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The Spy 1×01 – The ImmigrantTEMPO DI LETTURA 5 min

in Recensioni/The Spy by
Negli ultimi anni in televisione il genere spy story, comunque sempre vitale, ha goduto di un nuovo successo. Basti pensare alla longeva Homeland, all’epopea della guerra fredda narrata in The Americans, alla riesumazione del romanzo di le Carré The Night Manager. Si tratta fin qui di vicende fittizie, legate a reali contesti storici e a reali problemi del passato o della contemporaneità, ma comunque incentrate su personaggi inventati e dinamiche liberamente immaginate dagli autori. Con The Spy, miniserie co-prodotta dal colosso dello streaming Netflix e dal francese Canal+ (che, con le dovute proporzioni, è un po’ la HBO dei cugini d’oltralpe), siamo invece su un terreno diverso, quello della storia vera, anche se in parte romanzata per ovvie esigenze, dell’agente israeliano Eli Cohen, impegnato negli anni ’60 in una missione in Siria che gli costò la vita e che, pare, diede comunque alla sua nazione informazioni preziose per vincere la guerra-lampo dei sei giorni.
Il principale motivo di interesse verso questa miniserie, al di là dell’argomento trattato, è però un altro: a interpretare l’agente del Mossad c’è Sacha Baron Cohen. Per quei pochi che non lo conoscessero, Sacha Baron Cohen è un comico britannico di origine ebree, noto per aver interpretato nel Da Ali G Show e nei rispettivi film il rapper Ali G, il giornalista kazako Borat e il giornalista di moda gay austriaco Bruno. Un anno fa, con Who Is America?, ha portato alla luce in maniera a dir poco spassosa ma anche tanto, tanto inquietante le storture e le contraddizioni di una nazione colma di xenofobia, bigottismo e conservatorismo. Ma ha all’attivo anche qualche ruolo più serio, come Monsieur Thénardier nei Misérables del 2012, e sarebbe stato anche Freddie Mercury se i superstiti Queen non avessero bocciato l’idea di biopic che aveva in mente. E ora può vantare alla voce “ruoli drammatici” del suo curriculum attoriale anche l’agente segreto Eli Cohen. Anche in questo caso non è la prima volta che lavora in una spy story, ma Grimsby del 2016 era una commedia, qui di comico c’è ben poco.
La prova recitativa di Cohen (l’attore), per quello che si è potuto vedere nel primo episodio, è così convincente da far dimenticare di essere di fronte allo stesso uomo che è balzato agli onori della fama perculando VIP e politici in interviste satiriche. Persino quando sul finale sfoggia un paio di baffetti, lo si è ormai presi talmente sul serio che riesce difficile associarlo all’immagine di quello che forse è il suo personaggio più famoso, Borat. Il suo Cohen (il personaggio) è un uomo prigioniero di una vita che non lo soddisfa, di un lavoro che non gli permette di servire al meglio la propria nazione e di amicizie. L’unico barlume di luce è il rapporto con la moglie Nadia, ma Eli vuole di più e così si rivolge volontariamente al Mossad per essere arruolato, dando inizio al percorso che lo porterà a infiltrarsi fin nelle più alte sfere siriane.
Ma Sacha non è la sola star della serie. Nei panni di Dan Peleg, l’addestratore del Mossad che si prende carico della preparazione di Eli, troviamo Noah Emmerich, vecchia conoscenza di chi ha visto The Americans. Toh, un attore reso celebre da una spy story che torna a così breve distanza di tempo in una spy story! Si aggiunga il fatto che la mente dietro la miniserie è Gideon Raff, ossia l’ideatore della serie israeliana Prisoners Of War che a sua volta è stata la base della statunitense Homeland, insomma un veterano del genere.
Per quanto “The Immigrant” sia un episodio sostanzialmente introduttivo, riesce già a mettere in chiaro le principali caratteristiche del prodotto. Essere una serie basata su fatti veri e sulla biografia di una persona realmente esistita impone un tono realistico e lontano dalle esagerazioni hollywoodiane e bondiane. Lo stesso addestramento a cui Eli è sottoposto e che è impostato come certe sequenze di allenamento nei film sportivi mostra prove tutto sommato poco avvincenti: imparare a battere in alfabeto Morse un determinato numero di parole al minuto, saper riconoscere gente che ti pedina, memorizzare nomi di politici, militari e armi della Siria. C’è anche qualche prova fisica, ma The Spy ci tiene a ricordare che essere un agente segreto significa prima di tutto allenare la mente, la memoria, i riflessi, i sensi.
Tuttavia, se c’è una cosa su cui la miniserie lesina (per il momento, chissà che non ponga rimedio nei prossimi episodi con dei flashback) sono le informazioni sul passato di Eli. Viene fatto qualche accenno alla sua attività in Egitto, all’operazione Susannah, al fatto che abbia già presentato richiesta di reclutamento al Mossad venendo rifiutato perché “a noi i volontari non ci piacciono”, ma di fatto poco e niente viene mostrato dell’attivismo del personaggio già prima di essere reclutato per la missione in Siria. Il risultato è che la determinazione di Eli a diventare una spia non ha sufficiente solidità e rischia di sembrare motivata più da una noia esistenziale, da una volontà di mettersi in gioco e fare qualcosa di elettrizzante, che da una reale coscienza patriottica. E purtroppo non è un difetto da poco.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sacha Baron Cohen in un ruolo drammatico
  • Noah Emmerich torna a lavorare in una spy story
  • Niente esagerazioni hollywoodiane e bondiane, le spie sono riportate nella realtà
  • Il mancato spazio all’attivismo di Eli Cohen prima del reclutamento nel Mossad rende poco solida la sua scelta di diventare una spia

 

The Spy può vantare alle spalle un veterano del genere spy story e nel cast le ottime performance di Cohen e Emmerich, ma partire ex abrupto con Eli che cerca di entrare nel Mossad e spendere poche parole sul suo passato  da attivista azzoppa notevolmente la caratterizzazione del personaggio e porta a chiedersi perché un tizio che ha una bella moglie e un lavoro stabile debba improvvisamente voler fare l’agente segreto. Peccato.

 

The Immigrant 1×01 ND milioni – ND rating

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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