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Mindhunter 2×02 – Episode 2TEMPO DI LETTURA 5 min

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Mindhunter 2x02 - Episode 2Nance: “I can’t imagine. Its… awful. That just doesn’t happen around here.”
Bill: “It happens everywhere, Nance.”

Dopo un episodio di mera introduzione, necessario per riannodare i fili delle varie trame dello show, finalmente si torna “all’azione”. Che, per uno show come Mindhunter vuol dire tornare alla routine lavorativa tra analisi delle scene del crimine, interrogatori, classificazione e formulazione di teorie sui vari serial killer e soprattutto interviste alle più grandi “star” del settore.
Fra questi Charles Manson è sicuramente il più atteso, essendo già annunciata la sua presenza in questa seconda stagione. Ma sarebbe troppo presto farlo comparire già nel secondo episodio e infatti David Fincher & co. lo stanno intelligentemente tenendo “nascosto”, pur accennandolo continuamente nei dialoghi dei protagonisti, giusto per far crescere ancora di più la tensione e la suspense al riguardo.
Intanto però questo episodio regala ai fan della serie un altro personaggio non da poco: David Berkowitz, altrimenti noto come “Son Of Sam”, il serial killer che, negli anni ’70, riuscì a tenere sotto scacco l’intera città di New York (costretta a redigere leggi speciali e coprifuoco notturni a seguito delle minacce che ripetutamente inviava ai media) uccidendo sei persone con una calibro 44. Il personaggio in questione era già stato adattato per il grande schermo in un film di Spike Lee del 1999, interpretato dalla futura star di The Sopranos, Michael Badalucco.
Qui, invece, la figura del serial killer comandato da un cane “posseduto da un demone” trova perfetta incarnazione grazie a Oliver Cooper che dimostra di non avere nulla da invidiare a Badalucco. Il suo David Berkowitz è un perfetto manipolatore e giocatore d’azzardo che riesce, all’inizio, a far credere a tutti di essere schizofrenico, quando in realtà è perfettamente lucido e consapevole delle sue azioni. E la scena dell’interrogatorio in carcere riporta inevitabilmente lo spettatore ai fasti dell’“Episode 3” della prima stagione in cui il duo Holden-Bill cominciava gli interrogatori con Ed Kemper.
Musiche, dialoghi e la fotografia opaca e distorta del solito duo Erik Messerschmidt e Christopher Probst, oltre che la regia di David Fincher, rendono questa scena un piccolo capolavoro di tensione piscologica e narrativa, resa in formato minimale ma efficace. Si tratta inoltre di un punto fondamentale, all’interno della trama orizzontale della serie, perché ridefinisce, ancora una volta il modus operandi dei cosiddetti “serial killer”, un ulteriore tassello di ricerca che potrebbe aiutare il team di ricercatori dell’FBI nell’indagine relativa al BTK Strangler, altra linea narrativa orizzontale dello show.
Anche per quanto riguarda questa storyline, infatti, l’episodio fa passi avanti significativi, evidenziati dall’intenso dialogo in macchina tra Bill e Kevin, uno dei sopravvissuti al killer. Tutta questa scena viene sapientemente costruita da Fincher sulla sottrazione: il non vedere mai il volto della vittima, le frasi spezzate che descrivono gli avvenimenti senza l’uso del flashback, la claustrofobia dell’ambiente scelto e la mancanza di luce sono tutti elementi che giocano sull’attesa e che contribuiscono alla creazione della suspense narrativa. Un ulteriore conferma (nel caso ce ne fosse bisogno) del talento del regista di Fight Club.
In tutte queste scene è soprattutto il personaggio di Bill (Hot McCallany)  a farla da padrone. L’agente Tench finora è il character che ha avuto il percorso evolutivo più sviluppato per quanto riguarda il trio di investigatori di cui fanno parte lui, Ford e Carr. Questo soprattutto per sopperire alla mancanza di Ford (Jonathan Groff) che dimostra di non essersi ripreso ancora del tutto dai suoi attacchi di panico. Da semplice “spalla” della prima stagione quindi l’agente Tench è ormai diventato il vero “leader” del gruppo: è soprattutto lui a portare avanti le indagini sul BTK Stranger, a riconciliare (e riconciliarsi con) le varie anime del gruppo, facendo da mediatore tra l’approccio “investigativo” di Holden e quello “scientifico” della dottoressa Carr, nonché a condurre gli interrogatori con i serial killer in attesa dello “sblocco” del suo partner. Sarà interessante vedere come questo cambiamento influirà all’interno delle dinamiche del gruppo, già ampiamente messe alla prova dagli avvenimenti dei precedenti episodi.
Risultano ancora “in disparte”, invece, gli altri due co-protagonisti dello show: Holden ancora “ingessato” (anche come recitazione, e non si sa se sia voluta o meno la cosa) per il trauma subito e la dottoressa Carr (Anna Torv) la cui storyline, al momento, si concentra più sul “privato” (i rapporti con gli altri due colleghi e la rivelazione della sua probabile omosessualità) che non sul suo ruolo effettivo nelle indagini.
Si spera che le prossime puntate rimettano al centro dell’azione questi due characters come meriterebbero (magari dando anche più tridimensionalità a Gregg che risulta sempre lo “sfigatino” del gruppo). E soprattutto che gettino un po’ più di luce sul personaggio interpretato da  Sonny Valicenti, le cui scene introduttive risultano sempre più efficaci nel far entrare lo spettatore nel mood dello show.
In attesa di scoprire che cosa combinerà (perché a questo punto qualcosa combinerà di sicuro) non resta che proseguire nella visione degli episodi, ora che finalmente si è tornati all’opera!

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • David “Son Of Sam” Berkowitz
  • Ritorno alla “solita routine”
  • Interrogatorio in macchina
  • Intro e dialogo finale
  • Regia di David Fincher
  • Holden e Wendy ancora “sottotono”
  • Chi è il personaggio interpretato da Sonny Valicenti? Vogliamo sapere di più!

 

Non è Charles Manson, ma è sicuramente una delle prime “star” di questa seconda stagione. Il David Berkowitz di Oliver Cooper arricchisce ulteriormente la gallery di personaggi “seriali” di Mindhunter, mentre finalmente si torna “all’azione” e ci si prepara per nuove indagini.

 

Episode 1 2×01 ND milioni – ND rating
Episode 2 2×02 ND milioni – ND rating

 

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Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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