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Flash 6×04 – There Will Be BloodTEMPO DI LETTURA 5 min

in Recensioni/The Flash by
In un episodio anomalo, dalle forti tinte horror, The Flash continua il suo progressivo avvicinamento all’evento crisi, e alla morte di Barry, attraverso una formula che, al quarto episodio, può dirsi già consolidata. Quella, cioè, di una sorta di elaborazione del lutto “preventiva” da parte di un diverso membro del team a settimana. Stavolta è il turno di Cisco che, rispetto alla Frost dello scorso episodio (si presume che verrà anche quello della sola Caitlin, a questo punto), ha sicuramente dalla sua implicazioni emotive sicuramente più elevate, visto lo status di migliore amico di Barry fin dal principio. Una formula, allora, che se da un lato rende tutto troppo schematico (a cui si aggiunge l’altro elemento seriale del meta-umano da sconfiggere di turno), dall’altro riesce a circondare di un’angoscia perenne l’atmosfera di quest’inizio di stagione.
Perché senza dubbio stavolta non solo non sembra ci sia alcuna via d’uscita, ma addirittura è necessario per la salvezza dell’umanità. È infatti lo stesso Barry che, proprio come nello storico fumetto di Wolfman (e grazie ad un viaggio mentale alla Doctor Strange), intende sacrificarsi, ed è questo aspetto che inevitabilmente cambia tutto.

 

Ma non chiamatelo “Halloween Special”

Se lo schema è sempre quello del piano malvagio che si sviluppa in maniera “orizzontale”, sono le dinamiche a cambiare: non più già prestabilito dal principio, ma quasi improvvisato, sviluppandosi di puntata dopo puntata; così come le sue motivazioni, che non riguardano più la conquista o la distruzione del mondo, o semplicemente quella del team flash, ma anzi asseconda puri fini egoistici, per salvare la propria vita. Certo, l’evoluzione che lo porta sulla via del male è forse un po’ troppo elaborata, vedi il “devo uccidere” ma “prima devono sentire paura” di quest’episodio, ma almeno è un cambiamento (che in fondo alla sesta stagione sarebbe anche naturale, ma, d’altro canto, neanche così scontato). Chiaro, a questo punto, il dualismo ideologico che vuole accendere lo scontro tra eroe e antagonista (e che si evinceva già nella scorsa puntata, al momento del loro primo incontro): l’altruismo di Flash, disposto a sacrificare la propria vita per il bene di tutti; la vigliaccheria di Ramsey, che pur di sopravvivere arriva ad uccidere.
Forse perché la crisi cambierà completamente l’Arrowverse a breve, in questo primo midseason viene tutto gestito in maniera piuttosto “spedita” e unitaria, almeno secondo gli standard degli ultimi anni. “There Will Be Blood” si distingue proprio per avere pochi momenti davvero riempitivi (perfino la storyline di Dibny, praticamente estromessa da quella principale, trova poi dei riferimenti alla condizione di Barry). Il confronto con Cisco e la condizione del fu Mohinder Suresh di Heroes, allora, arrivano a congiungersi nella stessa trama, in cui addirittura viene inserita la conoscenza, più approfondita, del Wells di stagione. Quest’episodio segna infatti il principio di collaborazione con questa versione di Indiana Jones 2049, in una divertente (quanto basta) caccia al tesoro “tecnologica”, tra prove da superare, musica alla John Williams, con tanto di collegamento finale con Monitor dopo i titoli.

L’alba dei morti viventi

Una trama unitaria, si diceva, che ruota così intorno alla morte, a come viene affrontata dall’essere umano, che sia esso la vittima e una persona a lei vicina. Flash mette in scena le diverse reazioni di ognuno di noi, presupponendo a tempo stesso come non esista affatto una ricetta giusta, per quanto lo faccia in modo, a volte, sicuramente superficiale. A partire proprio dalla caratterizzazione piuttosto banale e piatta di Ramsey, dal modo in cui attacca pesantemente la madre fin dal primo episodio (e all’ovvio complesso di Edipo che nasconde), passando per una rappresentazione visiva del suo potere che scimmiotta Venom, fino all’evitabilissima inquadratura sul giuramento di Ippocrate. Già più curiosa, invece, l’analogia tra i “morti viventi” in cui si trasformano le vittime del dottore, la “paura” che devono provare perché ciò avvenga, e lo status da “dead men walking” in cui si trovano proprio Ramsay e lo stesso Flash, che gestiscono la “paura” della morte, come detto, in modo oltremodo opposto.
Altrettanto interessante è a tal proposito il ruolo giocato da Cisco, che riveste quello dell’amico/familiare che assiste impotente allo spegnersi della vita del proprio caro. Aspetto che in parte giustifica alcune forzature sul suo comportamento, dalla bugia sul furto del siero allo stesso coinvolgimento di Rosso, specie perché porta ad un intenso ed emozionante scontro “fraterno” tra i due (anche se non raggiunge i livelli clamorosi di quello tra Joe e Barry nel finale). In merito, infine, alla scelta eroica del protagonista, poi, il dettaglio che la rende ancor più forte ed efficace, è che pur essendo in uno show supereroistico di questo tipo, dove di fatto si può curare il cancro perfino in modo poco invasivo, Barry deve comunque morire e, soprattutto, “non vuole essere salvato”.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Cisco vs Barry
  • Vota anche tu per avere un Joe West personale che, quando hai un problema, ti racconta aneddoti personali che t’insegnano come si vive
  • Carneficina horror (anche se ridimensionata poi nel finale, a “solo” cinque vittime): this is Halloween 
  • Rosso: tanto pauroso della morte, quanto spietato nell’affliggerla
  • Analogie e metafore da serial comic 
  • Momento Joe/Barry, che arriva proprio quando non ci si sperava più, tra i più toccanti e intensi della serie (niente da fare, l’Arrowverse col casting dei poliziotti/mentori ci sa fare) 
  • Forzature continue, l’arrivo di Wells e la missione del siero su tutte 
  • Il personaggio di Dibny, per quanto simpatico, che continua a sembrare troppo fuori posto, come background quantomeno, e scollegato dal genere della serie (a parte quando è chiamato a combattere ovviamente). Sembra che ogni volta fatichino ad inventarsi cosa fargli fare o a trovare il personaggio “avanzato” di turno da affiancargli
  • Tra “the real enemy is death” e il dettaglio sul giuramento di Ippocrate, si son proprio impegnati per costruire un villain davvero complesso, eggià…

 

Tra solite forzature e caratterizzazione piuttosto superficiali, va riconosciuto l’impegno di Flash nel mettere in scena temi profondi, mantenendo comunque il suo stile, in una stagione che, per di più, sembra aver preso una marcia insolitamente “veloce”, o quantomeno più organica di altre.

 

Dead Man Running 6×03 1.38 milioni – 0.4 rating
There Will Be Blood 6×04 1.48 milioni – 0.5 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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