire alla causa ribelle ha quasi ucciso Himmler, ma soprattutto perché la pellicola da lei faticosamente recuperata e portata in giro per la nazione inizia ad essere duplicata e diffusa capillarmente per scuotere le coscienze e spronare alla rivolta, come indicherebbe la scena conclusiva dell’episodio.
Dall’altro lato degli ex-Stati Uniti anche il lascito di Frank Frink sembra trovare terreno su cui attecchire, e quel terreno è rappresentato da Eddie e Robert, personaggi che finora hanno vissuto sempre nell’ombra di Frank (tanto che in questa stagione sono serviti sostanzialmente a permettere a Kido di risalire alla sua posizione per catturarlo) e che solo nell’adesione alla causa ribelle potrebbero trovare una propria autonomia e una propria maturazione. Nel caso particolare di Childan si tratterebbe del culmine di un processo già da lungo tempo avviato, che ha portato l’antiquario a perdere sempre più la fiducia e l’ammirazione nei suoi dominatori/clienti nipponici: persone che ha sempre riverito e venerato per la loro cultura “superiore” e che invece gli hanno riservato un trattamento terribile umiliandolo, picchiandolo, truffandolo, imprigionandolo, usandolo per i propri scopi. L’indole dell’affarista che pensa solo ad accaparrarsi manufatti preziosi è dura a morire, ma di certo siamo sulla buona strada per vedere una rinascita dell’uomo.
Sembra giungere a termine, invece, il percorso di Nicole Dörmer, rimandata in patria per la propria degenerata (secondo il pensiero dominante nel Reich, ovviamente) inclinazione sessuale. Purtroppo a conti fatti la sua vicenda con Thelma, piena com’era di potenziale per trattare il tema dell’omosessualità in una società repressiva e omofoba come quella nazista, si è ridotta all’ennesima storyline secondaria schiacciata da storie più importanti, troppo slegata dalla trama principale per influenzarla in qualche modo ma nello stesso tempo troppo poco sviluppata per offrire un ulteriore approfondimento dell’ambientazione distopica. Non bastano un paio di discorsi a letto sull’impossibilità di amarsi alla luce del sole e una retata in un locale di lesbiche per coprire esaustivamente una tematica che potrebbe pure avere agganci con la realtà contemporanea, di certo più tollerante di quella dominata dai nazisti ma ancora troppo poco illuminata e aperta. Peccato, un’occasione malamente sprecata, a meno di fortunosi ripescaggi delle due donne nella prossima stagione.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’attentato a Himmler e le possibili implicazioni future
  • La “svolta” fantascientifica apre nuovi scenari potenzialmente interessanti…
  • Juliana viaggiatrice tra i mondi
  • Adesione di Ed e Childan alla resistenza contro i giapponesi
  • … ma ha anche i suoi rischi
  • A cosa sono servite Nicole e Thelma?

 

La terza stagione di The Man in the High Castle non ha brillato certo per ritmo e intensità, ma “Jahr Null” tira fuori un paio di importanti colpi di scena che preparano il terreno per un prosieguo a dir poco ambizioso. E anche un po’ meno lento a ingranare, si spera.

 

Baku 3×09 ND milioni – ND rating
Jahr Null 3×10 ND milioni – ND rating

 

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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