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Poldark 5×08 – Episode 8TEMPO DI LETTURA 9 min

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La galoppata televisiva di Poldark giunge alla sua conclusione, al termine di una quinta stagione che per la prima (ed unica) volta nella storia dell’adattamento di Debbie Horsfield si svincola completamente dai libri, pur mantenendo quello strettissimo legame con la storia vera che da sempre rappresenta uno dei pregi della serie BBC a differenza di certe serie sui Vichinghi o sui templari. Una conclusione che, spiace dirlo ma è così, lascia l’amaro in bocca. Innanzitutto perché la saga di Winston Graham sui Poldark consta di dodici libri e troncando qui la serie si lasciano totalmente inediti sullo schermo gli ultimi quattro; e considerando che altrove c’è gente che si è dovuta arrangiare perché lo scrittore non aveva finito i volumi rimanenti in tempo, la decisione della Horsfield assume anche un po’ il sapore dello spreco. Ma delude soprattutto perché l’ultimo episodio, che dovrebbe essere degno coronamento della storia, si rivela uno dei peggiori, forse il peggiore in tutte le cinque stagioni, e se alla fine della recensione non troverete un Kill ma “solo” un Burn è per rispetto verso una serie che negli anni ha dato tanto. Parole forti dettate dalla rabbia di uno spettatore troppo pronto alla stroncatura? Stiamo a vedere.
Com’era prevedibile, buona parte della puntata finale ruota intorno alla progettata invasione francese a cui Ross sta collaborando con un chiaro fine nascosto. Lodevole tentativo di ricollegarsi alle vicende della macro-storia e fare in modo che i mangiarane non siano uno spauracchio citato ogni tanto nella sceneggiatura ma una minaccia concreta… sennonché questi invasori francesi sono sbucati fuori dal nulla cosmico, imponendosi nel giro di una misera puntata come nuovi, pericolosissimi villains. Come se la serie ne avesse bisogno: tra George, suo zio, Ralph Hanson e Joseph Merceron c’erano già sufficienti antagonisti senza dover scomodare anche i Francesi.
Ovviamente, aver tirato fuori dal cilindro magico questa ennesima minaccia proprio ad un passo dal finale, costringe a comprimere tutta l’azione nello spazio di appena un’ora, con risultati facilmente immaginabili: il generale francese Toussaint non ha il minimo approfondimento e, anzi, sembra la copia sbiadita di Monk Adderley della scorsa stagione, con tanto di avanches a Demelza; mentre la “conversione” di George, che all’improvviso si rende conto della malvagità dei fratellastri Hanson/Merceron e decide di fare squadra con il rivale di sempre, risulta a dir poco frettolosa e priva di preparazione. Sia chiaro, è bello vedere i due che per una volta si alleano e addirittura si scambiano più di quattro parole senza saltare l’uno alla gola dell’altro o lanciarsi frecciate velenose, ma resta il fatto che il cambiamento di George è gestito con troppa superficialità: in una scena è in salotto a complottare con gli altri tre supercattivi, e nella scena successiva in cui compare imbraccia due pistole per freddare Toussaint e Hanson (peccato abbia sbagliato la mira). E’ pur vero che un’ulteriore sequenza nel mezzo per mostrarcelo dubbioso, pensieroso, poco convinto dall’alleanza con lo spregiudicato Hanson avrebbe probabilmente rovinato l’effetto sorpresa, ma bisognerebbe che gli sceneggiatori capiscano che la sorpresa non è tutto e che ciò che conta davvero è la verosimiglianza e la coerenza della narrazione.
Comunque sia, se l’improvvisa epifania di George non è poi così grave, lo è la gestione degli altri due antagonisti, i fratellastri Hanson/Merceron. Chi scrive deve ancora riprendersi dalle risate per questo colpo di scena assurdo e totalmente inutile, perché non aggiunge niente ai fini della trama: Ralph e Joseph potevano benissimo essere due soci senza la minima parentela e tutto sarebbe filato lo stesso bene. Poldark non ha mai avuto bisogno di simili espedienti, tirarli fuori proprio nel finale denota una certa vena masochista in Debbie Horsfield che si è incaponita a distruggere quanto di bello aveva realizzato con le prime quattro stagioni. Ma andiamo oltre. Per tutta l’ultima puntata, Merceron risulta non pervenuto: se ne sta in poltrona, ci ricorda quanto è cattivo, parla, parla, ma non fa nient’altro. Ha orde di sgherri e lacchè, eppure lascia l’onore di intervenire personalmente al solo Hanson, che per tutta risposta commette l’errore tipico di ogni cattivo di serie B: avere sotto tiro il protagonista, poterlo uccidere impunemente e lasciare che invece viva. Nel caso specifico, lascia che Ross e Toussaint duellino all’ultimo sangue, perché… perché sì, perché altrimenti la trama non andrebbe avanti, Ross morirebbe subito e non ci sarebbe la furbata di Demelza che seduce il francese per fargli abbassare la guardia né l’intervento provvidenziale di badass George. Non sarebbe stato più sensato mandare altri uomini insieme ad Hanson, piombare a Nampara e ammazzare tutti? O in alternativa ammazzare il francese e arrestare Ross per farlo processare per tradimento? Ah, la psicologia dei pessimi villains, che argomento di studio affascinante!
