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Wu-Tang: An American Saga 1×01 – Can It Be All So SimpleTEMPO DI LETTURA 4 min

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Wu-Tang-An-American-Saga-1x01Sometimes I look up at the stars and analyze the sky and ask myself was I meant to be here… why?(All That I Got Is You – Ghostface Killah)

Dopo il poco successo raccolto dal prodotto di casa Netflix, The Get Down, il mondo seriale cerca di fare nuovamente luce su di un panorama frastagliato, di non immediata comprensione, come quello dell’hip-hop americano. Un mondo hardcore i cui stessi membri hanno cercato (e cercano) di descrivere in molti dei loro pezzi. Basti prendere, ad esempio, il brano citato ad inizio recensione di Ghostface Killah, “All That I Got Is You”, in cui la cruda realtà della vita vissuta sgorga a fiotti dall’inchiostro della sua penna e dalla sua voce. Ma questo è solo un esempio e Wu-Tang: An American Saga sembra poter essere il prodotto giusto per descrivere un mondo fino a questo momento parzialmente solo cantato.
A rendere forse più tangibile la possibilità di un prodotto di livello ci sono i nomi dei due creatori: RZA, membro fondatore del Clan; Alex Tse che forse potrebbe dire poco, ma che ha già lavorato a produzioni del calibro di Watchmen (2008).
Ma facciamo un passo indietro cercando di spiegare ai neofiti cosa esattamente sia il Wu-Tang Clan. Il nome viene scelto prendendo ispirazione dal titolo di una pellicola di un film cinese di kung-fu di Gordan Liu (regista ed attore fortemente apprezzato da tutto il clan, in particolar modo da RZA), Shaolin vs. Wutang. A cavallo tra anni 80 e 90 svariati MC della scena hip-hop hardcore di New York iniziarono a collaborare ciclicamente in più brani, finendo per esibirsi non più come solisti ma come vero e proprio gruppo. Così facendo, il Wu-Tang Clan prendeva forma: persone accomunate da una vita travagliata, un’infanzia rubata ed una criminalità che a ripetizione continuava a bussare loro la porta in cerca di appoggio.
È proprio attorno a questa violenza criminale che Wu-Tang: An American Saga cerca di iniziare il proprio racconto presentando allo spettatore non solo i personaggi principali ma anche il complicato contesto sociale in cui si ritrovano a vivere e, soprattutto, della passione verso la musica. Una passione che si tramuta in sogno e successivamente in vita: ad inizio puntata c’è un passaggio che denota come Wu-Tang: An American Saga sia un prodotto che tenga particolarmente ad evidenziare l’importanza della musica nell’allontanamento di queste persone dal difficile contesto sociale nel quale si erano ritrovati a vivere fino a quel momento.

Nigga gotta eat. Ain’t making no bread off of no music, son. This is a hobby we picked up in the lobby.

Nei sobborghi newyorchesi l’hip hop era vissuto come hobby, come possibile strada verso una rivalsa sociale, ma nel momento in cui la vita iniziava a colpire duro ai fianchi bisognava cercare alternative per procacciarsi da vivere. Ecco quindi che la “facilità” della vita della strada, delle gang, iniziava a farsi prepotentemente spazio nella vita di queste persone.
Ed è proprio in questa verve di rivalsa sociale che Wu-Tang: An American Saga cerca di fare luce: personaggi veri, tangibili, una storia vera a cui fare riferimento ed un desiderio di non voler elevare nessuno a santo della storia. Quest’ultimo, in particolar modo, risulta essere uno dei veri punti a favore di questo prodotto almeno per quanto visto nel pilot: la dura vita da strada è stata vissuta da buona parte del Clan e così cerca di essere restituita al pubblico. Niente edulcorazioni, niente giustificazioni, ma solo la cruda realtà di un mondo dove se hai la sfortuna di nascere nella parte sbagliata della città devi fare in modo di sopravvivere e rendere vero il tuo sogno per potertene andare.

I remember them good ol days because see, that’s the child I was, what made me the man I am today. See cause if you forget where you come from, you’re never gonna make it where you’re goin. Because you lost the reality of yourself. So take one stroll through your mind and see what you will find and you’ll see a whole universe all over again and again and again and again and again(All That I Got Is You – Ghostface Killah)

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il Wu-Tang Clan e le sue origini
  • Musica, contesto sociale e storia
  • Interpreti, slang e recitazione molto street
  • Prodotto rivolto ad un elite ben definitiva di pubblico e quindi difficile possa essere fruito liberamente da un’ampia fetta di spettatori. Un qualcosa che avevamo detto anche per The Marvelous Mrs Maisel, quindi siamo pronti ad essere smentiti

 

Avete il desiderio inespresso di poter scoprire qualcosa di più del panorama hip-hop hardcore newyorchese a cavallo tra anni ’80 e ’90? Wu Tang: An American Saga è la serie che potrebbe fare per voi. In caso contrario, forse non è il drama che stavate cercando.

 

Can It Be All So Simple 1×01 ND milioni – ND rating

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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