Avenue 5 1×01 – I Was FlyingTEMPO DI LETTURA 4 min

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Armando Iannucci è un nome che agli appassionati di serie televisive non suonerà nuovo: l’italo-scozzese è infatti il papà di The Thick Of It e di Veep, due gustose satire della politica rispettivamente britannica e statunitense realizzate con uno stile fortemente realistico, detto cinéma-vérité. La seconda ha anche fatto incetta di premi e nomination agli Emmy, risultando la comedy della HBO di maggior successo degli ultimi anni. Di conseguenza, un nuovo prodotto del binomio Iannucci-HBO genera inevitabilmente altissime aspettative, tanto più se il cast annovera un talentuoso (e forse tuttora troppo sottovalutato dalla critica) attore come Hugh Laurie e un adorabile commediante come Josh Gad. Non meno intrigante è la scelta dell’ambientazione: una nave crociera sperduta nello spazio e costretta a un lungo viaggio di ritorno, sufficientemente originale per distanziarsi da altri show “cosmici” di questi ultimi anni come Star Trek: Discovery, The Orville, Another Life e Lost In Space.
Purtroppo, questa non è una recensione che parla bene di Avenue 5 e il motivo è presto detto: al pilot manca una direzione ben precisa, non si capisce quale strada voglia intraprendere la narrazione. La serie è stata pubblicizzata come una comedy e al genere comico è ascrivibile anche per la durata dell’episodio di “soli” 30 minuti. Bene, peccato che ad Avenue 5 manchi la caratteristica fondamentale di qualsiasi comedy: non fa minimamente ridere, nemmeno per un istante, nemmeno per sbaglio. Eppure i tentativi di divertire sono sparsi in tutto l’episodio e fanno leva su qualsiasi meccanismo: equivoci, fraintendimenti di identità, goffaggini dei personaggi, problemi di coppia, ritardi nelle comunicazioni fra la Terra e la Avenue 5, capricci di miliardari che sono una via di mezzo tra il visionario Elon Musk e il megalomane Donald Trump, incapacità del personale di bordo di far fronte alle situazioni di crisi, accenti british di persone che dovrebbero essere americane, e così via. Semplicemente non funzionano, perché la scrittura scialba e goffa non riesce mai a suscitare un’autentica risata; anzi, la continua insistenza nel cercare di far ridere finisce per diventare qualcosa di molesto, rendendo fastidiosi quasi tutti i personaggi e le situazioni che si trovano a vivere.
La scelta di ambientare la storia durante una crociera per il sistema solare e la presenza di una figura come Herman Judd, miliardario visionario ma anche stupido e capriccioso, portano a pensare che almeno uno degli obiettivi della serie sia quello di immaginare un futuro neanche tanto lontano in cui l’esplorazione del cosmo sarà affidata sempre più ai privati, alle varie SpaceX e Amazon, diventando una fonte di guadagno e uno status symbol per i ricchi prima ancora che una questione di avanzamento tecnologico e studio dell’universo.
Purtroppo anche in questo caso Avenue 5 viaggi sui binari del grottesco nel suo senso più banale e superficiale, senza essere in grado né di mettere in piedi un discorso serio né di costruire una satira realmente efficace. Problemi che portano a pensare che l’ambientazione sembra essere stata scelta più per offrire qualcosa di originale e per cavalcare l’onda del ritorno in auge delle space operas di questi anni che per un’effettiva volontà di sviluppare il discorso sul turismo spaziale.
Qualche spunto interessante potrebbe venire, nei prossimi episodi, dalla forzata convivenza di tante personalità così diverse (e in parte già in conflitto nel pilot) nell’arco dei tre anni necessari alla Avenue 5 per rientrare sulla Terra, dopo il guasto che l’ha spedita fuori dall’orbita prestabilita. In solo mezz’ora di visione non scatta mai la scintilla dell’empatia: vuoi per la bulimica volontà di presentare un gran numero di comprimari in un minutaggio troppo ristretto, dedicando a ognuno poche scene e poche battute insufficienti a farceli apprezzare a dovere; vuoi perché la caratterizzazione punta spesso su una fastidiosa esasperazione dell’idiozia e dell’incapacità dei suddetti personaggi, con esiti a dir poco infantili in alcuni frangenti. Si è ai livelli di Scemo & più scemo, per intenderci. Solo che lì almeno ogni tanto si riusciva a strappare una risata puerile. Qui manca persino quella.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il… ehm… quella cosa lì… no, sul serio, non c’è niente di positivo, nemmeno Hugh Laurie
  • È una comedy che non fa ridere nemmeno per sbaglio
  • Potrebbe essere una satira sul turismo spaziale, ma per ora fallisce anche su questo punto
  • Non c’è un solo personaggio che sia minimamente apprezzabile (nemmeno quello interpretato da Hugh Laurie)

 

Avenue 5 è una strana e indecifrabile creatura: come comedy non funziona, come satira (di cosa poi, del turismo spaziale?) nemmeno, non si capisce cosa voglia essere e non bastano un attore del calibro di Hugh Laurie e un’opulenza visiva ormai scontata su un canale come HBO per redimerla. Forse nei prossimi episodi migliorerà, ma noi non saremo lì per scoprirlo.

 

I Was Flying 1×01 ND milioni – ND rating

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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