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Star Trek: Picard 1×02 – Maps And LegendsTEMPO DI LETTURA 5 min

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“I don’t yet fully understand all of it, but I know that it’s important.”

Al termine della visione di “Maps and Legends” tutti ci sentiamo come Jean-Luc Picard, messi di fronte a un puzzle intricatissimo già dopo soli due episodi, eppure desiderosi di proseguire nella visione per vedere come ogni pezzo si incastri perfettamente al proprio posto. Si nota benissimo la mano di Alex Kurtzman, uno dei creatori di Fringe, persona abituata a imbastire misteri su misteri e a centellinare le informazioni; ma è evidente anche la volontà di ampliare una mitologia già complessa e stratificata dopo decenni di serie tv e film, inserendo nell’equazione narrativa vecchie specie e nuove organizzazioni, volti noti e personaggi inediti dal potenziale ancora tutto da scoprire. Tutto ciò avviene senza fretta, con calma, al punto che dopo due ore Picard è ancora fermo sulla Terra, senza una nave sotto il proprio comando o una ciurma pronta a seguirlo fin dove nessuno è mai arrivato prima, e questo è a dir poco straniante in una saga che ha sempre avuto a che fare con lo spazio extraterrestre.
Questa lentezza  è però perfettamente funzionale al tipo di storia che si vuole raccontare: quella di un eroe decorato e celebrato, ma ormai messo ai margini dalla stessa organizzazione che ha servito per decenni e in cui, del resto, non ritrova più gli ideali di un tempo. Se già nel primo episodio Picard era esploso in un eloquente “It was no longer Starfleet” durante l’intervista televisiva, in “Maps and Legends” si rafforza l’immagine della Flotta Stellare come un covo di burocrati e di affaristi, di traditori e di spie. Da un lato, non è nulla di nuovo sotto il sole: Star Trek ci ha sempre abituato all’inevitabile scarto fra l’idealismo utopico che regge i principi della Federazione e la fallibilità umana, troppo umana dei suoi membri, mossi ora dall’ambizione, ora dall’ignoranza, ora dalla paura. Dall’altro lato, si ottiene l’effetto di trasformare Picard in una sorta di romantico eroe ancora moralmente integro in un mondo corrotto e marcio, di sottolinearne ancora di più la solitudine e le proporzioni titaniche dell’impresa che si appresta a compiere in nome della vecchia amicizia con Data e dell’imperativo categorico a compiere il bene, in questo caso a trovare e proteggere l’altra “figlia” dell’amico robotico.
Se in “Remembrance” predomina una rappresentazione quasi idilliaca del pensionamento di Jean-Luc, intento a godersi la pace della campagna francese, adesso l’accento è posto in termini negativi sul suo isolamento e sulla sua estraneità dalla Flotta Stellare a cui pure ha dedicato tutta la propria vita. I suoi avvertimenti non sono accolti come vorrebbe, le sue richieste rimangono inascoltate. Persino una scena apparentemente ridicola come quella del giovane all’ingresso del quartier generale di San Francisco che non riconosce l’ex-ammiraglio, nonostante Picard sia una figura ben nota e abbia scatenato pochi giorni prima un putiferio mediatico, assume tutto un altro sapore se letta come l’ennesimo segno dei tempi che cambiano e dell’avvento di una next generation immemore del proprio passato recente, con tutto ciò che essa ha rappresentato. Il fatto che il tizio in questione abbia sopra la testa un ologramma gigante della USS Enterprise-D ma non sappia associare il volto che ha di fronte al suo celebre capitano rende tutto ancora più paradossale e amaro.
Non che la vecchia generazione sia migliore, chiaro. Il dialogo di Picard con il comandante in capo della Flotta Stellare, l’ammiraglio Kirsten Clancy, fa capire che i Romulani hanno dovuto patire non solo l’esplosione del loro sole e la distruzione del loro mondo, ma anche (anzi, soprattutto) la scelta della Flotta di dare priorità alla coesione della Federazione piuttosto che agli aiuti a una civiltà invisa alle altre. Non più la religione dell’inclusione, che ha permesso di “assimilare” come alleati persino i bellicosi Klingon (e proprio uno dei protagonisti di The Next Generation, Worf, ne è l’emblema), ma la religione del vantaggio, della convenienza. Quanto ancora potrà reggere una Federazione basata su questi principi tutt’altro che utopici?
Si è detto che “Maps and Legends” aggiunge altri tasselli all’intricatissimo puzzle. Da un lato, nuove informazioni sui Romulani, tra cui l’esistenza di un’organizzazione segreta molto poco amante delle forme di vita artificiali (e forse vera responsabile del disastro di Marte?) e la presenza di infiltrati persino in seno alla Flotta Stellare. Dall’altro, il gradito ritorno dei Borg, una delle specie più iconiche dell’universo Trek e senza ombra di dubbio la più temibile di sempre; ma qui non sono spietati nemici, bensì oggetti di studio, almeno per il momento. Il modo in cui tutto ciò si intrecci con il destino della “figlia” di Data, la dottoressa Soji Asha, è ancora difficile da prevedere, ma speriamo che i creatori della serie si affrettino a dare risposte o almeno a rendere più chiara la situazione. E speriamo anche che Jean-Luc Picard spicchi presto il volo… letteralmente.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il ritorno dei Borg
  • Jean-Luc Picard solo contro tutti
  • Spie romulane nella Flotta Stellare
  • Tutto ancora molto intricato

 

Dopo due puntate, Jean-Luc Picard è ancora lontano dallo spazio e dalla plancia dell’astronave di turno, ma non ci possiamo lamentare: questa serie sembra avere ben chiaro cosa raccontare e come farlo, e noi le concediamo tutta la fiducia di questo mondo finché saprà convincersi come ha fatto con “Maps and Legends”. In attesa che la trama decolli, ci godiamo anche il ritorno dei Borg.

 

Remembrance 1×01 ND milioni – ND rating
Maps and Legends 1×02 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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