Nightflyers 1×01 – All That We Left BehindTEMPO DI LETTURA 6 min

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Il nome di George R. R. Martin è legato indissolubilmente, nel bene e nel male, al ciclo di romanzi A Song of Ice and Fire, base a sua volta di una delle serie di maggior successo dell’ultimo decennio e nel contempo esempio di come non si dovrebbe gestire una saga letteraria. Tuttavia, prima di essere uno dei maggiori autori fantasy viventi, Martin è uno scrittore di sci-fi con un curriculum di tutto rispetto e l’epopea ambientata a Westeros non è nemmeno la sua prima opera portata sullo schermo: già nel 1987 aveva visto la luce un adattamento cinematografico di Nightflyers, un racconto lungo di genere space horror vincitore nel 1981 del prestigioso premio Locus per la categoria “Best Novella”. Il film in questione non fu un successo ma a Martin  piace ricordare che salvò la sua carriera artistica, per cui se adesso soffriamo e languiamo nell’attesa di The Winds of Winter il merito è anche del produttore/regista Robert Jaffe.
Gli anni passano e trent’anni dopo quel film Nightflyers rivive in televisione grazie non solo a Jaffe, che figura ancora una volta come produttore, ma soprattutto a Syfy e a Netflix: in particolare la prima si occupa della messa in onda sul suolo americano, la seconda gestisce la distribuzione internazionale e co-produce la serie, dettaglio non trascurabile se si considera che le opere di fantascienza spesso necessitano di budget non proprio irrisori. L’apporto di Martin al progetto è invece praticamente nullo, a causa del contratto che lo lega in esclusiva a HBO, ma il suo nome campeggia comunque in qualità di produttore esecutivo oltre che di autore del racconto di partenza, forse per conferire ulteriore attrattiva a una serie che altrimenti rischierebbe di perdersi nel mare magnum delle novità e dei ritorni dicembrini.
Finito il cappelletto introduttivo, è ora di passare alla scottante domanda: alla luce del primo episodio, vale la pena guardare Nightflyers? Di sicuro siamo di fronte a un lavoro tecnico ed estetico di tutto rispetto, in cui si assiste a una cura per le scenografie, a un’opulenza visiva e a una qualità degli effetti speciali che difficilmente si possono trovare negli altri lavori trasmessi da SyFy, mentre per il colosso dello streaming è ordinaria amministrazione o quasi. Le riprese della Nightflyers che pigramente fluttua nello spazio infinito lasciano a bocca aperta, soprattutto se si è abituati alla povertà materiale di certa televisione fantastica. Come se non bastasse, la regia di Mike Cahill di tanto in tanto lancia qualche gradito omaggio visivo più o meno palese al capolavoro 2001: Odissea nello spazio, ormai diventato patrimonio dell’immaginario popolare. Purtroppo tutto ciò, da solo, non basta a creare qualcosa di artisticamente valido: è solo una scintillante cromatura, uno strato superficiale bello quanto si vuole ma inutile se non ci sono contenuti di pregio. Il problema è che cercando questi contenuti, per ora, si finisce per rimanere a mani vuote.
Discutibile è già la scelta di iniziare l’episodio mostrando la conclusione della storia: il flashforward (o prolessi, se volete fare i fighi con un parolone) è un meccanismo narrativo potentissimo se sapientemente usato, perché genera nel fruitore dell’opera ulteriore interesse a seguire la narrazione per scoprire come si faccia ad arrivare a quell’esito; ma usarlo per mostrare un finale in cui tutti (o quasi, chissà) muoiono a cominciare dalla stessa eroina femminile è il modo più rapido e sicuro per sgonfiare quell’interesse, tanto più se i personaggi presentati nei cinquanta minuti successivi non riescono a coinvolgere con le loro storie. Sono figure fredde, asettiche, prive di quel calore che spinge ad appassionarsi a personaggi che pure sappiamo non essere reali, e il fatto che siano agnelli destinati al macello non giustifica questa negligenza, anzi proprio il fatto che già sappiamo che moriranno dovrebbe spingere gli autori a farceli amare il più possibile, per rendere poi ancora più dolorosa la loro dipartita. Invece non c’è nessuno, in tutta la ciurma della Nightflyer, che sappia suscitare questo effetto. Il personaggio più approfondito per ora resta il dottor Karl D’Branin, ma il suo dramma personale a base di figlia morta e moglie lasciata a casa è stato visto già troppe volte per risultare davvero interessante. Gli unici due che catturano davvero l’attenzione sono Lommie e il capitano Eris: la prima è una figura in cui tendono a confondersi e rarefarsi non solo i confini di genere, ma anche quelli tra uomo e macchina, essendo capace di comunicare col computer di bordo tramite una Neuro-porta impiantata chirurgicamente; il secondo è l’elusivo e misterioso comandante che si mostra all’equipaggio solo in forma di proiezione olografica, spingendoci a dubitare della sua reale esistenza e chiederci se piuttosto non ci sia qualcos’altro dietro, ad esempio un’intelligenza artificiale o una ricostruzione in formato digitale di una mente morta (ok, forse abbiamo guardato troppo Westworld!).
Ulteriormente deleteria si rivela la scelta di puntare su un ritmo blando e compassato, che rende particolarmente pesante il pilot in diversi frangenti. Per fortuna di tanto in tanto la tensione esplode in veri e propri picchi orrorifici, per ora limitati quasi esclusivamente a visioni di morte e mutilazione, e anche nei momenti di maggior calma si respira un’atmosfera tremendamente claustrofobica, un senso di tensione che purtroppo non riesce a essere perfetto perché i primi minuti della puntata hanno già rivelato come andrà a finire. Non aiuta nemmeno la recitazione, anonima e sufficiente, incapace di trasmettere emozioni e di rendere palpabile lo sgomento, il dolore, la paura dei personaggi. Sul piatto ci sono tutti gli elementi dell’horror perfetto, ma annessa c’è l’incapacità di sfruttarli a dovere.
A livello di tematiche, infine, Nightflyers riprende ampiamente topoi ormai solidi della sci-fi, se non addirittura inflazionati: la Terra morente, il primo contatto, la comparsa di individui con poteri telepatici. Mostra una certa originalità nel momento in cui intreccia questi ultimi due temi, presentando il telepate Thale come un individuo pericoloso e instabile ma anche come l’unica speranza per ottenere un contatto con una razza aliena e salvare così il pianeta, eppure per ora l’impressione è che questo elemento della trama sia poco più che una scusa per giustificare la presenza di questo “mostro” a bordo della Nightflyer e dare così inizio al massacro.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Lato tecnico-visivo molto convincente
  • Omaggi della regia a 2001: Odissea nello spazio
  • Qualche interesse per Lommie e il capitano Eris
  • Atmosfera horror claustrofobica
  • Interessante l’idea di intrecciare i temi del primo contatto e della comparsa di individui superumani…
  • Iniziare direttamente col finale rischia di sgonfiare tutta la tensione e l’interesse
  • Personaggi freddi e nel migliore dei casi con un background che non coinvolge più di tanto
  • Ritmo tutt’altro che sostenuto e vivace
  • Recitazione anonima
  • … ma per ora sembra solo una scusa per portare a bordo la minaccia sterminatrice

 

Buona nel tono generale e nella componente estetica, molto meno nel ritmo e nella caratterizzazione dei personaggi: la premiere di Nightflyers mostra tante potenzialità e temi intriganti, ma purtroppo non riesce a essere convincente e a sfruttare tutto quello che possiede.

 

All That We Left Behind 1×01 0.62 milioni – 0.15 rating

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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