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Arrow 7×18 – Lost CanaryTEMPO DI LETTURA 5 min

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Dinah:Do you know why I started the Canaries, what it represents? This is more than just some rebellion group.
It’s a support system.
This is a way for women to know we always have each other’s backs no matter what happens, whenever we need it most, something I failed to do for a friend once, but ever since that happened with her, I made a promise to myself that I would never make that mistake again.
That’s why we wear these.
To honor that promise and the bravery and the sacrifice shared with these amazing women, who somehow no matter how many times they get knocked down they always find the strength to get back up and fight again And that is exactly what the surviving Canaries are going to do together but when the time is right.

 

È pratica comune nella tradizione dei comics, chi più chi meno, introdurre concetti legati alla politica e in generale alla realtà nelle storie di supereroi. Dal movimento delle pantere nere alla satira sul governo Reagan ne Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, si è arrivati quindi all’epoca dell’odierno #MeToo e alle rivendicazioni di matrice femminista. Naturalmente, nell’era del maggior successo di cinecomics e di serie di derivazione fumettistica, ciò ha finito per riflettersi anche sulle scelte dell’industria dello spettacolo, che ha portato le grosse produzioni a puntare (con ottimi risultati) sulle varie Captain Marvel, Wonder Woman e il prossimo film collettivo targato DC/Warner Birds of Prey (and the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn), citato sul finale dalla stessa Felicity in un cross-over linguistico con la fallimentare Justice Leage: “Like a birds of justice“.
In questo contesto, allora, Arrow non poteva che adeguarsi, anche se nel suo caso si tratterebbe in realtà di una valorizzazione maggiore di peculiarità di cui era già abbondantemente in possesso. Modelli femminili forti e indipendenti, infatti, sono presenti nello show fin dal suo inizio nel lontano 2012, ossia da Felicity in poi, pur poggiandosi sempre sul suo protagonista, maschio-alpha per definizione, con tanto di addominali scolpiti e allenamenti intensivi all’ordine del giorno (non a caso, in quest’episodio, replicati dalla più “alpha” delle donne, White Canary/Sara Lance). Da qui nasce quindi “Lost Canary”, che eleva le “amazing women” del cast ad assolute protagoniste. Per farlo, quindi, Oliver Queen viene innanzitutto relegato in una sotto-trama brevissima che poi tanto filler non si rivela, visto che sembra risolvere il mistero sull’omicidio della madre di Emiko. E a proposito del risvolto (forse scontato) sul coinvolgimento di Dante, va notato che in qualche modo si può collegare al tema d’episodio, con Emiko che si scopre esser stata manovrata dal mentore, nonché padre putativo e, soprattutto, uomo.
Come spesso accade in questa stagione, a chiarire lo spirito di puntata ci pensa il flashforward, con le parole sopra riportate di Dinah. Le Canaries, allora, diventano un vero e proprio movimento femminista che trova la sua origine proprio nella trama presente, ossia dalla collaborazione delle diverse protagoniste, perfette rappresentanti di tutti i tipi di emancipazione: a partire dalla Canary acquisita, la Felicity che ha fondato di fatto il Team Arrow assieme ad Oliver, che rispetto alle precedenti “rivali” in amore ha conquistato il proprio marito col suo straordinario cervello; la prima Canary storica, Sara, come detto la donna forte e indipendente per antonomasia, con tanto di riferimenti, non a caso, alla sua libertà sessuale (e a un flirt con la stessa Felicity); infine Dinah, l’ultima arrivata, la più razionale, donna in carriera in un ambiente lavorativo di prevalenza maschile, guida spirituale di tutto il movimento. Le Canaries iniziano qui, unite per riportare sulla retta via Laurel, per poi finire, nel futuro, ad accogliere nelle loro fila Mia Smoak, colei che potrebbe rappresentare il prototipo perfetto, la quale sembra aver ereditato i tratti migliori dei due eroi che hanno avviato tutto. Certo, il “manifesto” recitato da Dinah sprizza retorica da tutti i pori, pur trasmettendo un messaggio inequivocabile e impossibile da non condividere, ma trova la sua ragion d’essere proprio in questo continui rimandi temporali, in un futuro distopico dove l’ultima speranza rimasta risiede nel supportarsi a vicenda, sempre e comunque.
A proposito di “gruppi di supporto”, l’aspetto più interessante, a livello di scrittura, si può trovare nel suggestivo parallelismo tra “le” Laurel della serie. Se la prima, quella di Terra-1, nell’ultimo periodo antecedente alla morte ha dovuto combattere e infine sconfiggere, con l’aiuto dei propri cari, la dipendenza dall’alcol, la Black Siren di Terra-1 deve invece fronteggiare la propria dipendenza dal crimine (e sembra quasi fatta apposta, in questo senso, l’inquadratura che la vede divertita con 2 calici vuoti in mano, sul finale). Col suo addio, poi, si consuma un altro rimando al destino comune dell’attrice che interpreta entrambe, ovvero Katie Cassidy. Per motivi esterni o no, è la seconda volta che la vediamo abbandonare la serie, come se Laurel, in qualsiasi forma, sia in realtà un personaggio a breve scadenza. Dipenda o meno dal suo background di base, dalla gestione degli autori o, perché no, proprio dall’attrice, resta il fatto che il personaggio finisce puntualmente con l’esaurire precocemente la sua potenzialità narrativa. Stavolta, però, rispetto alla precedente, sembra proprio essersene andata al momento giusto, con l’ultima redenzione a sancire la sua catartica svolta. Ecco, verrebbe proprio da dire, magari gli autori lo avessero capito stagioni fa con Felicity.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Birds of Justice
  • L’origine delle Canaries  
  • L’addio di Black Siren, al momento giusto 
  • La sotto-trama di Oliver e Diggle, molto meno filler di quello che sembra 
  • La retorica urlata nel “manifesto” delle Canaries 
  • Rappresentazione dell’attualità sì, ma magari in maniera un tantino più sofisticata non guasterebbe 

 

Arrow diventa per un episodio spiccatamente femminista, dimenticandosi forse di esserlo sempre stato. Magari, allora, poteva valorizzare in altri modi quello che già aveva, ma si salva per l’importanza del suo messaggio, in un’epoca in cui la realtà non sembra averne mai abbastanza.

 

Inheritance 7×17 1.01 milioni – 0.3 rating
Lost Canary 7×18 0.71 milioni – 0.2 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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