Perfect Harmony 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 4 min

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“I knew you’d be back. I said, “Let’s surprise him with a mash-up like in the TV show about glee clubs called, “Being Gay Makes High School Hard”.
(Jax is the new Barbascura X)

I fan orfani di Glee (dotati però di una grande autoironia) potrebbero trovare in questa nuova serie comedy targata NBC, un valido antidoto contro la propria astinenza da serie tv che si servono di numeri musicali particolarmente elaborati per attirare attenzione ed interesse.
È indubbio, infatti, che questa serie faccia leva soprattutto su questo aspetto della narrazione, un facile escamotage per creare gag e situazioni ricorrenti ad hoc, e soprattutto per creare abili mash-up vocali in cui canzoni famose vengono re-interpretate in chiave lirico-gospel (qui particolarmente apprezzato l’abbinamento tra l’Halleluyah di Haendel e la colonna sonora di Rocky). Tutto molto bello, tutto molto elaborato e studiato senza alcun dubbio, e che sicuramente troverà il giusto apprezzamento nel pubblico che cerca prodotti  facili e sicuri con cui passarsi serate tranquille senza pensieri.
Ma purtroppo è tutto il resto che manca. Primo fra tutti un vero e reale significato per una trama che risulta trita e ritrita, da tipica comedy di serie b. Se, infatti, la scelta della tematica e dell’ambientazione principali potrebbe essere anche originale (i cori parrocchiali, con tutto il loro carico di devozione religiosa smodata e sopra le righe), i personaggi appaiono abbastanza piatti e prevedibili, chiusi in una storyline che vuole essere forzatamente edificante e buonista.
Protagonista della serie, infatti, è Arthur Cochran (Bradley Whitford), direttore d’orchestra caduto in depressione dopo la morte della moglie Jean. Nella scena iniziale ci viene presentato da lui stesso tutto il suo background e il suo tentativo di suicidio. Tentativo che s’infrange fin troppo presto poiché “disturbato” dal suono di uno squallido coro parrocchiale per cui sente il dovere di porre rimedio. Da questo momento in poi (per ragioni abbastanza insulse in realtà, che smorzano fin da subito il lato “drama” della serie) il suo scopo  nella vita diventa quello di insegnare a questi disgraziati come diventare un “vero coro” aiutandoli a perfezionarli, sia nella musica che nelle loro vite private alquanto disagiate.
Così, con questo risvolto “à la Frank Capra“, si apre e si chiude la storyline principale di questo primo episodio, dimostrandosi di una prevedibilità disarmante. Fin da subito appare evidente come il tutto si giocherà sui dialoghi cinici e sferzanti di Cochran nei confronti degli ingenui sempliciotti di paese. Il problema è che Cochran non è certo il dottor Cox, per cui la scorza di personaggio duro e cinico s’infrange ben presto non risultando affatto utile allo scopo prefissato. I personaggi dei coristi, al contrario, appaiono abbastanza stereotipati e bidimensionali, troppo superficiali per potercisi effettivamente affezionare. Tra questi va citato il personaggio di Jax (Rizman Manji), un appassionato di film e serie tv di cui storpia i titoli facendone simpatici riassunti comici della trama, abbastanza divertente (soprattutto per chi scrive) in chiave meta-seriale, ma nulla di più.
L’attenzione è, per forza di cose, concentrata sul protagonista principale, la cui storyline però risulta troppo acerba e sbrigativa per essere apprezzata.
Perfect Harmony è un prodotto, quindi, confezionato per intrattenere in maniera superficiale: ha tutti i requisiti per essere una buona comedy da vedere in maniera spezzettata, giusto per i singoli numeri musicali e sicuramente ha tutto quello che serve per suscitare interesse. Ma di certo non è una serie innovativa né per quanto riguarda la trama né per il tipo di umorismo che, come già scritto, è abbastanza prevedibile, e per questo si gioca male fin da subito le sue carte. Come una barzelletta che viene raccontata per l’ennesima volta, l’entusiasmo e l’interesse per la serie si spengono dopo poco tempo, subito dopo il “la” iniziale. E quello che rimane è l’eco delle canzoni in sottofondo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tematica e ambientazione
  • Mash-up finale (Halleluyah di Haendel e Eyes Of The Tiger)
  • Jax e i titoli-spoiler di film e serie tv!
  • Mancanza di una reale motivazione che giustifichi tutta la trama principale
  • Personaggi un po’ troppo bidimensionali
  • Troppo “Glee dei poveri”!

 

Pilot “à la Frank Capra” che cerca forzatamente una morale buonista e stucchevolmente positiva quando basterebbe molto meno.
Belli i numeri musicali e alcuni personaggi, ma è il senso del tutto che manca. Purtroppo, anche per una semplice comedy, ormai non bastano più i personaggi buffi e caratteristici per essere apprezzata.

 

Pilot 1×01 2.63 milioni – 0.5 rating

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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