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Chernobyl 1×05 – Vichnaya PamyatTEMPO DI LETTURA 4 min

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Chernobyl-1x05Un gruppo di bambini che scherzosamente giocano e ridono con i propri genitori; una giovane coppia che si gode un momento di felicità quotidiana; alcuni, sparsi, individui diretti a lavoro. Chernobyl decide di iniziare così il suo ultimo appuntamento, mostrando una quotidianità che di lì a poco sarebbe scomparsa, spazzata via da delle negligenze di uno Stato e dall’incapacità lavorativa (giustificata o non) di un ristretto gruppo di persone. Volendo riassumere, però, come appuntato da Legasov durante il processo, ciò che condannò incontrovertibilmente la vita di 4.000-93.000 persone (le stime sono ridicole e per questo motivo non attendibili considerato il range) furono le bugie.
RecenSerie non è un giornale che tratta di attualità e non è quindi il luogo adatto per poter disquisire di ciò che è accaduto a Chernobyl da un punto di vista scientifico e politico. E’ quindi corretto mantenere il focus sulla narrazione che la serie tv, co-produzione HBO e Sky UK, ha deciso di portare in scena.
Dopo un inizio di puntata volutamente evocativo della situazione precedente il disastro (12 ore per la precisione), l’attenzione viene subito spostata più avanti dal punto di vista temporale, ossia al luglio 1987, giorno del processo di Dyatlov, Bryukhanov e Fomin.
Il primo appunto che risulta obbligatorio e necessario fare è che, nonostante la staticità delle scene e la pressoché totale assenza di spostamenti logistici e di contesto (oltre un’ora di episodio riguarda il processo), la puntata non può annoiare. I dialoghi (forse sarebbe meglio dire monologhi) scritti per i tre personaggi principali (Legasov, Shcherbina e Khomyuk) e che rappresentano l’accusa per i colpevoli risultano perfettamente scritti e capaci di magnetizzare l’attenzione dello spettatore anche per l’interesse che suscitano rappresentando una sorta di spiegazione finale riguardo a cosa è davvero avvenuto la notte tra il 25 ed il 26 aprile 1986.
Ma le persone che siedono al banco degli imputati non sono gli unici colpevoli di quanto avvenuto a Chernobyl ed è qui che la serie decide, come già fatto in precedenza, di svelare i fatti che all’epoca vennero celati e nascosti al pubblico. Il monologo di Legasov (un Jared Harris ancora una volta magnifico) sfocia nella critica sociale andando ad attaccare un qualcosa di cui già in precedenza si era fatta menzione: il non funzionamento del bottone AZ-5. Questo bottone, così come appuntato negli episodi precedenti e come riportato da Legasov nel suo discorso, volendo riportare la recensione in campo seriale, doveva rappresentare l’ultima ancora di salvezza in caso di malfunzionamento del reattore, proprio come lo erano le chiavi di emergenza che Desmond Hume portava con sé in Lost.
Tuttavia, il bottone della salvezza diventa, alla fine di una sequenza ben descritta all’interno della serie di cause ed effetti, l’innesco di una vera e propria bomba nucleare: la situazione precipita in una manciata di secondi e in un battito di ciglia un contesto che sembrava poter ancora essere gestito diventa un disastro senza precedenti, condannando decine di persone ignare di cosa esattamente stesse accadendo accanto a loro.
La ricostruzione di Legasov, accompagnata dai momenti di poco precedenti all’esplosione, risulta essere l’ennesimo tassello narrativo di una serie tv senza eguali in termini di realismo scenico e storico. Risulta praticamente impossibile trovare un elemento che possa essere contestato dal momento che questa è la rappresentazione dei fatti e che la storia non può essere riscritta.
Ciò che rimane al pubblico, a quasi trentacinque anni dal disastro di Chernobyl, sono gli ultimi minuti di questa puntata in cui, sommessamente, vengono raccolte verità scritte e dette riguardo al disastro: il conteggio dei morti, gli sfollati, i danni ambientali, il costo economico e, ovviamente, quello umano.
The Looming Tower non aveva convinto per una prolissità narrativa sicuramente eccessiva ed un desiderio di romanzare un qualcosa che non doveva essere romanzato ma semplicemente raccontato. Chernobyl rappresenta la perfezione narrativa e regista da questo punto di vista: Craig Mazin e Johan Renck confezionano un prodotto di indiscutibile impatto e bellezza, una miniserie che meriterebbe un sicuro posto ai prossimi Emmy.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Inizio puntata dedicato alla normale quotidianità di una cittadina ignara
  • Il focus della puntata sul processo
  • I dialoghi, semplicemente perfetti
  • Una spiegazione dovuta e necessaria riguardante la consequenzialità dei fatti
  • Oltre un’ora di puntata e non sentirla
  • Informazioni pre-titoli di coda
  • La serie nel suo complesso
  • L’unico neo continua a rimanere la lingua del prodotto, ma si tratta veramente di un dettaglio talmente marginale considerata l’imponenza della serie che risulta corretto citare giusto per completezza

 

Con un ultimo episodio volto ad evidenziare la portata e l’importanza che può avere una bugia non solo nella nostra vita ma anche in quella degli altri, Chernobyl conclude il proprio percorso. Nonostante superi abbondantemente l’ora di messa in onda, i dialoghi sostenuti e l’assenza di veri tempi morti aiutano ad assorbire quasi totalmente le informazioni che gli sceneggiatori decidono di passare allo spettatore.
Requiescat in pace.

 

The Happiness of All Mankind 1×04 1.93 milioni – ND rating
Vichnaya Pamyat 1×05 1.89 milioni – ND rating

 

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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