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Inside No. 9 5×06 – The StakeoutTEMPO DI LETTURA 4 min

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The one that makes it sells it. The one that buys it never uses it. The one that uses it never knows he’s using it. What is it?

Si chiude anche questa sesta stagione di Inside No. 9 e come al solito possiamo ritenerci fortunati di essere in quella piccola cerchia di persone che seguono e amano il genio – evidentemente poco compreso – di Pemberton e Shaersmith. In questo “The Stakeout”, i due si divertono a giocare con lo spettatore, inserendo costantemente indizi (difficilmente comprensibili ad una prima visione) su quello che poi accadrà sul finale e sviando l’attenzione dello spettatore verso cliché ben più plausibili per un poliziesco. Il risultato è un episodio molto strano, il quale probabilmente a freddo vi farà provare un sentimento di delusione misto confusione – comprensibilissimo, visto che spuntano vampiri a caso – ma superato il dolore causato dal tradimento televisivo appena perpetrato, ci si potrà finalmente soffermare ad analizzare l’episodio non tanto per la sua storia, che nella sua totale anarchia appare come al solito molto lineare, ma piuttosto per l’idea che sta alla base di una puntata come “The Stakeout”.
A partire dall’indovinello riportato in apertura di recensione, la cui soluzione sappiamo essere a coffin (una bara), è possibile reperire numerosi indizi che potrebbero far intuire qualcosa agli spettatori più svegli:

  • Il primo indizio lo troviamo proprio nel monologo d’apertura di Shaersmith: “My story it’s as old as time itself“, un chiaro riferimento all’immortalità dei vampiri;
  • I’m only thinking about your blood pressure” rappresenta un altro indizio chiaro, anche se abilmente mimetizzato all’interno della conversazione;
  • Pochi secondi dopo abbiamo un altro suggerimento altrettanto ben celato riguardo le abitudini alimentari dell’agente Varney “I’m more of a flexitarian. I do eat meat about once a month“;
  • In merito alla notte insonne di Thomo, il collega sottolinea quanto invece lui abbia dormito pacificamente, optando per una curiosa scelta di parole: “Yeah, I was dead to the world“;
  • Si prosegue con l’avversione all’alcol e all’intenso odore d’aglio del pranzo del suo collega, col senno di poi reazione effettivamente esagerata per un po’ di chicken tikka masala;
  • Stessa cosa per quanto riguarda l’acqua, elemento tradizionalmente avverso ai vampiri, e causa del cambiamento di rotta voluto da Varney nel corso della corsa in auto, il quale infatti dirotterà Thomo dicendogli che il Welling Bridge è ancora sollevato. La risposta di quest’ultimo rappresenta uno dei primi segnali effettivamente sospetti: “It’s not! I can see it with me own eyes!“;
  • Nell’ultima frazione di episodio troviamo invece alcuni riferimenti più difficili da cogliere, quali ad esempio “I’m a bit too long in the tooth for all that” pronunciato da Varney, oppure il “You’re obviously got under my skin” di Thompson in merito alla ricerca Google delle lezioni di yoga, affermazioni impossibili da cogliere se non dopo l’imprevisto plot twist conclusivo, ma sicuramente messe lì per insinuare il dubbio nello spettatore o, più semplicemente, giocare con lui nel corso della visione.

E in ultima analisi si tratta proprio di questo, un gioco. I due ideatori della serie – dopo aver provato con “Love’s Great Adventure” di poter creare un ottimo episodio anche senza super cliffhanger – decidono di sfruttare il concept di Inside No. 9 in un altro modo, declinandolo in una sorta di episodio indovinello all’interno del quale viene quasi chiesto allo spettatore di arrivare alla soluzione seguendo la scia di briciole lasciata da Thomo e Varney nel corso del loro appostamento. La decisione di optare per una soluzione vampiresca potrà essere accolta dallo spettatore positivamente o negativamente, si tratta in questo caso di punti di vista molto soggettivi, ciò che però appare oggettivamente geniale è la perfetta commistione tra il lavoro fatto per quanto concerne la costruzione della tensione e l’opera di sviamento compiuta passo passo per portare la mente dello spettatore verso cliché ben più consoni al genere poliziesco. Non è chiaro perché il vampiro Varney abbia selezionato proprio il partner del neo-trasformato Dobbo come primo pasto del suo nuovo adepto, ma forse in alcuni casi è meglio non porsi troppe domande e godersi semplicemente lo show.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scia di indizi costante per capire il finale
  • Interpretazione magistrale di Pemberton e Shearsmith
  • Tensione sempre altissima nonostante l’intero episodio si svolga all’interno di un’automobile
  • Il finale vampiresco vi farà inizialmente storcere il naso per la sua totale casualità rispetto alla trama dell’episodio

 

A prescindere dall’opzione vampiresca e dalla sua totale casualità rispetto alla storia poliziesca messa in scena in questo episodio, ci troviamo di fronte all’ennesima puntata di qualità, totalizzante dal punto di vista dell’attenzione spettatoriale e come al solito impreziosita dalla presenza di due attori poliedrici come Pemberton e Shearsmith, in grado di mettere in scena letteralmente qualsiasi genere di character in maniera magistrale. Un vero peccato che questa sesta stagione si sia già conclusa ma, come già sappiamo, difficilmente le belle cose hanno l’inclinazione a durare per lungo tempo.

 

Thinking Out Loud 5×05 ND milioni – ND rating
The Stakeout 5×06 ND milioni – ND rating

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Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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