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Hunters 1×01 – In The Belly Of The WhaleTEMPO DI LETTURA 6 min

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“This is not murder. Before Jews even existed, hatred and slaughter waited for us. For thousands of years, from Masada to Munich, we have been massacred. Pharaohs and popes and princes and popular votes calling for our blood. Now? We survive the war, we survive the greatest mass eradication in modern history, and we arrive home to find that the people who did this to us, they’re our neighbors. So tell me, what should we do? Shake hands? Turn a blind eye? Forget? No, no. The greatest single gift of the Jewish people is our capacity our capacity to remember. And it’s because of our memory that we know this is survival. This is not murder. This is mitzvah.”

I nazisti sono gli antagonisti perfetti: è difficile trovare esseri umani che abbiano compiuto crimini peggiori o che siano rimasti impressi altrettanto efficacemente nella cultura popolare. Amazon lo sa e non è un caso che per il proprio debutto nel mondo delle produzioni seriali abbia riesumato un celebre romanzo di Philip K. Dick, dando vita a The Man in the High Castle. Se però pensate che il sodalizio tra il colosso dell’e-commerce (e ora anche dello streaming) e il Terzo Reich sia finito con la conclusione dello show succitato, vi sbagliate di grosso, perché proprio in questi giorni è arrivata Hunters, nuova ambiziosissima produzione che racconta la caccia ai nazisti superstiti nell’America dei ruggenti anni ’70.
I motivi di interesse sono tanti, a cominciare da quello che sicuramente ha attirato di più l’attenzione negli scorsi mesi: il coinvolgimento di Al Pacino, attore che non ha bisogno di presentazioni (a meno che non abbiate vissuto finora su un cucuzzolo dell’Himalaya e siate scesi solo adesso). Non è raro, ormai, che i grandi nomi di Hollywood si lascino coinvolgere nei progetti del piccolo schermo, per di più non come semplici guest stars ma in ruoli primari, a volte persino come protagonisti: basti pensare a Anthony Hopkins in Westworld, a Dustin Hoffman nella prima stagione dei Medici, a Jude Law e John Malkovich nelle due serie vaticane di Sorrentino, a Michael Douglas in The Kominsky Method, a Jeremy Irons in Watchmen, a Ian McShane in American Gods, a Jim Carrey in Kidding, a Steve Buscemi in Miracle Workers… e l’elenco potrebbe essere ancora lungo. Sta di fatto che anche il fu Michael Corleone ha deciso di cimentarsi nell’impresa e questo è di per sé epocale, perché finora le sue incursioni nel mondo televisivo si erano limitate a film per il piccolo schermo e alla miniserie della HBO Angels in America; in Hunters, invece, interpreta uno dei protagonisti.
Nella fattispecie, Al Pacino è Meyer Offerman, in apparenza un vecchietto ebreo come tanti, superstite dell’Olocausto trasferitosi negli USA invece di andare in Israele, ricco e sufficientemente colto da citare le Scritture in ogni occasione. In realtà è la mente dietro un gruppo impegnato nella caccia ai nazisti fuggiti all’altro capo dell’Atlantico dopo la caduta del Terzo Reich. La sua strada incrocia quella di Jonah Heidelbaum, interpretato dall’ex-star dei film di Percy Jackson Logan Lerman, un giovanotto che vive in uno dei peggiori quartieri di New York solo con la nonna materna, anche lei sopravvissuta alla Shoah. Jonah è un ragazzo brillante, ma le sue qualità sembrano sacrificate dalla vita che conduce e dalle ristrettezze economiche che non gli permettono di frequentare un college; in compenso, cerca di guadagnarsi da vivere con goffi tentativi di spacciare droga. Insomma, il classico eroe sfigato in attesa di una svolta. E la svolta arriva, seppur dolorosa e drammatica: l’omicidio della nonna innesca una serie di eventi che porta Jonah a uscire dal ventre della balena in cui fino ad allora è rimasto prigioniero e ad abbracciare una missione assai più grande di lui per distruggere ciò che rimane dei seguaci di Hitler.
