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Carnival Row 1×01 – Some Dark God WakesTEMPO DI LETTURA 4 min

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Partiamo dai fatti: ancora prima di debuttare online lo scorso 30 Agosto con i primi 8 episodi, gli Amazon Studios avevano già rinnovato Carnival Row per una seconda stagione, segno di una certa stima e fiducia, oltre che di una necessità legata a spalmare il grosso budget presumibilmente speso per girare questo primo arco narrativo. E si capisce che il duo creativo René Echevarria e Travis Beacham ha progettato qualcosa che necessita di più di 8 episodi per essere apprezzato appieno non appena si termina la visione di “Some Dark God Wakes”; una visione che risulta di fatto sufficiente a stuzzicare lo spettatore ma che, al tempo stesso, si dimostra molto arzigogolata nel presentare tutto l’universo di Carnival Row. Almeno il comparto tecnico della regia e degli effetti speciali è estremamente curato.

Something that will be the end of us. I’ve seen it. With my own eyes. You think I’m mad. I know darkness. I’ve been to the twilight edge of the world and dredged up things from the sunless deep that would turn your blood cold.
But nothing like the thing I saw in the dark beneath our very feet. You’re ill-prepared for the hardship that lies ahead. There is more here than you can fathom. And while you go about your little life, so sure that this world still belongs to you some dark god wakes.

Fate (anche etichettabili come esseri umani con ali da libellula), mostri, altre creature fiabesche/mitologiche ed esseri umani convivono non pacificamente insieme in questo universo partorito dalla mente di Travis Beacham nel lontano 2005 come film che, però, non è mai stato prodotto. 12 anni dopo rinasce sotto forma di serie tv e probabilmente, anche a fronte della situazione mondiale relativa a migranti ed immigrati che scappano dal proprio paese in guerra o in carestia per cercare un futuro migliore, focalizza gran parte dei propri sforzi nell’enfatizzare questa divisione interna alla società. E non è un’idea sbagliata perché effettivamente, anche come richiamo alle news quotidiane, potrebbe avere ancora più risonanza, tuttavia, rimane il dubbio di come questa tematica possa amalgamarsi omogeneamente con le altre (troppe) presentate.
La commistione di generi funziona principalmente quando, attingendo a sinistra e a destra, si crea qualcosa di nuovo che stuzzica il pubblico. Carnival Row sembra aver osato un po’ troppo finora, o almeno questa è la sensazione che si ha visti i richiami abbastanza palesi a storie come quella di Jack The Ripper (per i non anglofoni è Giacomo Lo Squartatore), alla location (e non solo) di Penny Dreadful e, più in generale, ad un tentativo di presentarsi come alternativa fantasy ora che Game Of Thrones è finito e The Lord Of The Rings è in produzione. Il tutto con un pizzico di horror ancora da esplorare.
Per quanto riguarda il casting, ci sono solo due nomi altisonanti ed il resto, come si può giudicare anche dalla insipida performance dei supporter character, non rappresenta un valore aggiunto allo show. E in realtà nemmeno il duo protagonista: al momento, tra il character di Orlando Bloom e quello di Cara Delevingne, è solamente il primo a bucare un po’ lo schermo, vuoi per un maggiore minutaggio, vuoi per dei dialoghi che tutto sommato fanno il loro dovere (visto che Vignette praticamente non parla), vuoi perché effettivamente Bloom sa recitare a differenza della Delevingne. Ed è principalmente questo il discorso che si deve affrontare: bastano due personaggi famosi per mantenere viva l’attenzione in una trama che ha tantissimi copia-incolla e poca verve creativa? Generalmente a questa domanda segue spesso un “no” ma è ancora presto per giudicare, anche se, sicuramente, la parola “capolavoro” può essere esclusa in qualsiasi frase in cui si parla di Carnival Row.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Effetti speciali
  • C’è del potenziale (soprattutto per la svolta horror) se si smettesse di fare rapidi copia-incolla da altri prodotti
  • Almeno non è la classica storia d’amore tra i due protagonisti, bisogna darne atto
  • Tanti copia-incolla che sviliscono la creatività della serie
  • Recitazione di Delavingne revisionabile…
  • Casting mediocre
  • Ci sono troppi generi che si sovrappongono costantemente
  • Nell’ora di visione si sono visti almeno 20 personaggi diversi, di cui interessanti forse sono solo 3, di cui non ci si ricorda il nome di nessuno e di cui non c’era il bisogno di affrettare l’introduzione

 

“Some Dark God Wakes” è una series premiere sicuramente apprezzabile per gli occhi, un po’ meno se si cerca un prodotto innovativo e con una propria anima. Ci sono diversi spunti interessanti da sviluppare ma gli sceneggiatori sembrano più focalizzati su altri temi ed il cast non aiuta moltissimo a dirla tutta. Insomma, potrebbe piacere a tempo perso ma non è sicuramente il capolavoro che tutti noi (soprattutto Amazon) stavamo aspettando.

 

Some Dark God Wakes 1×01 ND milioni – ND rating

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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