Come se non bastasse, all’inizio dell’episodio si ricorre all’ennesimo timeskip di cinque mesi che, se da un lato non rappresenta una novità nella serie, dall’altro rischia di destabilizzare un po’, sulle prime, lo spettatore che si ritrova la coppia di protagonisti in piena crisi matrimoniale e Ross che civetta con Tess. Ovviamente fa tutto parte del piano, ovviamente noi intuiamo fin dal primo istante che il moro non sta tradendo Demelza e che flirta con la popolana rivoluzionaria solo per conquistare la sua fiducia, ma ritrovarsi catapultati in uno scenario così diverso da quello che aveva chiuso il precedente episodio non è comunque una bella cosa. Va detto, poi, che l’ennesima incomprensione tra Ross e Demelza non solo è un copione già scritto e già visto nell’arco di questi cinque anni, ma soprattutto distrugge tutta quell’evoluzione che il protagonista dovrebbe aver vissuto: che senso ha ripetere ogni due battute quanto ama la moglie, quanto si fida di lei, quanto la reputi indispensabile nella propria vita, se poi non la mette a conoscenza dei suoi piani e la inganna così crudelmente? Dov’è tutta questa fiducia millantata e proclamata, ma mai concretamente vista? Ciò che ne consegue è terribile: la saga televisiva dei Poldark non si chiude con due coniugi che dopo anni e anni di vita insieme ormai si appoggiano e si sostengono ciecamente, ma con un marito che mente spudoratamente alla moglie (seppur a fin di bene) e non la ritiene adatta a sostenere il peso delle sue decisioni e dei suoi segreti. Questo è un finale dolce-amaro, signori miei, altro che Game of Thrones.
Per fortuna, altri possono vantare un finale ben più lieto. L’interminabile, a tratti stucchevole, triste storia di Drake e Morwenna sveste i panni della tragedia: dopo la ritrovata intimità coniugale arriva anche la figlioletta Loveday, una creaturina che stavolta la ragazza potrà amare senza il minimo timore di esserne separata. E con la nascita della piccola Carne arriva anche un barlume di speranza per Dwight e Caroline, pronti a cercare nuovamente di avere un figlio. Anche Sam trova finalmente la felicità convolando a nozze con Rosina, concludendo così una storyline triangolare non particolarmente intrigante e, a conti fatti, abbastanza inutile: a cosa è servito che Tess abbia messo zizzania tra i due promessi sposi nella puntata precedente? A niente.
Persino il ciclo narrativo di George si chiude tutto sommato bene, col banchiere-deputato che si lascia finalmente alle spalle i fantasmi del passato, lo spettro di Elizabeth, i dubbi sulla paternità di Valentine, la grande villa di Trenwith foriera solo di brutti ricordi. E ovviamente, per rimanere in tema di lieti fini, non si può non citare la sorte che attende Merceron e Hanson: niente condanna a morte per i due ma l’arresto, il processo e la caduta in disgrazia sono un contrappasso più che giusto per due uomini che hanno agito per tutta la vita in maniera spregiudicata per diventare ricchi ed influenti e che hanno complottato per distruggere la reputazione di Despard e di Ross. Solo al povero Geoffrey Charles va bene a metà perché è sì reintegrato all’accademia militare da cui era stato espulso, ma ha perso per sempre il suo primo amore. Del resto, la tradizionale sfiga dei Poldark deve passare alla generazione successiva.
Una generazione di cui purtroppo, a meno di un clamoroso revival tra qualche anno (l’hanno fatto per Prison Break e per The X-Files, perché non per Poldark?), non vedremo le storie sul piccolo schermo, nonostante la saga di Winston Graham continui proprio concentrandosi maggiormente sui figli di Ross e di George. Ed è un vero peccato, perché il finale dell’episodio, con Ross che parte per la Francia come agente segreto al servizio della Corona, si sarebbe riallacciato benissimo alla narrazione del romanzo The Stranger from the Sea, dove si scopre che è stato in missione per qualche tempo proprio sul continente europeo. Chissà che chi di dovere non ci ripensi e decida di continuare la saga televisiva, con una maggiore fedeltà ai libri e, si spera, una maggiore qualità della scrittura. Ma mentre rimaniamo in trepidante attesa di questo miracolo bisogna accontentarsi di un finale deludente, degna conclusione di una stagione sottotono, e salutare Ross, Demelza, George, Dwight, Caroline, Sam, Drake, Morwenna, Geoffrey Charles, Prudie, Zach e tutti gli altri. E ringraziare Debbie Horsfield, nonostante gli scivoloni di quest’anno, per averci regalato questo splendido spaccato di vita nella Cornovaglia a cavallo di due secoli.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • George e Ross alleati per una notte…
  • Qualche meritato lieto fine per i buoni e qualche ancor più meritata condanna per i cattivi
  • Ross in versione 007 nel finale
  • …ma è tutto troppo improvviso
  • L’invasione francese tirata fuori dal cilindro per creare un finale roboante senza la minima preparazione
  • Il generale Toussaint è la brutta copia di Monk Adderley
  • Joseph Merceron non pervenuto per tutto l’episodio
  • Le doti intellettive di Ralph Hanson
  • Timeskip a inizio episodio che confonde non poco
  • L’ennesimo momento di melodrammatica incomprensione fra Ross e Demelza facilmente evitabile se lui si fosse davvero fidato di lei

 

La fine di una serie televisiva è sempre cosa triste, almeno quando si tratta di una serie che si è amata e apprezzata. Se poi il finale è sottotono è ancora peggio. E purtroppo Poldark si è voluto congedare da noi (per sempre? Momentaneamente?) in un modo che difficilmente poteva essere peggiore. Ci consola pensare che in cinque anni la serie abbia fatto commuovere, piangere, ridere, odiare e amare i suoi personaggi così bene e così intensamente come poche altre, e forse alla luce di ciò le si può perdonare un’ultima caduta di stile.

 

Episode 7 5×07 ND milioni – ND rating
Episode 8 5×08 ND milioni – ND rating

 

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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