Appena abbozzato il resto del team di cacciatori di nazisti, benché la presenza di una suora combattente faccia sperare in grandi cose e ci sia curiosità per vedere Josh Radnor in un ruolo diametralmente opposto a quello che l’ha reso celebre in How I Met Your Mother. Sul fronte antagonisti, invece, spicca decisamente Travis Leich, il giovane invasato che pur non avendo mai conosciuto il Reich (per motivi anagrafici e geografici) si dona anima e corpo alla missione nazista, e in cui sembra di rivedere i tanti ragazzi che si lasciano irretire da questo o quel fanatismo, da questo o quell’estremismo, fino a dare la stessa vita.
A questo punto va fatta una doverosa precisazione: Hunters non racconta una storia vera, anche i cacciatori di nazisti sono davvero esistiti, e di certo non ha pretese documentarie e di fedeltà storica. Può sembrare un’affermazione superflua, ma viste certe recenti dichiarazioni contro la serie bisogna sottolineare l’ovvio. Basterebbe già la potente scena iniziale, in cui un pacifico barbecue tra amici si trasforma in una carneficina a sangue freddo, per capire che l’intenzione dell’autore David Weil e del produttore esecutivo Jordan Peel è un’altra: raccontare con toni pulp, esagerati, grotteschi, persino caricaturali l’eterna partita a scacchi tra Bene e Male (non a caso gli scacchi ritornano più volte nella sigla e nell’episodio). Di conseguenza, ha poco senso lamentarsi della scarsa credibilità dei flashback sui campi di concentramento o del compiacimento con cui sono mostrate le scene di violenza, perché quelle iperboli servono a dipingere gli antagonisti come mostri disumani, indegni di qualsiasi perdono o redenzione.
Tuttavia, e qui sta il bello, la lotta non è poi così manichea: i buoni della situazione non sono dei santi, non catturano i criminali per farli processare da un tribunale ma li uccidono personalmente. In questo modo, quella che potrebbe sembrare giustizia assume il sapore della vendetta personale: legittima e sacrosanta, viste le nefandezze di cui gli adepti del Terzo Reich si sono macchiati, ma sempre di vendetta si tratta, l’esatto opposto di quello che rappresentarono il processo di Norimberga e l’operato di uomini come Simon Wiesenthal e i tanti altri veri cacciatori di nazisti.
Nel contempo, Hunters è una serie che sembra voler coltivare velleità di critica sociale, o quanto meno di rappresentazione polemica della contemporaneità. L’America del 1977 portata in scena da Hunters è dilaniata dagli stessi problemi che la affliggono tuttora: tensioni razziali, clima di sospetto fra etnie, disparità di genere, scarsa efficienza delle forze dell’ordine, criminalità dilagante. Né mancano le stoccate amaramente ironiche al fatto che questa disunione interna favorisce l’infiltrazione dei veri nemici: un’esagerazione, certo, ma che dovrebbe far riflettere sulla fragilità di quel gigante dai piedi d’argilla che continua a trovare nella multietnicità un motivo di lotta intestina e non di ricchezza.
Nota finale: l’interprete di Heinz Richter, Kenneth Tigar, ha recitato in The Man in the High Castle nel ruolo di Heinrich Himmler. Deve averci preso gusto a vestire i panni dei nazisti.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Al Pacino
  • Nazisti vs. cacciatori di nazisti: cosa chiedere di più?
  • Uno stile molto pulp ed esagerato, ma proprio per questo efficace
  • Luci e ombre della caccia ai nazisti: atto di giustizia o vendetta personale?
  • Non è una serie che ha pretese di fedeltà storica
  • Il team di Meyer è stato appena presentato

 

Hunters potrebbe non essere la miglior serie del 2020, ma di sicuro ha le carte in regola per essere un prodotto che farà parlare di sé, anche solo per le polemiche che il suo approccio alla materia nazista e all’Olocausto inevitabilmente hanno generato e che si alimenteranno ancora per un po’. Se cercate una narrazione intrigante, con un cast che funziona benissimo e qualche accenno di critiche alla società contemporanea, il nuovo show di Amazon fa per voi.

 

In The Belly Of The Whale 1×01 ND milioni – ND rating

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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